A Turriaco i conviventi uniti anche dopo la morte

Dal Consiglio comunale sì al Registro delle unioni di fatto: via libera alla sepoltura nelle tombe di famiglia alle coppie non sposate comprese quello dello stesso sesso
Di Laura Blasich
Altran Turriaco - il cimitero
Altran Turriaco - il cimitero

TURRIACO. Anche a Turriaco i conviventi, di sesso diverso oppure no, possono sperare di rimanere uniti dopo la morte. L'amministrazione comunale ritiene che un'eventuale richiesta in questo senso possa essere accolta. Anche a fronte dell'istituzione del Regolamento delle unioni civili approvato in modo compatto dal Consiglio comunale lunedì sera, con il solo voto contrario dell'esponente del Pdl Carlo Muset, convinto che In questo modo si voglia limitare la libertà proprio di chi ha effettuato una scelta autonoma e consapevole».

In ogni caso nel Regolamento per il riconoscimento delle Unioni civili, su proposta del partner di maggioranza Rifondazione comunista, l'amministrazione comunale ha voluto inserire come ambito di intervento anche quello dei servizi cimiteriali. Oltre a quelli di casa, sanità e servizi sociali, politiche per i giovani, genitori e anziani, sport e tempo libero, formazione, scuola e servizi educativi, diritti e partecipazione. «Abbiamo già effettuato una prima verifica - spiega il vicesindaco Enrico Bullian - e crediamo sia possibile concedere la sepoltura nella stessa tomba anche ai conviventi. L'orientamento è quindi quello di accogliere eventuali richieste».

Finora, comunque, il Comune di Turriaco non ha mai dovuto affrontare un caso del genere. A differenza di quello di Cervignano che, non a caso, a fine estate del 2011 ha modificato il regolamento dei servizi cimiteriali sollecitato dalla domanda avanzata da un cittadino, divorziato, che desiderava accogliere l'ex moglie nella sua tomba di famiglia.

A Monfalcone negli scorsi mesi è stata invece stato posto il problema dell'esigenza di procedere a un adeguamento del regolamento di polizia mortuaria dal presidente della Commissione regolamenti, Giovanni Iacono (Sel). Certo è che lunedì sera, con la sola eccezione di Muset, tutti i consiglieri si sono detti favorevoli a «un atto di civiltà». «Sappiamo che alcuni diritti, a livello locale, sono già applicati per chi ha la residenza anagrafica nella stessa abitazione, a prescindere dal sesso - ha detto il sindaco Alessandra Brumat -. Crediamo però che questa azione, soprattutto se non sarà isolata, possa essere di stimolo nei confronti del Governo nazionale per regolamentare la materia. Finalmente pare ci sia un'ampia condivisione e quindi speriamo che i tempi siano davvero brevi».

A Muset che contestava l'inutilità del Registro, ha ribattutto sempre dai banchi della minoranza Livio Spanghero di Paese in Comune. «L'iscrizione al registro in realtà - ha detto - può servire a rivendicare anche il pregresso nel momento del varo di una normativa in merito». «Non c'è l'obbligo di iscriversi - ha aggiunto il vicesindaco Bullian -. Ognuno rimane libero di decidere con una possibilità in più di rivendicare i propri diritti». L'amministrazione crede che l'approvazione del Regolamento potrà servire come spunto per un confronto pubblico e quindi una sensibilizzazione della comunità. L'atto sarà inoltre inviato per conoscenza al nuovo Parlamento.

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