In piazza Oberdan tutti all’inutile ricerca del tram di Opicina

La "vocazione turistica" di Trieste, il reportage: ogni giorno sono molti i turisti che chiedono informazioni sugli orari. Il barista: mi vergogno anche per la mia città

Vaglielo a spiegare che "xe nato disgrazià". Un'azzimata coppia di turisti germanici di mezz'età alza il sopracciglio quando, in tedesco maccheronico, tentiamo di spiegar loro che una delle principali attrazioni turistiche di Trieste è ferma per manutenzione dall'anno passato: il tram di Opicina è «kaputt». Ridono, con quella risata a metà fra compassione e simpatia che gli abitanti di un Paese in cui qualcosa del genere non potrebbe mai succedere riservano a vicissitudini così "mediterranee". «Fermo da quasi un anno? Com'è possibile? È segnato in tutte le guide».

Appunto. È segnato in tutte le guide e, sebbene le carrozze non viaggino ormai da un bel po', i viaggiatori che arrivano a Trieste continuano a venire alla ricerca del tram. Lo sa bene Federico Gladulich, da 23 anni sta dietro al bancone del bar prossimo al punto di partenza della linea. «È vecchia storia ormai - dice -. Se vengono turisti a chiedere informazioni? Ogni giorno, in continuazione. Stavo pensando di mettere uno schermo all'ingresso del bar con un video della mia faccia che spiega che il tram non funziona». Le infinite disgrazie della povera trenovia si ripercuotono inevitabilmente sul lavoro dei commercianti: «Ma io mi vergogno anche per la nostra città - spiega Gladulich -. La prima cosa che un turista fa, uscito dalla stazione o sbarcato da una nave da crociera, è venir qui a sentirsi dire che il tram non funziona. Io sto qui da decenni: è successo miliardi di volte, ma negli ultimi anni capita troppo spesso».

Le conseguenze sono importanti sia in piazza Oberdan, dove bar e ristoratori fanno fatica a pagare gli affitti, sia a Opicina, privata ora del suo principale canale d'accesso e praticamente tagliata fuori dai flussi turistici. Un'altra cosa che colpisce i turisti, racconta il barista, è il prezzo del biglietto: «Restano a bocca aperta quando scoprono che costa quanto il bus - dice -. Non so perché non si facciano due tariffe diverse, una per residenti e l'altra per turisti». In effetti: la funicolare che collega Bergamo bassa alla Città alta, ad esempio, è certo molto bella ma non paragonabile per durata né per spettacolarità al tram triestino. Ma costa molto di più. Fuori dal bar incrociamo un'altra famigliola di tedeschi: il padre sta spiegando ai pargoli che non c'è niente da fare, il giro in tram non si fa. «Gemma», gli dice, equivalente tedesco di «'ndemo».

La vita del tram di Opicina negli ultimi anni è stata alquanto travagliata: guasti, incidenti, lavori. L'ultimo stop è arrivato nel settembre dello scorso anno, dopo l'ennesimo deragliamento sotto l'Obelisco: quasi una replica dell'incidente del 1902 che ispirò la celebre canzone triestina. Da allora la trenovia ha smesso di ritmare con il suo passaggio il tempo cittadino, e la linea dei binari è diventata in alcuni punti una sorta di estensione degli spazi di parcheggio. Il problema è che il tram costa: è antico, è delicato, abbisogna di attenta manutenzione. La riapertura era attesa un paio di mesi fa, ma non è arrivata. Due settimane fa il sindaco Roberto Cosolini ha dato l'annuncio tanto atteso: il Comune ha trovato i 900mila euro necessari a rimettere in moto le auguste carrozze, che dovrebbero ripartire fra la fine dell'anno e l'inizio del 2014.

In ogni caso la scelta delle istituzioni è obbligata: dal marzo scorso il tram ha ricevuto lo status di bene culturale dalla Sovrintendenza, ed è stato così messo al sicuro da ogni ipotesi di dismissione. Una volta che il tram sarà ripartito, c'è da scommettere che più di qualche turista sarà felice di non doversi più sentir dire la solita parola: «Kaputt». (fine della serie: le puntate precedenti sono state pubblicate il 23, 26, 27 e 29 giugno)

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