Gorizia, no ai 950mila euro salva Punto nascita

La Regione nega il finanziamento all’Azienda sanitaria isontina che serviva a potenziare il reparto e il suo organico medico e infermieristico. Cingolani (capogruppo del Pd in Consiglio comunale) polemizza: «E l’Ass deve cedere mezzo milione all’Azienda triestina»
Di Francesco Fain
Bumbaca Gorizia 26.04.2012 Ascom, candidati sindaci - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 26.04.2012 Ascom, candidati sindaci - Fotografia di Pierluigi Bumbaca

Ricordate i 950mila euro richiesti per mettere “in sicurezza” il Punto nascita di Gorizia e anche quello di Monfalcone? La Regione ha risposto picche. No, quel finanziamento non s’ha da dare. Il direttore generale dell’Ass isontina Marco Bertoli aveva chiesto 950mila euro per assumere il personale mancante: 6 pediatri (anche da dislocare a Monfalcone) per la guardia pediatrica h24, 4 ginecologi, 10 ostetriche e 6 infermieri. «Ma è di questi giorni la notizia che la Regione ha negato il finanziamento, e Bertoli ha già dichiarato che il reparto non può restare aperto in queste condizioni».

E ora la chiusura diventa una prospettiva concreta per il reparto materno-infantile, al di là delle chiacchiere, dei punti di vista, delle valutazioni politiche. A portare la poco lieta novella è Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd in consiglio comunale il quale attacca a testa bassa il presidente della Regione Tondo e il sindaco Romoli. «La chiusura del Punto nascita di Gorizia è sempre più vicina, anche se il centrodestra vorrebbe confondere le acque fino alle elezioni regionali, ed è la conseguenza del progetto di demolizione della nostra sanità in atto ormai da anni, di cui Tondo e Romoli sono tra i principali artefici. I due pidiellini avevano fortemente voluto il trasferimento al San Giovanni di Dio, tappa essenziale per svuotare l’ospedale di Gorizia». «Il sindaco Romoli si è mosso esclusivamente per il mantenimento del Punto nascita, con esiti ovviamente fallimentari: ha fatto come chi si preoccupa di tenere le scarpe asciutte mentre la nave affonda, dimostrando la totale mancanza di una visione complessiva. Da anni non si investe sulla qualità e sul numero del personale nel reparto materno-infantile, che oggi è allo sbando».

Anche sulla moratoria, Cingolani affonda il colpo con decisione: «Si rivela l’inconsistenza delle promesse di Tondo sul mantenimento del Punto nascita goriziano ancora per un anno: un trucco che avrebbe semplicemente permesso di chiudere il reparto dopo le elezioni. Di fronte a tutto ciò è ancora più clamoroso quanto si è appreso nei giorni scorsi: nella logica dell’Area vasta, l’Azienda isontina dovrà cedere... 500mila euro a quella triestina, che si trova in forti difficoltà economiche, anche per gli sprechi dovuti ai doppioni presenti nei suoi ospedali. Se già l’Area vasta ci danneggia, è chiaro cosa accadrebbe con l’accorpamento della nostra Ass a quella triestina, voluto da Tondo: servirebbe a Trieste per risucchiare risorse, annettere ulteriori reparti e mantenere i suoi sprechi. Romoli invece ha avuto la sfacciataggine di affermare che sarebbe solo una questione burocratica, senza conseguenze sui nostri servizi ospedalieri».

E non possono che aumentare i rimpianti per la collaborazione sanitaria transfrontaliera ormai “annacquata”. «La confusione del sindaco in materia di sanità è emersa anche nel progetto di un Punto nascita transfrontaliero, su cui ha idee notevolmente divergenti dal direttore generale Bertoli, secondo il quale le mamme goriziane potranno andare a partorire solo nell’ospedale sloveno, visto che il nostro reparto è al capolinea. Di fronte ad una situazione così compromessa cresce l’amarezza per quanto avvenuto 3 anni fa, quando il Pd aveva proposto di avviare la collaborazione transfrontaliera tra l’ospedale di Gorizia e quello sloveno di San Pietro su una serie di servizi, tra cui il Punto nascita: il sindaco Romoli dichiarò pubblicamente la sua ferma opposizione al progetto. Ora i cittadini pagano le conseguenze di tanta mancanza di lungimiranza».

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