Scatta lo sgombero parziale del Cie di Gradisca

Roma dispone il trasferimento degli immigrati: 38 partiranno oggi per Trapani, nel centro ne resterà solo una decina. Agibili appena 18 posti letto. Il Sap: «Lo Stato si arrende»
Bumbaca Gorizia 17.08.2013 Gradisca CIE manifestazione e migranti sul tetto Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 17.08.2013 Gradisca CIE manifestazione e migranti sul tetto Fotografia di Pierluigi Bumbaca

GRADISCA. Il Cie di Gradisca, ormai in ginocchio, viene parzialmente sgomberato. Da subito. La clamorosa decisione è stata presa ieri dal ministero dell'Interno ed è trapelata nel tardo pomeriggio: per disposizione del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Viminale sarà attuato un maxi-trasferimento di ospiti al Cie di Trapani. Secondo alcune indiscrezioni che al momento non trovano conferme ufficiali, potrebbe essere il primo passo verso una temporanea chiusura del centro in attesa che sia ripristinata la sua completa funzionalità dopo i tumulti degli ultimi mesi che lo hanno praticamente distrutto.

Scatola vuota

Il provvedimento preso ieri riguarda ben 38 clandestini che questa mattina alle 11.30 partiranno alla volta della Sicilia. A questi vanno sommati i 12 stranieri irregolari per i quali in queste ore sono state accelerate le operazioni di rimpatrio o di allontanamento dall'ex Polonio. Al Cie rimarranno non più di dieci immigrati, più facili da controllare. Di fatto, dunque, da oggi l'ex Polonio - che ospitava poco più di una sessantina di persone - diventa una scatola semi-vuota. Tra l'altro viene confermato che al momento il numero di posti letto agibili è di appena 18 unità. È invece pienamente operativo il vicino Cara-Cda, che ospita profughi e richiedenti asilo e non presenta profili di criticità.

Il giallo della chiusura

Un provvedimento talmente forte che in serata si sono diffuse voci - non confermate - sul fatto che tale decisione del Viminale possa costituire il preludio ad una possibile chiusura temporanea dell'ex caserma Polonio. Provvedimento a lungo invocato dal centrosinistra (sia a livello nazionale che locale, in primis dal governatore Serracchiani), ma che sarebbe tutt'al più finalizzato al completamento dei lavori di ripristino delle sezioni letteralmente devastate dai migranti nel corso degli ultimi tre anni. L'impressione è che la situazione sia molto fluida, al punto che neppure Prefettura e Questura hanno confermato o smentito qualsivoglia scenario.

Il realismo del sindaco

Senza conferme ufficiali da parte delle istituzioni statali, il sindaco della cittadina isontina Franco Tommasini non pare volersi fare troppe illusioni. Ma è convinto che il momento per chiedere a gran voce la chiusura del Cie è non era mai stato piu' propizio. «La chiusura mi sembrerebbe in questo momento un passaggio logico - afferma senza mezze misure -. Sappiamo perfettamente in che situazione si trovi la struttura in questo momento. Presenta condizioni precarie per la sicurezza e la dignità sia dei trattenuti sia di chi vi lavora, operatori e forze dell'ordine su tutti. Non c’erano mai state sinora condizioni più adatte di queste per chiedere la chiusura del Cie. Auspico - conclude - che ora la politica possa fare sentire la sua voce in questa fase di transizione. Ma non mi faccio illusioni, e non voglio che se ne facciano i miei concittadini».

La reazione dei poliziotti

«A quanto pare quella presa a Roma è una decisione politica, non operativa - commenta Angelo Obit, segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia/Sap -. Di fatto lo Stato si arrende a chi ha devastato il centro. Persone, lo ricordo, in attesa di espulsione e rimpatrio perchè provenienti dal circuito carcerario e ritenute pericolose. Persone che con i disperati di Lampedusa o i richiedenti asilo del Cara non c'entrano nulla. Il messaggio che passa con questo provvedimento - conclude amaro - è che con la violenza si può ottenere tutto, persino la sospensione di regole democraticamente votate e alle quali la politica non è sinora stata capace di proporre delle alternative».

La situazione oltre le sbarre

Anche ieri, intanto, si sono registrati momenti di tensione. Gli ospiti hanno trascorso la giornata ammassati nell'unica camerata ritenuta agibile e sul pavimento del corridoio che conduce al centralino. Due immigrati hanno compiuto atti di autolesionismo: uno ha ingoiato diversi oggetti tra cui mollette, chiavi e pezzi di plastica. Un secondo si è ferito alla testa sbattendosela nelle sbarre. Sullo sfondo, altre tre situazioni arroventano il caso-Cie: oggi i dipendenti denunceranno gli ennesimi ritardi nell'erogazione dei salari; sabato la galassia di movimenti e associazioni anti-centro protesterà davanti alla struttura; domenica invece è annunciato a Gradisca il segretario del Carroccio Matteo Salvini.

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