Serracchiani: il Cie va chiuso

«Condizioni di vita terribili. Dobbiamo fare a meno di questi centri». Immigrati sui tetti per protestare contro i diritti violati
Bumbaca Gorizia Presidio al CPT © Foto di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia Presidio al CPT © Foto di Pierluigi Bumbaca

GRADISCA. Dopo i gas lacrimogeni, le proteste sul tetto. Non si allentano le tensioni al Cie di Gradisca, teatro da giorni di scontri tra forze dell’ordine e ospiti. Ospiti che appunto, dopo le scintille con gli agenti di polizia scoppiate in occasione della chiusura del Ramadan, hanno scelto di gridare ai quattro venti la loro insofferenza. E l’hanno fatto salendo sui tetti, per denunciare le condizioni inumane e i tempi infiniti di trattenimento, arrivati a 18 mesi con provvedimento dell'allora titolare del Viminale Roberto Maroni. «Siamo trattati come scimmie - hanno urlato gli ospiti, in massima parte di etnia maghrebina -. Rivogliamo la libertà».

Gli immigrati per tutta la mattina sono stati guardati a vista dagli uomini della Questura di Gorizia, della Mobile di Padova e dai militari del Genova Cavalleria. E solo nel primo pomeriggio, dopo la mediazione dei funzionari della Prefettura, la trentina di ospiti asserragliati sui tetti ha accettato di scendere e rientrare nelle camerate. Nel frattempo nelle stesse ore si evolveva anche la situazione relativa ai 44 immigrati eritrea che, da Lampedusa, sono stati condotti a Gradisca per l'identificazione. Una novità non da poco, perchè con decreto del ministro dell'Interno Alfano la struttura isontina è stata destinata, oltre che a Cie e Cara (centro per richiedenti asilo) anche a Centro di accoglienza, vista l'emergenza sulle coste siciliane. Un ampliamento di funzioni già vissuto in passato. Il gruppo di eritrei - fra loro anche una donna incinta - ha rifiutato di scendere dal pullman per le procedure di identificazione. Dopo lunghe trattative con la Questura è stato chiesto loro solamente di dichiarare le proprie generalità e al contempo è stato fornito un foglio di libera entrata e uscita dall'ex Polonio. Risultato: nessuno dei 44 eritrei, ora liberi di circolare ovunque, è rientrato al centro.

Intanto, fuori dalla struttura, infuria la polemica politica. E a fa sentire la propria voce, per la prima volta, è anche Debora Serracchiani. «Quanto accaduto a Gradisca impone una riflessione in sede nazionale sul futuro dei centri di raccolta per immigrati. Luoghi - ha affermato la governatrice, annunciando per oggi l’incontro tra l’assessore all’Immigrazione Gianni Torrenti con il prefetto di Gorizia - in cui le condizioni di vita sono terribili e di cui bisogna assolutamente fare a meno». Concordi la deputata di Sel Serena Pellegrino, che deglio ultimi disordini ha riferito anche alla Camera, e Giulio Lauri (sempre di Sel), che condanna l'uso dei lacrimogeni e definisce il Cie «un carcere dove non vengono rispettati i più elementari diritti umani. Il governo Letta prenda atto che il Cie di Gradisca è il peggiore che c'è in Italia». Amaro il sindaco di Gradisca, Franco Tommasini: «Da settimane denunciamo la pericolosità della situazione, ma la politica ha atteso che succedesse qualcosa di grave per intervenire. Questo ci offende e ci mortifica, perchè sinora siamo stati lasciati soli».

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