Burgo, ferie coatte per 400 dipendenti

DUINO AURISINA. Sullo scenario fosco tratteggiato dai vertici nazionali e provinciali della Cgil, che oltre al rischio licenziamenti per i 57 esuberi della dismessa linea 1 a partire dal 31 dicembre, temono per la tenuta dell'intero stabilimento piovono ora altre due docce fredde. La prima notizia, che esce da fonte sindacale (Ugl) è l'assenza di ordini in cartiera e l'imminente iniezione di “ferie forzate”, in netto anticipo rispetto alle previsioni, per circa 400 dipendenti, che staranno a casa dal 18 al 24 giugno. La seconda: dovessero le organizzazioni sindacali effettivamente riuscire a recuperare con Burgo group le lavorazioni tempo addietro esternalizzate per recuperare alcune delle maestranze già sul giro d'aria, il salvataggio riguarderebbe appena una decina di operai.
Quest'ultimo dato emerge da fonti aziendali: dunque solo un sesto dei quasi sessanta esuberi non perderebbe il posto di lavoro. Gli altri cinquanta, invece, andrebbero a casa. Come noto, questo è l'ultimo anno di contratto di solidarietà e non vi sono attualmente ulteriori strumenti legislativi o ammortizzatori per scongiurare i licenziamenti che, dovessero rimanere così le cose, scatteranno inesorabilmente a fine anno. Una situazione di difficile soluzione, per le Rsu che usciranno dal rinnovo delle cariche atteso sempre nell'ultima parte del 2013.
Uno scenario nient'affatto roseo, che s'inserisce in un mercato, quello cartaio, ormai stremato dal calo di utilizzo del prodotto, soppiantato dai nuovi mezzi delle tecnologie (tablet, libri elettronici e internet soprattutto). La Burgo di San Giovanni produce carta patinata per la grafica e risente in particolar modo delle difficoltà del settore, a differenza per esempio delle piccole cartiere che producono, per esempio, carta da imballaggio.
Intanto, sull'incontro alla Casa della pietra di Aurisina, indetto dalla Cgil e al quale hanno preso parte pochissimi lavoratori, è intervenuta ieri l'Ugl, con un durissimo commento da parte dei vertici. «Ci risiamo col solito teatrino – così Matteo Cernigoi, responsabile triestino - il salvataggio di una grande fabbrica passa attraverso fatti concreti, non sterili proteste inscenate dopo aver firmato gli accordi in seno all'azienda. Qui altrimenti si finisce col mostrare molte facce: una alla dirigenza, un'altra, diversa, ai lavoratori e un'altra ancora alla gente».
L'Ugl non ha voluto firmare gli accordi con Burgo, perché considerati “veri e propri ricatti occupazionali, in cui o firmi il tuo demansionamento, con conseguente perdita economica, oppure ti si paventano i rischi di esubero". Già nei mesi scorsi, infatti, l'Ugl aveva dichiarato il totale disaccordo con chi aveva preferito arrivare a questo genere di patti con la proprietà dell'azienda. «Un vero boomerang tra capo e collo dei lavoratori – ha sottolineato Adriano Valle, rappresentante Rsu Ugl allo stabilimento di San Giovanni -. È perfettamente inutile che adesso, quando i giochi sono oramai stati fatti sulla pelle di chi lavora, La Cgil inizi a protestare: bisognava pensarci prima a far squadra con le altre organizzazioni sindacali. Si sente parlare ora di senso di responsabilità? Tutti i lavoratori meno quelli del settore manutenzioni (una quarantina circa, ndr) dal 18 al 24 di questo mese saranno in Cigo, sotto forma di ferie, ma la crisi non può essere superata togliendo soldi ai lavoratori».
«La proposta dell'Ugl – ha concluso - era concreta e prevedeva una tassazione del 10 per cento di tutti, dal primo all'ultimo dipendente, compresi i quadri. Ora grazie a questa politica sindacale, dovremo invece affrontare gli esuberi. Siamo stanchi di subire questo genere di trattamento».
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