A2A, il Pd compatto dice no al carbone

Posizione unanime del circolo presieduto da Frisenna: «La prorità è la salute ma si deve pensare anche all’occupazione»
Di Giuseppe Palladini
Altran Mf-convegno DS Omar Greco
Altran Mf-convegno DS Omar Greco

Il Pd mette una pietra tombale sull’utilizzo del carbone, di qualsiasi tipo, nella centrale A2A. La “sentenza” definitiva è stata emessa dal direttivo del circolo di Monfalcone, che ha discusso le linee politiche per l’impianto. Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco Silvia Altran, gran parte della giunta e anche il presidente della Provincia Enrico Gherghetta (in quanto iscritto a questo circolo), oltre naturalmente al segretario Paolo Frisenna e al segretario provinciale (nonchè vicesindaco) Omar Greco.

«Abbiamo ribadito - spiega Greco - la posizione già affermata la scorsa estate: no al carbone. Non crediamo inoltre nella dicotomia salute del Mandamento-lavoro, bisogna salvare entrambi gli aspetti qualora in futuro si dovesse arrivare alla chiusura della centrale». Il segretario provinciale pidiessino osserva che si tratta comunque di un impianto con valenza regionale, e quindi su decisioni rilevanti vanno coinvolte la Regione e il Governo.

«Monfalcone - rimarca ancora Greco - ha già dato moltissimo in tema di salute, e quindi non vogliamo far correre ulteriori rischi ai nostri cittadini. Per questo il modello di sviluppo non può più basarsi sull’uso di combustibili fossili».

Ciò non significa che il Pd sia contrario a creare a Monfalcone un polo energetico. Serve però, sottilineano i due segretari, un approccio differente che punti a ottimizzare le risorse e a ricercare energia pulita.

Ma se A2A decidesse che il carbone è l’unica fonte di energia utilizzabile nella centrale? «Ribadiremo la nostra contrarietà - risponde Greco - e ci prepareremo a un percorso per la chiusura e la dismissione dell’impianto, che andranno gestite a 360 gradi, con l’azienda e gli enti locali».

Quella assunta dal direttivo del Pd è dunque una posizione unanime: a Monfalcone non c’è spazio per un futuro a carbone. «A questo punto - sottolinea il presidente della Provincia, Gherghetta - ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Mi auguro che A2A non presenti un progetto per l’uso del carbone pulito, perchè riceverebbe un nuovo no». Il futuro, secondo Gherghetta, sta nella “green eeconomy”, e la centrale è un pezzo di questo futuro. «Abbandonate la vecchia strategia - è l’invito aalla multiutility bresciano-milanese - perchè non passerà. Discutiamo di strategie diverse».

Sempre sul fronte della Provincia, la commissione tecnico-scientifica presieduta da Giorgio Einaudi sta intanto completando gli studi sul progetto di riconversione della centrale. «Tra gennaio e febbraio - annuncia Gherghetta - sarà pronto un documento che renderemo pubblico».

Il segretario del circolo, Frisenna, ricorda dal canto suo che il no al carbone è sancito da un ordine del giorno votato dal Consiglio comunale lo scorso gennaio, e rispondendo alle critiche dell’opposizione (anche extra consiglio) rimarca che la priorità va alla tutela della salute, anche se c’è la «consapevolezza di un approccio responsabile verso le garanzie occupazionali». Ma se A2A decidesse di chiudere la centrale, ossserva sempre Frisenna, bisognerebbe pensare alla sua riconversione, perche «la bonifica del sito e la sua trasformazione porterebbero a una catastrofe ambientale non da poco». Con riguardo alle 150 persone occupate nell’impianto (ma altre 150 lavorano nell’indotto), sempre Frisenna precisa che l’età media è di 55 anni, per cui, in caso di chiusura, potrebbero essere accompagnate verso il pensionamento o ricollocate, trattandosi di personale qualificato.

«Sarebbe utile capire che piani A2A ha in mente - conclude Frisenna –. Visto che sono stati loro ad avviare un percorso di confronto, venendo in Consiglio comunale, ora gli amministratori e i cittadini hanno diritto di conoscere le intenzioni dell’azienda. Noi abbiamo dato delle risposte, ora loro dicano lungo quali binari intendono proseguire».

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