Muggia, indagini sanitarie sui cantierini e l’amianto

L’ex assessore Gianni Menegazzi ha consegnato ai dirigenti dell’ Ass i documenti di centinaia di operai e propone un’operazione di bonifica con fondi europei
Di Riccardo Tosques
Silvano Trieste 10/09/2013 Muggia, Cricolo Acli, Menegazzi
Silvano Trieste 10/09/2013 Muggia, Cricolo Acli, Menegazzi

È uno dei tasti più delicati che si possa toccare a Muggia. Un argomento che in tanti conoscono, ma di cui nessuno parla volentieri. Quasi per pudore, per non rinvangare storie dolorose che si sono abbattute su tante famiglie. È la "questione eternit", l'amianto killer che per decenni ha caratterizzato l'esposizione professionale di centinaia e centinaia di lavoratori in territorio muggesano. Tanti i luoghi privati (ma anche pubblici, e tuttora esistenti), siti in particolar modo tra Aquilinia, Valle Noghere ma anche nel centro cittadino, caratterizzati dalla presenza di eternit: su tutti la raffineria Aquila e i cantieri navali Feszegy, poi dell’Alto Adriatico. Solo in quest'ultimo al momento della sua chiusura nella struttura erano impiegati 400 dipendenti.

A cercare di spezzare quello che per troppi è ancora un tabù ci sta pensando Giovanni Menegazzi, ex assessore comunale in quota Pci, ora in prima linea per fare luce sull’esposizione professionale ad amianto dei singoli lavoratori. E Menegazzi non ha dubbi: «Che piaccia o meno Muggia è al primo posto a livello regionale per patologie legate all'amianto, credo sia giusto affrontare questa triste realtà pensando al passato ma soprattutto al futuro». Le problematiche legate all'alacre lavoro di recupero dati da parte Menegazzi sono state però molteplici. «Le aziende nella quale i lavoratori hanno prestato servizio sono ormai cessate, o fallite, oppure hanno cambiato sede, stabilimento, ragione sociale – spiega l'ex assessore -. Spesso poi non è rintracciabile la documentazione necessaria a sostenere la sussistenza del rapporto di lavoro tra l’ex dipendente e la ditta scomparsa, premessa fondamentale a dimostrare l’e esposizione ad amianto».

Ciò ovviamente comporta enormi difficoltà ai fini dell’assistenza ai lavoratori, in particolare a quelli malati, che devono seguire un lungo iter di ricerche e valutazioni ai fini di vedere riconosciuti i propri diritti. A seguito delle documentazioni raccolte con un minuzioso lavoro nella scorsa primavera e legate al riconoscimento del periodo di lavoro e prevenzione dei dipendenti dei cantieri navali di Muggia, che riguardano soprattutto il problema del contatto con le fibre di amianto (causa dell’asbestosi), il materiale ricevuto, quali fotocopie dei libretti di lavoro, documenti sanitari di vario genere, fotografie relative alle situazioni ambientali di lavoro all’interno dei cantieri navali ed altro ancora, è stato ora consegnato al responsabile della struttura di prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Azienda sanitaria triestina dottor Patussi che recentemente ha avuto un incontro con gli ex dipendenti dei cantieri navali.

Questo è solo il primo importante passo di un percorso molto più lungo. «Tenendo conto della realtà e della storia di Muggia invitiamo il sindaco Nesladek a mettere in atto iniziative per informare e sensibilizzare la nostra comunità assieme con l’Azienda sanitaria e la commissione regionale amianto sulle ricadute sociali e umane a causa delle patologie derivanti dall’uso dell’amianto», spiega Menegazzi. Ma l'associazione preme anche per pensare al futuro: «Bisogna elaborare un progetto di bonifica e smaltimento dell’amianto tuttora esistente sul suolo comunale, come per esempio quello fatto dalla giunta del Comune di Monfalcone per usufruire dei fondi comunitari per le politiche ambientali un miliardo di euro alla Regione per il periodo 2014 -2019». In ultima istanza Menegazzi vuole promuovere “la comprensione e il sostegno alla proposta di modifica della legge nazionale amianto presentata in sede parlamentare da senatori e deputati di diversi orientamenti politici, punti principali della proposta far funzionare bene il Fondo vittime amianto, provvedimenti alle istituzioni locali per favorire la rimozione e lo smaltimento amianto non solo nel settore industriale ma anche civile, e sorveglianza sanitaria per chi è malato facendo ancora prevenzione”. Chiamato in causa il sindaco di Muggia Nesladek, ha raccolto l'appello di Menegazzi: «L'amministrazione ha già avuto dei contatti con l'associazione ed è chiaro che non possiamo confermare l'adesione all'organizzazione di un tavolo con gli addetti ai lavori per creare un database di chi è stato esposto all'amianto ponendo le basi anche per una proiezione futura su tale questione».

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