«Sulla sanità tranfrontaliera a Gorizia ci sono barriere razziste»

Il direttore dell’ospedale di Šempeter: «Certa politica ostacola la collaborazione Se la città confinasse con Londra partorire oltre confine non creerebbe problemi»
Di Roberto Covaz
Bumbaca Gorizia Slovenia ospedale Sempeter
Bumbaca Gorizia Slovenia ospedale Sempeter

«Ci sono barriere razzistiche anti-slovene che ostacolano la collaborazione sanitaria transfrontaliera. Se Gorizia confinasse con Londra o con Parigi i goriziani non avrebbero nessuna difficoltà a partorire in questi ospedali».

La verità che tutti conoscono ma che solo pochi hanno il coraggio di ammettere viene sparata da Marco Gergolet, il medico ginecologo di Doberdò del Lago che è direttore sanitario dell’ospedale di Šempeter.

Gorizia è impegnata a difendersi su tre fronti: la permanenza della Brigata Pozzuolo (ne riferiamo a parte), il mantenimento del Tribunale (la cui produzione di giustizia è un parametro decisamente sfavorevole) e la tutela del Punto nascita. In questo senso l’unico barlume di proposta attuabile (ascrivibile al direttore dell’Ass isontina, Marco Bertoli) é (era?) quella di una stretta collaborazione con il reparto di maternità dell’ospedale sloveno.

Ne scriviamo anche per sfogare il senso di nausea che ci pervade puntualmente ad ogni campagna elettorale, dove da tempo immemorabile si indica nella collaborazione transfrontaliera la panacea di tutti i mali goriziani, fermo restando che non c’è lo straccio di uno che sia uno progetto concreto.

Dottor Gergolet, che idea ha maturato sulla paradossale vicenda del Punto nascita di Gorizia?

La conferma dell’inadeguatezza di un certo modo di fare politica.

Si spieghi meglio.

Mi riferisco al fatto che da anni, troppi anni, da sempre praticamente, la politica mette il becco in questioni scientifiche e tecniche delle quali non ha alcuna conoscenza. Cosa mai può sapere un politico se un Punto nascita è sicuro o non è sicuro? Chissà per quale motivo, ma guarda caso tutti i politici si dimostrano grandi esperti di sanità. Invece, l’unica cosa che dovrebbero fare è evitare di intromettersi in certe questioni.

Mi pare di capire da questa risposta che lei avversa la tesi secondo cui ci sarebbe una regia politica dietro alle uscite degli specializzandi in pediatria e dell’Ordine dei medici della provincia di Udine?

Serve che risponda? Non credo. Chi deve parlare di sanità se non un medico?

Come si sentirebbe se lavorasse al Punto nascita di Gorizia?

Mi sentirei molto preoccupato perché se dovesse succedere qualcosa di grave, e in ogni ospedale può succedere, a finire nei guai sarebbero i medici e non certo i politici.

Lei crede nel progetto del Punto nascita transfrontaliero?

Ci devo credere per motivi professionali. Nel nostro ospedale di Šempeter abbiamo tutte le carte in regola. Circa mille parti all’anno, la sala operatoria attigua alla sala parto, le guardie mediche dei pediatri, degli strumentisti e degli anestesisti.

E allora cosa osta alla realizzazione?

I tentavi dell’Ass isontina sono costantemente frustrati da certa politica incapace di superare le barriere razzistiche che di conseguenza ostacolono la concreta integrazione.

Perché qualche mese fa non ha accolto l’invito ad assumere la direzione del Punto nascita di Gorizia?

Sarei venuto a fare il burocrate in mano alla politica. Il mio modo di concepire la direzione di un reparto o di un ospedale si ispira alla meritocrazia. In base a tale parametro si deve concedere al professionista carta bianca. Un collega mio amico ha rilanciato la maternità dell’ospedale di Friburgo. Gli hanno lasciato fare tutto quanto ha voluto e i risultati gli hanno dato ragione. Il suo viceprimario è un medico magrebino. Lei si immagina cosa succederebbe se a Gorizia arrivasse un ginecologo magrebino?

È giusto concedere proroghe a un reparto considerato a rischio come il Punto nascita di Gorizia?

No, è evidente. Si sta giocando con il pericolo per difendere cose che non hanno senso. Le donne scelgono di partorire dove desiderano, anche in casa. Il problema non è dove nascere ma poterlo fare in sicurezza. L’Isontino è grande si e no come un quartiere di Londra. Pensa che per una mamma di Chelsea sia una tragedia partorire a Kensington?

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