Via gli ultimi nove ospiti. Il Cie di Gradisca rimarrà chiuso per sei mesi

Stop provvisorio per ripristinare l’agibilità della struttura. Già in giornata il probabile completamento dello sgombero

GRADISCA. L’«azzeramento» del Cie di Gradisca non si ferma. E anzi, probabilmente già oggi, l’ex Polonio potrebbe chiudere per i prossimi sei mesi. Lo sgombero avviato a sorpresa dal Viminale ieri mattina ha vissuto, come anticipato dal Piccolo, la sua prima puntata: 36 ospiti sono stati trasferiti nel Centro di identificazione ed espulsione di Milo (Trapani) con un volo targato Poste Italiane partito dall'areoporto di Ronchi. Per altri 13 stranieri irregolari, invece, sono state disposte,e accelerate, le operazioni di rimpatrio nei paesi d'origine. Due immigrati avrebbero nel frattempo formalizzato richiesta di protezione umanitaria. Secondo quanto appreso, sino al tardo pomeriggio di ieri dietro le sbarre dell'ex caserma Polonio rimanevano solo nove immigrati, a fronte di una capienza di 248 posti. E già oggi, secondo alcune indiscrezioni, anche loro dovrebbero lasciare Gradisca per essere smistati tra i Cie di Milano, Torino e Trapani.

Per tutta la giornata di ieri, mentre il filo diretto Roma-Gorizia era evidentemente tanto serrato quanto riservato, si sono rincorse voci ed ipotesi su quale sarà ora il destino della struttura. Il Cie isontino, appare a questo punto scontato, verrà presto interessato da lavori di ristrutturazione e ripristino della sicurezza. Ma è chiaro che sotto il cielo della politica c'è chi - fra gli schieramenti contrari alle attuali norme sull'immigrazione - spera che la chiusura da provvisoria possa diventare definitiva. O auspica, come obiettivo minimo, che si arrivi ad una “umanizzazione” del centro. In attesa di conferme ufficiali sullo stop, seppur provvisorio, all’operatività del centro che tardano ad arrivare, la Questura di Gorizia si è limitata a precisare che nel centro sono attualmente agibili ancora 18 posti letto e che «al momento non è contemplata l'ipotesi di uno sgombero totale». A quanto risulta però, come detto, anche per i nove ospiti rimasti stanno per scattare - a seconda dei casi - o il trasferimento in altri Cie (nella fattispecie Milano, Torino e Trapani), oppure del rimpatrio, o infine dell'intimazione a lasciare il territorio italiano entro una settimana.

Uno scenario che porterebbe dunque al definitivo svuotamento della struttura. E che sarebbe avvalorato anche da un secondo retroscena: sarebbe infatti già pronta una disposizione della Questura destinata ad azzerare nei giorni a venire anche i dispositivi di vigilanza. «Provvedimento che avrebbe del clamoroso, se si pensa che la struttura è stata sorvegliata persino negli anni della sua costruzione quando non aveva neppure ospitato il primo clandestino», riflettono i sindacati di polizia, che continuano a parlare di «uno Stato che si è arreso» e respingono sdegnati al mittente le accuse di violenze e pestaggi sugli immigrati.

Sul destino della struttura sembra non avere dubbi invece il presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, Luigi Manconi. «Il Cie di Gradisca è stato svuotato e temporaneamente chiuso come ripetutamente chiesto al ministro Alfano negli ultimi mesi, anche da parte di parlamentari e amministratori del territorio. A questo punsto, propongo che si arrivi alla chiusura definitiva e che la struttura venga utilizzata, una volta ristrutturata, per ampliare il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara-Cda) situato a pochi metri».

Intanto, in una situazione a dir poco fumosa, la polizia ha individuato una parte dei responsabili dei disordini scoppiati all'interno del Cie tra mercoledì e sabato scorsi. Alcuni immigrati sono stati denunciati per danneggiamento; un cittadino nordafricano è accusato di lesioni per aver aggredito un altro ospite del centro, che si sarebbe rifiutato di gettare addosso agli operatori una bottiglia riempita con escrementi.

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