L’incontro Budinich-Salam Tutto iniziò al Castelletto

L’idea durante un simposio sulle particelle elementari. Con l’appoggio anche del governo, Trieste superò la concorrenza di Vienna, Copenaghen e Firenze
Di Fabio Pagan
Lasorte Trieste 19/04/14 - Miramare, Centro di Fisica Teorica, ICTP
Lasorte Trieste 19/04/14 - Miramare, Centro di Fisica Teorica, ICTP

Venerdì 14 giugno 1963. Il “Piccolo Sera” esce con un titolo a tutta pagina: “Quinto russo in orbita”. Sono gli anni della gara spaziale Usa-Urss, astronauti e cosmonauti si contendono le prime pagine sui quotidiani di mezzo mondo. Ma subito sotto, incorniciato, un titolo di spalla in bella evidenza: “Il Centro di Fisica Nucleare a Trieste!”. E ancora, in un riquadro su fondo nero: “Deciso a Vienna dai Governatori dell’Agenzia atomica”. Il testo è un comunicato d’agenzia di appena quattro righe. Ma quei titoli sull’edizione serale del nostro quotidiano (con tutta l’enfasi del punto esclamativo) segnano la conclusione d’una battaglia diplomatica iniziata esattamente tre anni prima.

L’incontro

Era infatti il giugno del 1960 quando Paolo Budinich (rientrato a Trieste dopo gli anni dell’apprendistato con due protagonisti della nuova fisica quantistica, Heisenberg a Gottinga e Pauli a Zurigo) aveva organizzato assieme ai colleghi dell’Università un simposio sulle particelle elementari al Castelletto del parco di Miramare. Una trentina i fisici teorici che vi presero parte, molti provenienti da Ginevra, Vienna, Praga, Budapest, Zagabria. Tra loro c’era anche un giovane e brillante fisico pakistano che frequentava le organizzazioni dell’Onu, professore all’Imperial College di Londra, ma che in quel periodo si trovava a Ginevra.

La posizione di Trieste

Tra Budinich e Abdus Salam fu attrazione fatale. Salam aveva portato al simposio un’idea che circolava nella comunità internazionale: quella di creare un istituto che stimolasse la collaborazione tra scienziati occidentali e orientali, scavalcando la “cortina di ferro”. Budinich cercava un’idea capace di proiettare la giovane università triestina in un contesto internazionale. Fu così che Trieste riuscì a spuntarla su concorrenti che – almeno sulla carta – apparivano ben più agguerriti: Vienna, Copenaghen, Firenze. A favore della nostra città giocò sia la sua posizione geografica, sul confine tra due mondi che allora si contrapponevano, sia il deciso sostegno (politico e finanziario) di cui diedero prova il governo italiano e le autorità cittadine.

L’inizio dell’attività

Nell’autunno del 1964 – cinquant’anni fa – il Centro internazionale di fisica teorica iniziava dunque il suo cammino nella sede provvisoria di piazza Oberdan (lì dove poi si insedierà la Regione Friuli Venezia Giulia) in attesa della costruzione della sede definitiva sulla Strada costiera, adiacente al parco di Miramare, che divenne operativa nel 1968. Il primo appuntamento scientifico fu dedicato alla fisica dei plasmi, con la partecipazione di molti studiosi americani e sovietici. Tutti debitamente in giacca e cravatta, come allora si usava anche tra i fisici.

Figlio virtuoso della guerra fredda, l’Ictp (International Centre for Theoretical Physics) sposterà poco a poco il suo baricentro dall’asse Est-Ovest all’asse Nord-Sud, affermandosi come luogo privilegiato e tuttora pressoché unico per l’addestramento dei giovani scienziati dei paesi in via di sviluppo. Senza trascurare la ricerca di punta, come dimostrano il Nobel assegnato a Salam nel 1979 e i successi conseguiti in settori che dalla fisica teorica si sono via via estesi alla scienza dei materiali, allo studio del clima, alla biofisica.

La città della scienza

Il budget annuale del Centro di fisica teorica è di poco più di 23 milioni di euro: l’85 per cento proviene dall’Italia, il resto soprattutto dall’Iaea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, e dall’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’istruzione, la scienza e la cultura. E sulla scia dell’Ictp sono nati la Sissa, la Twas, l’Area di ricerca con il Centro di ingegneria genetica (Icgeb) e il Sincrotrone Elettra. Una costellazione di scienza e di tecnologia che ha restituito a Trieste quel respiro internazionale un tempo affidato alle rotte dei traffici marittimi.

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