In Consiglio regionale rimborsi d’oro per i triestini

Il maxiforfait appena approvato fa guadagnare almeno 1.200 euro in più al mese agli eletti del capoluogo del Fvg

TRIESTE. Diceva, giusto un anno fa, un consigliere regionale di centrosinistra: «Non volete mica fare i conti della serva?». Si parlava di rimborsi forfettari, all’epoca. Cosa erano? Erano i benefit aggiuntivi inseriti nelle buste paga di ogni eletto. Il quale, oltre ai 10.291 euro lordi di indennità, riceveva ulteriori 35 euro per 21 giorni lavorativi (735 al mese) per il vitto e altri soldi per l’utilizzo dell’auto, anche se non si metteva mai al volante o se non possedeva proprio la patente. In pratica si andava dai 550 euro per i triestini ai 3.300 per chi proveniva da Pordenone e Tolmezzo.

A distanza di un anno e a pochi giorni dall’approvazione della tanto sofferta legge che abbassa gli stipendi (da 10.291 a 6.300 euro lodi), elimina i vitalizi e taglia di molto le risorse ai gruppi, vale la pena allungare la lente di ingrandimento. Per scoprire che sui forfait alla fine ci guadagnano un po’ tutti. Soprattutto i consiglieri di Trieste cui spettano 1.200 euro in più. O forse ancor di più.

Come è possibile? La nuova norma cancella il rimborso vitto e auto ma, parallelamente, crea un’unica grande voce denominata “esercizio di mandato”: un maxi-forfait che raccoglie dentro tutte le spese che un consigliere, per la sua attività politica, deve sostenere. Questo a parole: perché la legge, tecnicamente, si limita a dire che le “spese di esercizio di mandato” sostituiscono solo “vitto e automezzo”. Null’altro. Siamo sempre là: se uno non si muove mai i soldi li incasserà lo stesso. La norma tuttavia, almeno per il lavoro istituzionale, prevede una trattenuta per ogni giornata di assenza dalle sedute di Consiglio regionale e delle Commissioni permanenti.

«Il presupposto – spiega il vicepresidente dell’aula Igor Gabrovec – è che il consigliere svolga l’attività sull’intero territorio. Quindi 2.500 euro possono essere molti per uno che non si muove da casa o pochi per chi è sempre in giro. Io, ad esempio, sono spesso in provincia di Gorizia e a Udine visto che le riunioni del Pd si fanno lì. Parecchie volte mi reco a Tarvisio, per non parlare delle trasferte settimanali a Lubiana dal momento che sono un rappresentante della Comunità slovena».

La somma in realtà non è stata definita ancora con esattezza nel provvedimento varato la scorsa settimana. Il testo indica il tetto massimo di 3.600 euro e sarà l’Ufficio di presidenza a stabilire quando dare e a chi. Ma durante il dibattito in commissione, nei giorni scorsi, era emerso chiaramente l’intento di assegnare ai triestini e ai goriziani 2.500 euro per queste finalità, mentre ai friulani e ai pordenonesi ne spetterebbero 3.600. I conti sono presto fatti. Se con il sistema precedente per il pranzo (735 euro) e per l’automobile (549,15 euro) un consigliere giuliano poteva contare su un totale di 1.284,15 euro aggiuntivi, ora ne potrebbe prendere invece almeno 2.500. Sono 1.215,85 euro in più nella migliore (o peggiore per lui) delle ipotesi. Quasi il doppio. Con la stessa logica un isontino si trovava nello stipendio 2.272,82 euro (da sommare sempre ai 10.291 di paga lorda), ora potrebbe averne 2.500: quindi 227,38 euro in più. Un friulano 2.931 euro ovvero 668,4 euro in più. Ci rimetterebbero i pordenonesi e i carnici che si vedrebbero togliere 429,90 euro.

Va ribadito che la cifra mira a coprire tutto, incluse le spese autostradali che fino a qualche giorno fa invece venivano pagate con un telepass gratuito regalato dalla Regione. E pure l’attività di “studio e aggiornamento”, per cui il singolo consigliere poteva domandare indietro un totale di 4 mila euro a legislatura. Ricapitolando: vitto e rimborso per l’utilizzo del mezzo non esistono più. Al loro posto il maxi-forfait mensile dai 2.500 ai 3.600 euro (esentasse, peraltro). E i triestini vanno a nozze.

I grillini, che in tema di paghe hanno scelto di farsi restituire i soldi sugli effettivi consumi e comunque mai oltre i mille euro al mese, hanno gridato allo scandalo. Ma si sono visti affossare, senza troppi complimenti, qualsiasi proposta di taglio ai privilegi che ancora resistono. Pd, Pdl, Lega e tutti gli altri quel giorno andavano curiosamente a braccetto.

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