Appalti al Cie di Gradisca, 13 imputati di falso e truffa

Coinvolta anche la viceprefetto. Associazione a delinquere chiesta per i vertici del consorzio che gestisce i centri immigrati. Udienza preliminare fissata per il 2 luglio
Di Franco Femia

Si è chiusa con 13 richieste di rinvio a giudizio l’inchiesta giudiziaria sugli appalti al Cie e al Cara di Gradisca d’Isonzo. Il gup ha fissato per il prossimo 2 luglio l’udienza preliminare in cui si deciderà la sorte dei tredici imputati.

Tra questi ci sono la viceprefetto Gloria Sandra Allegretto e il ragioniere capo della Prefettura Telesio Colafati che devono rispondere di falso materiale e ideologico in atti pubblici. I vertici della Connecting people, il consorzio siciliano che gestisce dal 2008 i due centri immigrati, devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello stato e a inadempienze di pubbliche forniture.

Gli imputati sono Giuseppe Scozzari presidente del Consiglio di amministrazione e legale rappresentante della Connecting people, Ettore Orazio Micalizzi vice presidente del Cda, Vittorio Isoldi direttore della Connecting people, Giovanni Scardina direttore del Cie, Gloria Savoia direttrice del Cara (centro che ospita i richiedenti asilo politico), Mauro Maurino componente del Cda e Giuseppe Vito Accardo sindaco supplente. Il rinvio a giudizio è stato chiesto anche per quattro dipendenti del Consorzio con le stesse imputazioni del vertici della Connecting people.

La Procura della Repubblica contesta loro di aver ottenuto somme ben più alte di quelle dovute sulla gestione degli immigrati. Nelle fatture presentate alla Prefettura sarebbe stato indicato un numero maggiore di ospiti di quelli effettivamente presenti nelle due strutture gradiscane. Inoltre sono accusati di non aver fornito agli extracomunitari alcuni servizi che erano invece contrattualmente previsti come carte telefoniche prepagate e acqua.

All’Allegretto e al funzionario della Prefettura viene contestato il fatto di non aver verificato la congruità delle fatture presentate e di averle vistate autorizzandone il pagamento. È caduta invece l’accusa di corruzione che era stata ipotizzata in primo momento per la viceprefetto e Colafati. Alla conclusione dell’indagine i sostituti procuratori Enrico Pavone e Michele Martorelli - subentrati un anno fa al pm Valentina Bossi, impegnata nelle inchieste sulle morti da amianto - hanno fatto cadere l’accusa più pesante mantenendo solo il falso materiale e ideologico.

Il periodo preso in esame nell’indagine, condotta dagli agenti della Digos e dalla Guardia di finanza, va dal 2008 al 2011, i tre anni in cui la Connecting people ha gestito il centro immigrati di via Udine dopo aver vinto l’appalto. La gestione è poi proseguita ed è tuttora affidata al consorzio siciliano perché la gara d’appalto indetta lo scorso anno non è stata aggiudicata per un vizio formale che ha escluso la vincitrice, una cordata di imprese guidata dalla francese Gepsa.

L’avvocato Alberto Tarlao, che difende Scardina, Maurino e Savoia oltre a tre dipendenti del Consorzio, promette battaglia legale fin dall’udienza preliminare per smontare il capo di imputazione. «È una grande bolla di sapone - afferma il legale - e avremo modo di dimostrare, dati alla mano, che le fatture corrispondono al numero effettivo delle presenze di extracomunitari nei due centri». «Per quanto riguarda le forniture - aggiunge Tarlao - è stato fornito agli ospiti tutto quello che era contrattualmente previsto».

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