La svolta di Generali: «Soci uniti con Greco»

TRIESTE. Presidente Gabriele Galateri, può fare un bilancio di quest’ultimo anno?
Le Generali stanno affrontando la crisi globale da una posizione di forza. Nell’ultimo anno la compagnia ha gestito una fase di grande cambiamento sul fronte manageriale e organizzativo e con l’arrivo di Mario Greco, sostenuto da tutti gli azionisti, il gruppo ha ripreso slancio. Il Group Management Committee rappresenta, insieme al Ceo, il motore operativo di tutto il gruppo. Le Generali sono tornate a focalizzarsi sul business assicurativo e inoltre abbiamo avviato una politica di dismissioni di asset non-core per rafforzare patrimonialmente il Gruppo.
Quello che vale per le Generali vale anche per l’Italia?
Anche in un Paese come l’Italia le partite si vincono quando gli obiettivi e le strategie sono chiari e definiti con coraggio e responsabilità. Le Generali sono l’esempio di come la capacità di reazione di questo Paese e del suo sistema imprenditoriale resti notevole. Soltanto un anno fa la questione cruciale sembrava essere la necessità o meno di un aumento di capitale, oppure si guardava alla struttura azionaria della società. Oggi con il nuovo piano strategico al 2015 le Generali hanno traguardi e obiettivi, focalizzati sul business e condivisi dagli azionisti, molto più ambiziosi.
Lei ha guidato come presidente e amministratore delegato grandi gruppi come Ifil, Mediobanca e Telecom. Pensa che le grandi imprese strategiche del Paese stiano superando la crisi con identico dinamismo?
Non voglio giudicare gli altri. La Fiat di Marchionne ha fissato da tempo obiettivi chiari e li persegue con determinazione. Mi auguro che anche Telecom segua la stessa strada.
L’Italia ha un nuovo governo dopo due mesi di paralisi politica. Pensa che il Paese uscirà dal tunnel?
Già con il primo periodo del governo di Mario Monti l’immagine dell’Italia all’estero è migliorata. Oggi è venuto il momento di coniugare un’austerità necessaria con misure per rilanciare la crescita. Il Presidente Napolitano è stato fondamentale per la costituzione del nuovo Governo che nasce con grande equilibrio. Apprezzo molto e stimo il nuovo premier Enrico Letta. Ottima scelta anche la nomina del ministro per l’economia Saccomanni. Ora bisogna recuperare fiducia nel Paese.
Il governo durerà?
É un esecutivo molto concreto e realistico. Penso e mi auguro che il Governo Letta duri.
Quali dovranno essere le prime mosse del nuovo esecutivo?
É necessario ridurre la spesa pubblica e alleggerire la pressione fiscale sul fronte del lavoro e delle imprese. Le nuove risorse finanziarie che arriveranno dai risparmi dovranno essere investite di più in innovazione, ricerca e soprattutto trasferimento tecnologico.
Lei è presidente dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. A Trieste c’è una realtà scientifica di primo piano. Pensa a possibili collaborazioni?
Mi piacerebbe moltissimo collegare in uno sforzo congiunto le eccellenze esistenti in Italia come le realtà scientifiche triestine.
Come procede la riorganizzazione del Gruppo Generali in Italia?
Mario Greco ha impostato questo progetto che prevede investimenti per 300 milioni e che è stato accettato positivamente dalle strutture dell’azienda. Dai 10 marchi attuali il riassetto porterà all’operatività di tre compagnie: Generali Italia, Alleanza e Genertel. Oltre al risparmio dei costi ci sono tutti i vantaggi di una logica semplificazione di un grande gruppo.
Il riassetto comporterà sacrifici in termini di occupazione?
Non ci saranno traumi sulle strutture attuali delle compagnie, punteremo piuttosto ad una riqualificazione di alcune professionalità. La rete sarà valorizzata mentre i dipendenti saranno orientati sulle singole specializzazioni: Mogliano sarà la sede di Generali Italia, a Torino andrà il polo dell’Auto, a Milano la sede di Alleanza e a Roma il ramo danni non auto e altri business. Trieste, dove ha sede Genertel, sarà il polo Vita e Danni delle attività innovative (telefono e web) che sta registrando tassi di crescita molto buoni.
Trieste continua a essere isolata..
É una città bellissima ma continua a scontare un notevole isolamento sul piano delle infrastrutture e dei trasporti. Per questo giovedì ho in programma di parlarne con il sindaco Roberto Cosolini e con l’ad delle Ferrovie Mario Moretti.
Soddisfatto della chiusura dell’operazione Ppf?
L’accordo nell’Est Europa ci permette di consolidare la presenza in un’area a forte crescita. Dopo l’acquisto da Ppf di un ulteriore 25% delle azioni di Gph le Generali hanno assunto il pieno controllo gestionale degli affari nell’Est Europa. Questo può essere un vantaggio anche per Trieste che ha una posizione strategica verso l’Europa Centro-orientale. Greco ha trovato un accordo che ha eliminato molte incertezze e compatibile con le risorse finanziarie dell’azienda.
La modifica allo statuto che elimina la denominazione “Trieste sede della direzione centrale” ha creato qualche malumore.
Nell’ambito della semplificazione della governance abbiamo abolito molti gradi intermedi come ad esempio direttore centrale, o vice direttore generale, ruoli che esistono solo in Italia. Essendo Generali un gruppo globale, sia le nuove denominazioni dei responsabili, in fase di studio, così come i sistemi di incentivazione per i manager, che erano diversi per ogni Paese, dovranno essere uguali per tutto il Gruppo. Quindi nessuna conseguenza per Trieste. É solo l’effetto della trasformazione culturale di un gruppo globale.
Greco ha annunciato che alcune partecipazioni non sono più considerate strategiche. Le Generali, azioniste di grandi gruppi come Telco (Telecom) e Rcs, da sempre sono considerate un crocevia finanziario in Italia. Quale ruolo assumono oggi?
Siamo un gruppo che investe nell’interesse dei propri assicurati. Il nuovo Chief Investments Officer Nikhil Srinivasan, proveniente da Allianz, ha il compito di investire in modo ottimale. Non esistono più partecipazioni strategiche ma solo quelle coerenti con i nostri obiettivi di redditività.
Lei è anche presidente del comitato di governance della Borsa Italiana. Le Generali hanno molto semplificato i processi decisionali con una prima linea di manager che riporta direttamente a Greco.
Nel passato i cda erano monocratici. Oggi il consiglio di amministrazione di Generali è espressione di una pluralità di azionisti, nel rispetto delle minoranze e degli investitori istituzionali, e dell’apertura a una componente femminile molto qualificata professionalmente (nel cda entrano quattro donne, ndr). Ci siamo allineati alle best practices internazionali.
É previsto un ridimensionamento del ruolo del comitato esecutivo?
Il comitato esecutivo è inutile in questa nuova governance. Un board di undici persone di grande qualità come quello delle Generali è sufficiente e accelera i processi decisionali.
Qual è l’equilibrio ideale nell’azionariato delle Generali dove convivono Mediobanca e soci industriali eccellenti come Caltagirone, De Agostini e Del Vecchio?
Ci deve essere una grande coesione fra gli azionisti del gruppo, il management, il consiglio. Oggi nelle Generali c’è un’atmosfera molto positiva e di condivisione e sostegno da parte degli azionisti e dei consiglieri nei confronti delle strategie del Ceo che hanno nominato, Mario Greco. Possiamo lavorare bene e con la visione di un grande player globale che vuole crescere.
Le Generali si sentono abbastanza robuste sul piano patrimoniale di fronte a possibili tentativi di scalata?
La migliore risposta è il piano strategico al 2015 che stiamo realizzando per la creazione di valore e il rafforzamento della solidità patrimoniale della compagnia. Con il raggiungimento di questi obiettivi le Generali possono difendersi in modo adeguato. I nazionalismi e le difese corporative a livello di Sistema Paese non servono.
Banca d’Italia, secondo azionista, ha ceduto al Fondo Strategico controllata dalla Cdp la sua quota storica del 4,48%. Quale sarà il ruolo di questo nuovo socio pubblico?
Conosco bene i responsabili del Fondo Strategico e della Cdp. Non ci sarà alcuna influenza sulla gestione dell’azienda. Inoltre questa presenza sarà temporanea. La Banca d’Italia, per risolvere un potenziale conflitto di interessi, ha agito in modo adeguato e opportuno.
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