Regione, azzerati i fondi alle università

Nella Finanziaria cancellate le poste per piazzale Europa, Sissa e Tartini. Chiesto un incontro urgente al presidente Tondo
Di Donatella Tretjak
BRUNI TRIESTE 13 03 08 PORTE APERTE ALL'UNIVERSITA'
BRUNI TRIESTE 13 03 08 PORTE APERTE ALL'UNIVERSITA'

Per qualcuno è una «mazzata». Per altri è «semplicemente inaccettabile». Insomma, è un «terremoto» la decisione della Regione, inserita nella Finanziaria appena licenziata dalla giunta, di azzerare il capitolo di spesa dedicato alle tre università del Friuli Venezia Giulia e ai due conservatori: meno 2 milioni e 25 mila euro all’ateneo triestino, meno 500 mila euro alla Sissa e meno 250 mila euro al Tartini. Totale: meno 2 milioni e 750 mila euro di tagli al “sistema Trieste”.

«Quest’annuncio è inconcepibile, per la sua gravità quasi incredibile; assieme alla collega Compagno dell’università di Udine abbiamo chiesto un incontro urgente al presidente Tondo per comprendere quali siano le intenzioni della Regione», commenta Francesco Peroni. Per il rettore di piazzale Europa «la prospettiva è di una gravità assoluta al di là della cifra del taglio che comunque andrà prevedibilmente a sommarsi al “meno” del governo nella legge di stabilità. La giunta regionale giustifica l’azzeramento con la contrazione della dotazione di bilancio, ma qui bisogna individuare le priorità: se in Friuli Venezia Giulia - aggiunge Peroni - si è voluto disciplinare il finanziamento alle università, se quella strategia è l’espressione della consapevolezza di quanto formazione e ricerca siano un moltiplicatore di ricchezza, se questo è vero, allora rilevo una contraddizione». La «disciplina» cui fa riferimento il rettore è la norma regionale che ha riformato il sistema universitario e della ricerca riorganizzando i finanziamenti ai tre atenei e ai conservatori, appunto. Riunioni, riunioni e ancora riunioni e ora finanziamenti azzerati. «Noi riceviamo dallo Stato 95 milioni - prosegue il rettore - ma la posta della Regione è comunque importante, serve alla didattica per l’alta formazione, alla ricerca, al trasferimento tecnologico». Serve, anche, ad abbattere le uscite e con il saldo tra entrate e uscite più “robusto”, insomma positivo, lo Stato permette le assunzioni in ateneo. E adesso, in piazzale Europa, se il testo non verrà modificato dalle commissioni o dal Consiglio regionale, rischiano di perdere il posto (perché a contratto a tempo determinato) «molte decine di persone».

«È terrificante: per mesi abbiamo discusso sui contributi, sulle regole, di che abbiamo parlato allora? Ci facciamo valutare per niente?». Rimane senza parole Guido Martinelli, direttore della Sissa. Alla seconda università di Trieste lo Stato assegna 17 milioni di euro e la Regione 500 mila. Destinati, pure qui, alla ricerca e all’acquisto di materiale tecnologico, ad esempio. «Ci sono Paesi che decidono di suicidarsi, vuol dire che gli italiani andranno a fare i badanti ai cinesi. Uno Stato e ora una Regione che non salvaguardano cultura, formazione e ricerca non hanno futuro. Ci vuol poco a distruggere un’eccellenza, ma una volta chiusa è chiusa».

E poi c’è il Tartini: meno 250 mila euro (lo Stato ci mette 5 milioni), «noccioline vitali senza le quali torneremo indietro di 12 anni, a prima della riforma nazionale che ci ha fatto transitare nel sistema universitario», afferma Massimo Parovel, direttore del conservatorio. I finanziamenti della Regione vanno ai corsi innovativi, leggi jazz, musica e nuove tecnologie, materie culturali (l’approfondimento sulla storia della musica, per citarne una). «Eppure siamo stati indicati dal Ministero dell’istruzione come modello al resto d’Italia, siamo tra i primi conservatori del nordest. Rischiamo di festeggiare i 110 anni mandando tutto in fumo, perché non saremo più competitivi».

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