«I negozi saranno cannibalizzati dalla nuova megastruttura»

«Gli spazi commerciali più piccoli saranno cannibalizzati dal nuovo, enorme parco commerciale». A sostenerlo Gianluca Devido, urbanista del Wwf Fvg, nel corso dell’incontro pubblico promosso da...

«Gli spazi commerciali più piccoli saranno cannibalizzati dal nuovo, enorme parco commerciale».

A sostenerlo Gianluca Devido, urbanista del Wwf Fvg, nel corso dell’incontro pubblico promosso da comitato No smog Villesse, Forum Gorizia e Wwf isontino, sul tema “Grande distribuzione... quanto ci costi? Consumo di suolo e proliferazione dei centri commerciali nell’Isontino e nella Bassa Friulana”. «Centri commerciali così grandi - le parole di Devido - costringono alla chiusura altri centri minori oltre ai piccoli negozi del tessuto urbano in una vasta area. I risultati sono la chiusura di centri commerciali minori, la chiusura di negozi di vicinato con perdita di tessuto sociale e la trasformazione dei centri urbani in città-dormitorio, aree artigianali abbandonate da imprese colpite dalla crisi e, nel nostro territorio, anche molte caserme. Gli spazi che restano inutilizzati sono definiti “zone grigie”. Altri Paesi, come Gran Bretagna e Usa, hanno già passato questa fase e hanno cercato di riutilizzare questi edifici per palestre, scuole o altre attività economiche innovative. In Italia non ci sono ancora idee su come affrontare questi aspetti». I giovani urbanisti Enrico Buscato e Alberto Fabio, che hanno svolto degli studi sugli Factory outlet center e su Ikea hanno messo in evidenza i meccanismi che inducono i Comuni ad accettare di buon grado questi enormi insediamenti sul loro territorio: le compensazioni economiche, le opere compensative, gli oneri urbanistici, l’Imu. «L’outlet di Aiello, ad esempio, porta al Comune 65.000 euro all’anno di sola Imu, non poco per l’amministrazione di un paese - fa sapere il Wwf -. Il Piano regionale per la grande distribuzione imponeva delle soglie alla crescita delle aree commerciali, ma anche questo pur blando controllo è venuto a cadere con il Decreto Monti del 2012, che liberalizza totalmente il settore e lascia mano libera ai Comuni, quasi sempre poco attrezzati per far fronte all’organizzazione di grandi multinazionali.

Tommaso Montanari, del comitato No smog e consigliere comunale di Villesse, ha proposto un confronto tra il paese del 2006, già dotato della zona industriale più grande della provincia in rapporto alla popolazione (peraltro costruita lungo l’Isonzo in aree di tutela paesaggistica) e in espansione lungo l’asse viario, con la Villesse del 2013. L’intera area residenziale del paese misura 49,7 ettari, il parco commerciale ne coprirà da solo 45,8, quindi un raddoppio delle aree urbanizzate. «Tra le conseguenze la cosiddetta viabilità di servizio, che dal 2008 è ancora in fase di cantiere e ha causato numerosi incidenti e l'aumento di inquinamento da traffico, un aspetto largamente sottovalutato dalle amministrazioni locali», la sottolineatura di Montanari.

Nel corso del vivace dibattito è emerso infine che i valori immobiliari dell'edificato esistente in quel di Villesse non ha subito quegli incrementi che erano stati preannunciati, in quanto i lavoratori del mega-centro non saranno in grado di acquistare una propria abitazione.

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