L’Ater di Gorizia dice “no” alla fusione con Trieste

«Fondato timore è che la nostra Ater venga soppressa, pur restando una sede operativa».
È uno dei passaggi più rilevanti della lettera aperta che il presidente dell’Ater Pietro Zandegiacomo Riziò ha scritto ieri pomeriggio ai 6 consiglieri regionali goriziani e ai sindaci dei 25 Comuni dell’Isontino. Nodo del “contendere” la riduzione delle attuali Ater da 5 unità a 2, e precisamente una per l’area giuliano-isontina, l’altra per l’area friulana. «Obiettivo espresso della riforma - scrive Zandegiacomo Riziò - è quello di uniformare ed omogeneizzare procedure, criteri di assegnazione, canoni delle attuali Ater e ciò è assolutamente condivisibile. Altrettanto condivisibile è l’attivazione di sinergie tra le Ater per conseguire risparmi gestionali. Come presidente Ater, nominato nel luglio 2010 dall’attuale giunta regionale, non posso che prendere atto di legittime decisioni che la Regione intenda assumere: tuttavia mi preme evidenziare che non si riscontrano rilevanti vantaggi dall’accorpamento delle Ater, se non il modesto risparmio conseguente alla riduzione dei Cda che ben si può conseguire con la riduzione del numero dei componenti e delle loro indennità».
Aggiunge il presidente dell’Ater di Gorizia: «Infatti, consistenti risparmi possono essere conseguiti nell’arco di un decennio, soltanto con la graduale riduzione del personale mediante blocco del turnover, collegato all’attivazione di sinergie tra le Ater, vero obiettivo della riforma. Sarebbe invece rilevante, negativamente, la perdita di collegamento con il territorio, in termini di operatività e di efficienza, da parte di enti, tra cui anche la nostra azienda, che hanno portato nel tempo alla realizzazione ed alla gestione di un ingente patrimonio residenziale pubblico. Il risparmio, collegato alla soppressione dell’Ater, è quantificabile in poche decine di migliaia di euro a fronte di bilanci in utile e rilevanti programmi costruttivi e manutentivi».
Secondo Zandegiacomo e il Cda «l’attuale dimensionamento delle Ater è ottimale: pertanto l’Ater di Gorizia, ed anche le altre aziende, dovrebbero mantenere la loro operatività. Nessuno infatti può ragionevolmente credere che, eliminati i Cda, gli attuali enti non si trasformino in uffici periferici con perdita di autonomia e di efficienza (per manutenzioni, rapporti con utenza, con Comuni). È difficile - argomenta il presidente dell’ex Iacp - comprendere le ragioni, oltre a quelle certamente condivisibili di omogeneizzazione di servizi e procedure a livello regionale e, nel contempo, di contenimento generale della spesa, per le quali si vada ad incidere su enti che non gravano (e potranno non gravare) sul bilancio regionale, che pagano enormità di imposte anche pro-bilancio regionale, e che assicurano sicurezza in un settore delicato come la casa, ad una categoria di cittadini in gran parte debole».
«Il timore è quindi quello che l’Ater di Gorizia, che, per dimensioni regge benissimo il raffronto con le altre aziende regionali ed anche delle Regioni vicine, per patrimonio gestito (4.600 alloggi) ed operatività (45 milioni di euro di investimenti in corso), canone medio di 120 euro/mese, possa essere sacrificata ad una esigenza di razionalizzazione che non ci è dato di comprendere e condividere».
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