Università, anche la Sissa si unisce a Trieste e Udine

Oggi la firma che completa il polo regionale: collaborazioni su didattica e ricerca. L10 Regione ha già ottenuto 5 milioni dall’Ue
Di Gabriella Ziani
Silvano Trieste 29/03/2011 Universita' di Trieste, i Rettori Peroni e Compagno
Silvano Trieste 29/03/2011 Universita' di Trieste, i Rettori Peroni e Compagno

La serie dei matrimoni fra cattedre continua, oggi sarà la Sissa a dire il suo “sì”. Sì della Scuola internazionale superiore di studi avanzati, specializzata in matematica e neuroscienze, alla federazione con gli atenei di Trieste e Udine che da tempo marciano in coppia. Sposalizi d’interesse, si capisce, ma che hanno già portato i loro frutti come spiega l’attuale rettore di Trieste Sergio Paoletti: «Grazie alla sinergia la Regione ha ottenuto 5 milioni di euro dal Fondo sociale europeo per le tre università. Avremo, uniti, un ruolo strategico più forte della somma delle singole realtà, dopo che per anni un terribile campanilismo ha portato a duplicazioni di facoltà e corsi, a sprechi».

La Sissa aderisce al “network” regionale per ultima, ma il suo arrivo era preannunciato e il direttore Guido Martinelli si lancia anche a guardar oltre, perché il momento storico è tale che affidarsi al detto “l’unione fa la forza” ha perso ogni patina di polverosa banalità: «L’auspicio - dice - è che alla collaborazione delle tre università giuliane si uniscano in futuro anche università e enti di ricerca dell’area triveneta e dei paesi confinanti nell’ambito di una Euroregione che vanta già tradizioni culturali comuni e collaborazioni scientifiche vivaci». Quanto al prossimo futuro degli atenei regionali “riuniti” il progetto è già chiaro: «Oltre alla collaborazione sulle attività formative, di ricerca e di divulgazione già esistenti stiamo lavorando a nuovi progetti nell’ambito di corsi di dottorato comuni in genomica strutturale e funzionale e nel calcolo ad alte prestazioni con importanti applicazioni industriali». Prossima tappa: lavorare insieme sulla fisica, e sarà proprio la Sissa a ospitare dal 23 al 27 settembre l’annuale Congresso nazionale della Società italiana di fisica.

La firma avverrà oggi nella sede della Sissa con la partecipazione, oltre che di Martinelli e Paoletti e del rettore di Udine Cristiana Compagno, dei nuovi rettori eletti e non ancora in carica, Maurizio Fermeglia per Trieste e Alberto De Toni per Udine, ma non poteva mancare (e infatti ci sarà) Francesco Peroni, l’ex rettore triestino che si è dimesso in anticipo sulla scadenza del mandato diventando assessore regionale al Bilancio. Tutti i reggitori del mondo universitario dunque protagonisti e testimoni di questa rivoluzione, indotta sì dalla riforma Gelmini (le università federate possono accedere a maggiori quote di finanziamento) ma frutto anche di una paziente e tenace politica di riforma che è riuscita a superare l’indubitabile orgoglio concorrenziale e separatista dei singoli atenei.

Al di là dei programmi espressi da Martinelli, come può però integrarsi una università con una scuola superiore (una delle cinque esistenti in Italia)? Dov’è il reciproco dare-avere? «È molto semplice - risponde Paoletti -, noi siamo una università di primo, secondo e terzo livello (lauree triennali, magistrali e dottorati), la Sissa ha solo il terzo livello, la specializzazione post-laurea, ed è qui che si può creare una nuova collaborazione, mentre i docenti della Sissa vengono da noi a espletare insegnamenti nei livelli inferiori, e questo già accade con grande soddisfazione per neuroscienze e matematica».

Dunque il peso specifico degli insegnamenti aumenta a beneficio degli studenti, mentre nei confronti della Regione (che pure eroga finanziamenti e paga scuole di specializzazione e borse di studio) «le tre Università potranno presentarsi come interlocutore unitario, dopo aver già condiviso al proprio interno strategie comuni». La richiesta di finanziamento sarà mirata e meno dispersiva, e la risposta potrà arrivare sulla base di una programmazione coerente. «Se non avessimo già “giocato” assieme - è la conclusione di Paoletti - i soldi del Fondo sociale europeo (l’ultima “tranche”, di 1,3 milioni, per la nostra espansione dell’area centro-danubiana) non ci sarebbero stati. E pensiamo alla Sanità: ogni azione comune delle facoltà di Medicina potrebbe avere importanti ricadute su tutto il sistema sanitario regionale. Oggi c’è la codifica e il riconoscimento formale di questo grande passo in avanti dopo il quale nessuna delle tre università sarà meno indipendente o “all’angolo”, ma tutti insieme saremo più forti».

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