Piena competenza del giudice Leanza sulla causa del Mtl

«L’eccezione di giurisdizione è inammissibile e va respinta».
Quando il giudice Pietro Leanza ha pronunciato questa frase non ci sono stati nè urla, nè proteste. Solo qualche mugugno tra i militanti del movimento Trieste libera, una trentina presenti nell’aula al pian terreno del palazzo di Giustizia. Qualcuno che era lì ha ammesso che non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. Ma Leanza, per dirla con gli aderenti al movimento indipendentista (che non hanno nascosto la loro soddisfazione), nel motivare la sua ordinanza, dopo aver toccato le motivazioni espresse nel provvedimento del Tar e di altri giudici penali, ha fatto un breve escursus storico ricordando in sostanza che nel 1975 il trattato di Osimo «che poi non è stato modificato» ha attribuito Trieste all’Italia a titolo di amministrazione. In breve la frase relativa alla ricostruzione storico-giuridica pronunciata dal giudice, da molti, è stata interpretata come se fino al 1975 a Trieste vi fosse stata appunto la sola amministrazione civile provvisoria. Di fatto il rigetto dell’eccezione è finito, per il movimento Tlt, in secondo piano. Poco importa, in sostanza. Avanti tutta. Il processo (italiano) in cui Roberto Giurastante, il portavoce del movimento è parte offesa finalmente si è potuto - lentamente - avviare dopo oltre sei mesi con la presenza due giudici (il primo era stato Paolo Vascotto) che si sono succeduti. Di ricusazione in ricusazione, secondo una prassi consolidata.
Oggetto del processo l’accusa di diffamazione a carico del giornalista di Antenna Tre, Luigi Gandi. In particolare una trasmissione il cui contenuto era stato ritenuto offensivo da Giurastante (assistito dall’avvocato Longo), che aveva sporto querela rivolgedosi alla giustizia italiana. Respinta dal giudice Leanza anche l’eccezione sulla competenza territoriale avanzata dal difensore di Gandi, l’avvocato Massimiliano Paniz, figlio di Maurizio, uno dei consiglieri giuridici di Silvio Berlusconi. Aveva chiesto di spostare il processo a Treviso perché la sede legale dell’emittente si trova in quella città.
Davanti al Tribunale intanto sotto gli occhi di una trentina tra poliziotti e carabinieri ma anche una squadra di agenti del reparto mobile giunti da Padova, si è svolta la manifestazione degli aderenti al movimento Trieste Libera. Giurastante ha arringato la folla (un’ottantina) e si è detto soddisfatto del processo. Un passo avanti. Slogan, vestiti a tema, striscioni e bandieroni. Nel sacro nome dell'alabarda con il finale del coro organizzato prima del rompete le righe e l'incipit del solista: «Trieste!». E poi «Libera».
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