Valore aggiunto e lavoro: Gorizia capitale dei cantieri

TRIESTE. Nel comparto cantieristico la provincia di Gorizia è per due volte capoclassifica: nell’incidenza percentuale del valore aggiunto e nell’incidenza percentuale sul totale degli occupati. Lo ha stimato Unioncamere, che ha presentato a La Spezia, in occasione degli “stati generali” camerali dedicati all’economia del mare, uno studio sulle costruzioni navali e nautiche. Ben collocata anche la provincia di Trieste, nona per valore aggiunto e settima per l’occupazione.
In termini più precisi, nell’Isontino l’incidenza del valore aggiunto cantieristico rappresenta il 3,6% del totale economico, con un dato assoluto di 121 milioni di euro. A Trieste l’incidenza percentuale dello 0,9% implica circa 66 milioni. Dal punto di vista occupazionale, nel Goriziano i 2500 addetti al comparto cantieristico, per due terzi assorbiti dallo stabilimento Fincantieri di Monfalcone, significano il 4,3% del totale. A Trieste nella navalmeccanica opera l’1,3% della forza lavoro provinciale, con 1400 addetti, oltre 800 dei quali ripartiti nelle realtà Fincantieri (direzione, passeggio Sant’Andrea, Arsenale).
Una così forte e peculiare concentrazione di attività, come quella dell’area giuliana, è riscontrabile solo nella fascia alto-tirrenica, dove La Spezia e Genova presentano cifre importanti. A La Spezia, per esempio, si parla di quasi 156 milioni di valore aggiunto e di 3mila unità lavorative, oltre un quinto delle quali operanti nel cantiere di Muggiano. Non scherza Genova con un valore aggiunto di 512 milioni e 9mila addetti: anche nel capoluogo ligure Fincantieri, con la divisione militare e con lo stabilimento di Sestri, significa il 20% dell’occupazione settoriale.
Immediatamente a sud quasi tutta la costiera toscana (Massa-Carrara, Lucca, Livorno, Grosseto) partecipa con modalità “distrettuali”. Fenomeno analogo è osservabile sul versante medio-adriatico, a cavallo tra la Romagna e le province marchigiane di Pesaro-Urbino e di Ancona.
Ma se l’analisi Unioncamere è interessante per queste chiavi di lettura geoeconomiche, d’altra parte riesce preoccupante per le cifre riportate, che riassumono una prolungata stagione critica. Unioncamere assomma tutte le attività industriali legate alla cantieristica, da cui si rileva che nel periodo 2008-2012 l’export è sceso di quasi il 40%, passando da 4,3 a 2,6 miliardi. E il 2013 non sembra aver cambiato marcia, dal momento che il semestre sigla nelle esportazioni cantieristiche una flessione del 16,5%. L’andamento negativo si riflette sulla quota mondiale dell’export navalmeccanico, dove lo “share” italiano scende da quasi il 5% del 2007 al 2,2% dell’anno passato.
Nonostante le difficoltà, lo ”shipyard” tricolore resta una voce importante del “made in Italy”: Unioncamere calcola - inserendo nel paniere un indotto molto ampio - 6,6 miliardi di valore aggiunto e 135 mila occupati. E indaga due ulteriori aspetti , legati alla costruzione navale: le tecnologie “verdi” e il militare. Sul piano della sostenibilità ambientale, oltre il 25% dell’imprenditoria cantieristica - un punto e mezzo in più rispetto alla media generale - ha investito nel triennio 2009-11 in prodotti e tecnologia “green”. La Marina militare, infine, apporta un valore aggiunto di quasi 3 miliardi, con alcune fortissime concentrazioni territoriali come La Spezia e Taranto.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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