Gli scontrini “fantasma” della Lega: mancano 37mila euro

Nell’atto in cui la Corte dei conti contesta al Carroccio una danno di 238mila euro spunta anche una parte priva di scontrini
Di Anna Buttazzoni
Seganti - Piccin - Narduzzi
Seganti - Piccin - Narduzzi

UDINE. Nessuna traccia. Non uno scontrino. Non un’indicazione per capire da chi siano stati incassati. Un gruzzolo da 37.700 euro è stato speso dagli ex consiglieri regionali della Lega, ma motivo e destinazione sono sconosciuti.

È uno dei particolari che emerge dall’atto di citazione della Corte dei conti notificato all’ex capogruppo del Carroccio Danilo Narduzzi. Che il 14 novembre sarà di fronte alla sezione giurisdizionale per difendersi dall’accusa di un danno alle casse della Regione da 238 mila e 713 euro.

Un documento che in sette pagine spiega il sistema utilizzato dalla Lega per i rimborsi dati nel 2011 ai sette esponenti padani. Un sistema che Maurizio Zappatori definisce confuso, non trasparente e disorganizzato.

Rimborsi in contanti Il procuratore regionale evidenzia che il gruppo leghista conservava alla rinfusa scontrini, ricevute o fatture, mai catalogati. E riporta la testimonianza di una dipendente del gruppo, sentita dalla Guardia di finanza, che ha dichiarato: «Non è possibile risalire al consigliere destinatario del rimborso né individuare materialmente i giustificativi fiscali presentati dallo stesso all’atto della richiesta del rimborso, formulata verbalmente alla presenza di Narduzzi». I soldi accreditati dalla Regione sul conto corrente della Lega erano prelevati in contanti dalla dipendente o da Narduzzi allo sportello della banca (Unicredit) o attraverso un bancomat di cui entrambi disponevano.

Serviva l’ok di Narduzzi «Risulta evidente – scrive Zappatori – che senza il consenso del capogruppo non era possibile erogare i contanti ai consiglieri che presentavano richieste di rimborso. Narduzzi poteva disporre una modalità di assegnazione dei fondi ai singoli consiglieri, che consentisse di registrare le erogazioni date a ciascuno. E invece così si è verificata una situazione di confusione contabile che ha aggravato notevolmente le irregolarità già presenti per la mancanza delle attestazioni degli interessati sulle ragioni delle spese effettuate e dei soggetti istituzionali esterni per cui erano effettuate».

I conti non tornano Zappatori riporta quindi gli ultimi accertamenti della Guardia di finanza che hanno rilevato l’esistenza di 37.758,72 euro non solo non certificati dagli interessati ma anche privi di riscontri attraverso scontrini o ricevute. Il gruppo ha esibito pezze giustificative per 200.955,08 euro, ma il rimborso totale delle spese di rappresentanza del 2011 è stato di 238.713,79 euro.

Spese «stravaganti» Così le definisce Zappatori elencando i rimborsi ottenuti per acquisti e consumazioni all’estero, in gelaterie, ortofrutta, macellerie, discoteche, profumerie, gioiellerie, pelletterie, negozi di calzature e abbigliamento, tessuti, ferramenta, casalinghi, giocattoli, per il parrucchiere. Ma anche di acquisti in negozi di strumenti musicali, di spese per ricariche telefoniche, articoli per autovetture e sportivi.

La tesi accusatoria Il procuratore della Corte dei conti sostiene: «Narduzzi non solo non ha mai vigilato, ma è intervenuto concretamente a supporto di un andamento confuso, non trasparente e disorganizzato, che ha consentito l’effettuazione di spese prive di giustificativi e di attestazioni sulle finalità, di spese con giustificativi ma prive di valide attestazioni, nonché di spese del tutto stravaganti, che non possono in alcun modo essere ricondotte a finalità di rappresentanza. È quindi responsabile a titolo di colpa grave». Il procuratore regionale parla di situazione illegittima, di acquisti di beni o servizi incompatibili con le esigenze di rappresentanza. E «di un comportamento molto grave di assoluto disinteresse sul modo in cui è stato erogato e speso il denaro pubblico».

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