Lega contro Lega. E il “caso Piccin” diventa una farsa

TRIESTE. In casa Lega continua il duro braccio di ferro tra Mara Piccin, coinvolta nell’inchiesta della magistratura sulla vicenda dei rimborsi, e il partito. I vertici del Carroccio, riuniti la scorsa settimana in Consiglio nazionale (regionale, ndr) con il commissario per il Friuli Venezia Giulia Gianpaolo Dozzo, non solo hanno chiesto alla consigliera di Pordenone il passo indietro dal ruolo di capogruppo in Consiglio regionale ma hanno anche indicato al suo posto la collega d’aula Barbara Zilli. Che si dice pronta: «Sono a disposizione, sarei onorata a farlo», afferma. C’è un problema, però: i vertici del partito non possono “silurare” Piccin senza l’appoggio del gruppo regionale. E l’appoggio, in una vicenda sempre più surreale, non appare affatto scontato. Anzi.
Di sicuro, comunque, il partito opta per Zilli nonostante sulla sua figura pesi ancora un dubbio di “incandidabilità” visti i suoi trascorsi nel consiglio di amministrazione di Agemont, società partecipata dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Zilli, come noto, nei mesi scorsi aveva preso il posto di Stefano Mazzolini, l’ex consigliere eletto alle ultime regionali che però, in virtù dell’incarico da presidente di Promotur (ente regionale) è stato costretto ad abbandonare l’incarico. E la questione è tutt’altro che chiusa: Mazzolini, dopo un estenuante tira e molla con il Consiglio regionale, aveva chiaramente annunciato l’intenzione di continuare la sua battaglia in Tribunale.
Se su Zilli si pronuncerà la Giunta per le elezioni a metà mese, il problema per il Carroccio resta Piccin: la capogruppo, regolamento alla mano, ritiene «illegittima» la presa di posizione del partito e rimanda al gruppo consiliare qualsiasi scelta su chi dovrà reggere la squadra di leghisti in piazza Oberdan. «Apprendo dalla stampa queste cose, ma io non sono stata contattata», commenta. Comunque «sarà il gruppo a decidere», ribadisce. Per poi chiarire che «fermo restando che la scelta della sospensione è corretta, è illegittima la posizione del Consiglio nazionale della Lega Nord che ha deliberato che io debba lasciare il gruppo consiliare». Questo infatti «non è previsto dal regolamento e dallo statuto. Non è previsto che un Consiglio nazionale decida per il consigliere che è una carica elettiva».
Piccin, una legislatura alle spalle e oltre 3 mila preferenze alle ultime elezioni, fa valere i voti dei cittadini. Zilli dal canto suo non scende nella polemica e non intende innescare alcun caso personale con la Lega, tanto meno con la collega Piccin: «Con molta onestà e trasparenza – ci tiene a sottolineare – dico che della questione certamente se n’è discusso in Consiglio nazionale». La proposta del passo indietro della capogruppo «è condivisa all’interno del partito, ma non è assolutamente nulla di ufficiale. Lo stabiliremo nei prossimi giorni, ma se la Lega mi domanda di assumere l’incarico di capogruppo sono a disposizione del partito, sarei onorata a farlo».
Tecnicamente non esiste un voto di “sfiducia” formale a Piccin da parte del gruppo. Comunque vada (un’alzata di mano davanti a un tavolo?) per chiudere la questione a decidere sono i tre componenti che rappresentano il Carroccio in aula: la stessa Piccin, che verosimilmente non si “voterà” contro; Zilli, intenzionata a seguire le direttive del partito e dunque con ogni probabilità ad “auto-appoggiarsi” e, infine, Claudio Violino, l’ago della bilancia di questo testa a testa leghista. L’ex assessore non commenta, ma fonti interne al Carroccio sono pronte a scommettere che anche lui si atterrà alla linea del partito. Ma altri, altrettanto accreditati, sono certi che farà proprio il contrario: Violino mai si metterebbe di traverso alla collega per assecondare Dozzo. Un rebus che di qui alle prossime settimane dovrebbe trovare una soluzione definitiva. Che, per il deputato triestino Massimiliano Federiga è invece già molto chiara: «Chi decide è il Consiglio nazionale e bisogna attenersi a quanto dispone il partito. Altrimenti – puntualizza il parlamentare del Carroccio – ci si autosospende dalla Lega per sempre. Le regole vanno rispettate – insiste – nessuno è sopra agli altri, soprattutto in casi così delicati. Perché chi tira la corda fa il danno della Lega Nord».
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