«Cento milioni a Venezia, penalizzato il Porto di Trieste»

Blitz in Commissione alla Camera, sì ai fondi per la piattaforma off-shore Merlo (Assoporti): regole violate
sterle trieste 25 01 09 porto nuovo molo VII msc vanessa dd 25 01 09
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Cento milioni pubblici sull’unghia, approvati in sede “carbonara”, a favore della Piattaforma off-shore per container e petroli di Venezia, quella in diretta concorrenza con il gate continentale che Maersk sta progettando per Trieste. Il blitz è passato alla chetichella alla Commissione Bilancio della Camera con un emendamento alla Legge di stabilità, ma appena Luigi Merlo presidente di Assoporti, oltre che dello scalo di Genova, lo ha “scoperto” è scoppiata una guerra nazionale di tutti contro tutti che investe ora l’Italia intera, ma che rischia di stritolare proprio Trieste. «Lunedì (domani, ndr.) alla seduta di Assoporti - conferma Merlo al Piccolo - mi presenterò dimissionario perché la cosa è a dir poco stupefacente e a rimetterne saranno Trieste e Ravenna, non certo Genova. In sede di Commissione parlamentare i due relatori che sono veneziani (Renato Brunetta del Pdl e Pier Paolo Baretta del Pd, ndr.) sono arrivati a dire che Trieste non può essere in Adriatico il porto del futuro perché non ha sufficienti spazi a terra per aumentare la movimentazione dei container per cui è opportuno puntare tutto subito su Venezia. E così è avvenuto a dispetto di ogni regola perché oltretutto quel progetto non è stato nemmeno approvato dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici e ha appena avviato la procedura di Via al ministero dell’Ambiente. Nonostante questo ha già avuto una valanga di soldi, mentre tutti gli altri porti italiani, e Trieste lo insegna con la storia della sua Piattaforma logistica - conclude Merlo - devono attendere anni e anni prima di avere contributi ben più modesti.» A sostegno di Merlo è intervenuto anche il vicepresidente di Assoporti, Luciano Guerrieri di Piombino che ha parlato di «blitz improvvisato, contrario a ogni regola. Questo operato - ha specificato - è in contraddizione con le posizioni espresse dal governo in materia di autonomia finanziaria, limitata quest’ultima ad appena 70 milioni per tutti i porti italiani.»

In questo modo comunque Venezia è passata al contrattacco proprio subito dopo che la nuova operazione di scouting avviata da Maersk leader mondiale del traffico container sempre più intenzionata a gestire un terminal in Alto Adriatico l’aveva già tagliata fuori giudicando secondo le stesse parole di Carlo Merli ad di Apm terminals Italia (Gruppo Maersk) «il terminal off-shore eccessivamente futuribile». Un’altra levata di scudi è arrivata da Ravenna e il suo presidente Galliano Di Marco ha preannunciato l’uscita dal Napa, l’associazione dei porti adriatici che comprende Trieste, Ravenna, Venezia, Capodistria e Fiume e che dovrebbe fare un’operazione congiunta di lobby per trasferire sulla via più breve dell’Adriatico i traffici dal Far East che a tutt’oggi si dirigono sui più affidabili e infrastrutturati porti del Nord Europa. Soltanto Marina Monassi, presidente dell’Autorità portuale di Trieste non ha voluto rilasciare dichiarazioni riservandosi un intervento domani in Assoporti.

Ora Assoporti chiede che l’emendamento sia cassato in Senato «anche perché - ha precisato lo stesso Merlo - in contrasto con quanto emerso invece in Commissione Trasporti. In quella sede si era infatti evidenziato che un emendamento di questo tipo porrebbe il porto di Venezia in contrapposizione al resto della portualità adriatica. Se tutti ci fossimo misurati e confrontati non sarebbe emerso alcun problema. Invece non è stato così, si è voluto procedere con un blitz e, guarda caso, i due relatori sono entrambi veneziani.»

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