Trieste, Imu verso l’aumento del 18% per le imprese

Moltiplicatore della rendita da 60 a 65 per la categoria D. La simulazione del Municipio col 10,6 per mille per il saldo
Di Ferdinando Viola
Lasorte Trieste 01 06 04 - Panorama
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L’acconto Imu per la prima casa è sospeso. I proprietari dell’abitazione principale non dovranno sborsare nulla entro il 17 giugno. In attesa poi delle decisioni del governo: sospensione o cancellazione dell’imposta. Non si parla invece della sospensione del primo versamento per i capannoni e in genere per i locali adibiti alle attività delle aziende. Per imprenditori e artigiani si annuncia perciò per l’Imu 2013 un stangata di non poco conto. Molto dipende dalle decisioni dei Consigli comunali che devono definire l’aliquota di quest’anno. E in alcune città, rispetto all’anno scorso - ha rilevato il “Sole 24 Ore” - come Milano, Roma e Torino si pagherà il 50% in più. Se poi il confronto si fa con l’Ici del 2011 si arriva anche a oltre il 100%.

E a Trieste? Le aliquote Imu 2013 non sono ancora state deliberate dal Consiglio comunale. In questi giorni si susseguono gli incontri tra il sindaco Roberto Cosolini e l’assessore al Bilancio Matteo Montesano e gli altri esponenti della Giunta. La delibera comunque dovrà essere presentata al massimo entro la data dell’approvazione del bilancio 2013 e cioè a metà giugno. Per l'acconto si applicheranno le aliquote del 2012.

Intanto però ritocchi a livello nazionale ci sono già stati. Nel caso di fabbricati di categoria D (capannoni, grandi alberghi, case di cura, ecc.) il moltiplicatore della rendita da 60 è stato portato a 65. Un aumento perciò di circa l'8%. L'aliquota del 2012 per i fabbricati D era del 9,7 per mille. Al massimo tale aliquota può arrivare al 10,6 per mille. E questa sembra l’intenzione dell’amministrazione comunale triestina. Anche per i fabbricati di altra categoria catastale delle imprese (non D), al massimo l'aliquota passerà dal 9,7 per mille al 10,6. Per quanto riguarda invece i moltiplicatori non vi sono cambiamenti rispetto al 2012. La buona notizia riguarda i fabbricati negozi e laboratori artigiani con coincidenza tra imprenditore e proprietario dove vige l'aliquota agevolata dell'8,45 per mille: e questa dovrebbe rimanere inalterata nel 2013.

Questa comunque una simulazione fatta dall’assessorato al Bilancio del Comune, per un fabbricato D con rendita catastale 5mila euro, rispetto al 2012.

Calcolo Imu 2012 Rendita catastale fabbricato D: 5.000 euro. Valore ai fini Imu x 60: 300.000. Imu 2012: 2.910.

Acconto 2013 giugno Rendita catastale fabbricato D: 5.000 euro. Valore ai fini Imu x 65: 325.000. Acconto Imu 2013 50% giugno: 1.576,25 (usando aliquota del 9,7 come nel 2012).

Saldo 2013 dicembre Rendita catastale fabbricato D: 5.000 euro. Valore ai fini Imu x 65: 325.000. Saldo Imu 2013 usando 10,6 per mille: 1.868,75. Totale Imu 2013: 3.445.

Differenza rispetto 2012: 535 euro. Aumento percentuale del 18%.

Non poco se poi si confrontano anche i dati del 2011 quando l’imposta si chiamava Ici. La Confartigianato di Trieste ha fatto i conti. Ecco due esempi. Negozio di parrucchiera a Trieste di 120 metri quadrati: nel 2011 con l’Ici ha pagato 480 euro; nel 2012 con l’Imu 1221 euro. Officina meccanica a Trieste di 250 metri quadri: nel 2011 con l’Ici 711 euro, nel 2012 con l’Imu 1381 euro. Nel primo caso siamo a oltre il 100% in più, nel secondo al +90% circa. «Con l’eventuale aumento dal 9,7 al 10,6 - sottolinea Enrico Eva, direttore generale di Confartigianato - si arriverebbe in tre anni a una cifra che sfiora mediamente il 120%. Un salasso per le imprese». «Non abbiamo avuto alcuna comunicazione dell’amministrazione comunale - aggiunge Eva - sull’eventuale cambiamento dell’aliquota. So che ne stanno discutendo. Se arrivasse l’aumento al 10,6 per le 4576 imprese artigianali di Trieste sarebbe un mazzata non da poco, soprattutto in un periodo non certo brillante. E poi quando si parla di aumentare l’aliquota per i fabbricati di categoria D dobbiamo aver chiaro di cosa parliamo. Molti di quei capannoni si trovano in zona artigianale, mentre altri di categoria C ai quali perciò non verrà applicata l’aliquota del 10,6, svolgono lo stesso lavoro; avremmo così due imposte diverse per la stessa attività. Altro punto: molti terreni della zona artigianale si trovano nel Comune di Trieste, altri in quello di Muggia e altri ancora a San Dorligo. Comuni con aliquote diverse».

«Capisco la difficoltà del sindaco Cosolini a far quadrare il bilancio - conclude Enrico Eva - ma penso sia meglio applicare un’aliquota maggiore per le seconde case che sulle attività delle aziende. È indispensabile che il capannone che serve per fare impresa sia equiparato alla prima casa. È la “prima casa di lavoro”, e così andrebbe considerato».

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