Il Pdl triestino e la vitalità perduta: è l’ora della resa dei conti

Convocato per questa sera il coordinamento provinciale dopo quasi un anno. I capipartito vogliono dai consiglieri comunali un’opposizione più dura a Cosolini
Di Piero Rauber
Lasorte Trieste 31/08/12 - Piazza S.Antonio, Sede PdL, Conferenza Stampa Hera - AcegasAps
Lasorte Trieste 31/08/12 - Piazza S.Antonio, Sede PdL, Conferenza Stampa Hera - AcegasAps

Dalla seduta psichiatrica alla seduta spiritica. Stasera - a neanche una settimana dalla celebrazione dell’assemblea provinciale di un Pd a caccia di identità, che si macera nella depressione post-politiche - torna a riunirsi dopo mesi e mesi (ma c’è chi dice che «in realtà è passato quasi un anno dall’ultima volta...») il coordinamento provinciale di un Pdl che, invece, è a caccia di vitalità. La vitalità perduta. Lasciata per strada tra investiture calate dall’alto (clamorosa quella di Antonione, il nemico in casa, alla vigilia delle comunali del 2011), retromarce imposte altrettanto dall’alto (le primarie cancellate d’imperio da Berlusconi, che si è ripreso il giocattolo spiazzando i suoi e mandando in depressione il Pd...), vicende giudiziarie (l’inchiesta sui rimborsi dei consiglieri regionali, che ha contribuito a silenziare i pezzi grossi del partito) e scoppole elettorali (dalle regionali si sono salvati solo il decano Marini e il battitore libero Dipiazza).

A certe recenti performances (il ripensamento sulle mense scolastiche “bio”, ad esempio) o ancora a certi ritardi dell’amministrazione Cosolini (la scelta sui destini dei contenitori culturali, altro esempio) pareva mancare solo il vassoio d’argento sotto. Ma il Pdl triestino evidentemente, annotano le cronache, il luccichìo di quel vassoio non l’ha colto. Non abbastanza, quanto meno. Prova ne sia che, di questi tempi, il baluardo più rumoroso dell’opposizione s’è rivelato - come ammettono alcuni colleghi dietro le quinte - il “fante” Roberto Dubs, consigliere circoscrizionale. Parlamentare di quartiere. E la “cavalleria”? Il partito berlusconiano, insomma, cerca di battere un colpo. Da qui il coordinamento spiritico di oggi. Appuntamento alle 18, nel quartier generale di piazza Sant’Antonio. Tre i punti all’ordine del giorno ufficiale. Uno: «situazione politica». Due: «Piano del traffico». Tre: «varie ed eventuali».

Altri tre, però, si profilano inconfessabili. Uno: lo spettro, tanto per restare in tema di spiritismi, agitato da alcune voci incontrollate che danno per possibile un commissariamento romano dopo la débâcle elettorale del mese scorso su base triestina. «Però è proprio a Trieste che stiamo curando il ricorso sulle elezioni regionali, non ci fossimo noi...», sibila Piero Camber. Tant’è. Due: il chiarimento interno a proposito dei rumors che vogliono Paolo Rovis (adepto della prim’ora di Crosetto) e Claudio Grizon (ormai in rotta con la corrente istro-cattolica di Bruno Marini) orientati a seguire i Ciriani qualora decidessero di fare in regione Fratelli d’Italia. Tre, e qui c’è meno romanzo e più sostanza: il richiamo dei vertici a un’opposizione più dura, cattiva, e mediaticamente più visibile, indirizzato al gruppo consiliare che siede in piazza Unità. È questo il vero nodo tra le mani dei pidiellini locali. Siamo alla resa dei conti, di fatto, tra i capipartito e i consiglieri comunali guidati da Everest Bertoli, benché - come si diceva - inconfessabile. Persino la coordinatrice provinciale Sandra Savino, da quando ha mollato la Regione per il Parlamento, si narra abbia deciso di prendere in mano anche a livello comunicativo, e lo si è notato ultimamente, le redini della dialettica politica, via carta stampata, col sindaco. «L’ultimo coordinamento lo abbiamo fatto che era il 2012 - smorza i toni proprio la Savino - e sono dell’idea che vada affrontato un discorso generale, sentendo un po’ tutti i colleghi, anche alla luce delle sorti nazionali di un partito che, da Natale in qua, sono cambiate eccome».

«Riconosco che non è un momento facile», sospira tuttavia lo stesso Marini. «Ci troviamo per fare il punto della situazione e per parlare delle iniziative da portare avanti, iniziative che dovranno vedere in prima linea gli eletti nei consigli più importanti della provincia», taglia corto con diplomazia Piero Tononi, da vice vicario della Savino. «Un colpo? In effetti dobbiamo batterne più d’uno, parecchi», ammette Sergio Dressi, vice del Pdl regionale. «Dobbiamo interrogarci - aggiunge - perché a Trieste lo scorso mese sia andata così male. Insieme a Sandra Savino e Piero (Tononi, ndr) dobbiamo produrci in un percorso di ricostruzione di una presenza del partito che, nella nostra città, era consolidata».

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