Lubiana a un passo dagli aiuti europei

Contatti tra governo e Banca centrale per ottenere l’intervento del Fondo salva Stati e il salvataggio del sistema creditizio
Di Mauro Manzin
epa03785408 German Chancellor Angela Merkel (RIGHT) and Slovenian Prime Minister Alenka Bratusek hold a press conference at the Federal Chancellery in Berlin, Germany, 12 July 2013. They met to discuss the bilateral relationship, European political topics and the current situation in Slovenia. EPA/HANNIBAL HANSCHKE
epa03785408 German Chancellor Angela Merkel (RIGHT) and Slovenian Prime Minister Alenka Bratusek hold a press conference at the Federal Chancellery in Berlin, Germany, 12 July 2013. They met to discuss the bilateral relationship, European political topics and the current situation in Slovenia. EPA/HANNIBAL HANSCHKE

TRIESTE. Non ce la fa, da sola la Slovenia non ce la fa proprio a risollevare le sorti del suo catastrofico sistema bancario che di fatto uccide anche ogni tentativo di rilancio delle capacità imprenditoriali nazionali. Così anche la premier Alenka Bratušek non può più negare i contatti avviati dall’esecutivo con la Banca di Slovenia relativi alla richiesta di aiuto al Fondo salva stati dell’Unione europea proprio per cercare di evitare che le banche del Paese non chiudano per fallimento. La Bratušek continua a gettare acqua sul fuoco ma negare l’evidenza è impossibile, soprattutto quella, a volte spietata, dei numeri. Infatti se il governo prevede che per sanare le banche slovene serva una ricapitalizzazione delle stesse pari a 1,2 miliardi di euro, un’analisi decisamente più realistica dello stato delle cose porta a prevedere invece un’iniezione da 5 miliardi di euro. La premier sostiene che tutto sarà svelato dopo gli stress test cui gli istituti bancari sono sottoposti in questi giorni e i cui risultati saranno resi noti i primi giorni del prossimo mese. Eppoi, sempre secondo la Bratušek, la richiesta di aiuto all’Europa per il salvataggio delle banche non determinerebbe il tanto temuto arrivo in Slovenia della troika targata Ue. Diplomatiche le dichiarazioni del direttore del Fondo salva stati europeo, Klaus Regling il quale in un’intervista al Wall Street Journal ha affermato che fino ad ora il governo sloveno continua a sostenere di non aver bisogno di aiuto. «Sappiamo - ha dichiarato - che hanno già chiuso due piccole banche, sappiamo che almeno due delle sue tre banche più importanti hanno urgente bisogno di aiuto, ma da Lubiana continuano a ripeterci che ci penseranno loro. Forse hanno emesso titoli di Stato sul mercato finanziario». Regling poi definisce «assolutamente normali» le ritrosie slovene alla richiesta di aiuto che, del resto, va dato solo come extrema ratio visto che il denaro che viene sborsato arriva dai portafogli degli altri Stati membri.

La situazione forse sarà più chiara dopo l’incontro previsto lunedì prossimo a Lubiana proprio tra la Bratušek e il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. «Noi gli spiegheremo quanto stiamo facendo in modo approfondito e dettagliato - sostiene la premier - gli diremo che siamo pronti a trasferire tutti i derivati e i crediti inesigibili delle nostre banche nella cosiddetta “Bad Bank”, ma personalmente gli chiederò anche perché alcune cose proprio relative alla “Bad Bank” siano state affrontate con molta lentezza proprio all’interno della Commissione Ue». Per la Slovenia le prossime saranno ore decisive anche se la disamina dei fatti induce a un serio pessimismo. Infatti se Bratušek si è affannata a spiegare ai manager sloveni riuniti a Pirano che il governo sta lavorando seriamente al risanamento del sistema bancario che consentirebbe di poter offrire finanziamenti competitivi al sistema industriale del Paese, oramai quasi una filastrocca che diventa sempre più poco credibile se non si passa ai fatti concreti, deve incassare la netta osptilità dei sindacati sloveni che hanno interrotto l’incontro con la premier pochi minuti dopo l’inizio dell’incontro. Per le parti sociali è sembrata una vera e propria provocazione da parte del governo la presentazione di un complesso dossier di 400 pagine da esaminare e valutare con solo 24 ore di tempo a disposizione. E così hanno lasciato il tavolo se ne sono andati. «Evidentemente - è stato il commento di Bratušek - non si rendono conto della gravità della situazione in cui versa il Paese». «Questo non è dialogo sociale», è stata la secca replica dei sindacati che preannunciano un autunno caldissimo sul fronte di scioperi e proteste. La Bratušek e il suo sfilacciato governo sono sempre più soli e ben consci di aver bisogno dell’aiuto di mamma (o matrigna) Europa che comporterebbe però anche l’eutanasia di un’intera classe politica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo