Accoglienza profughi: tre offerte per il bando

Ricordate il bando di gara riguardante sia l’accoglienza di cittadini stranieri in strutture residenziali e alberghiere, sia la gestione dei servizi connessi sul territorio della provincia di Gorizia? In ballo c’erano 3.356.500 euro e questo serbatoio di denaro pareva fosse un’eccezionale “calamita” per attirare tante, tantissime candidature. Ma alla fine dei conti le richieste pervenute sono state... tre.
A rivelarlo il prefetto Vittorio Zappalorto. Che si limita ad osservare «Ora procederemo con l’apertura delle buste e poi si vedrà», ma è evidente dal suo tono di voce che non è soddisfatto. Che le cose non si stessero mettendo per il verso giusto, lo si era già capito nei giorni scorsi quando la Prefettura era stata costretta a prorogare di qualche giorno l’originaria scadenza del bando: una decisione presa, evidentemente, per lo scarso successo che stava avendo la gara. E così, chi si aspettava che arrivasse una pioggia di offerte (soprattutto da parte di privati) è andato deluso.
Il problema è che il flusso di immigrati è incessante. «Sì, continuano ad arrivare. Gorizia - parole del prefetto Zappalorto - resta una mèta privilegiata per tutte queste persone. Oggi ce ne sono 204 al Cara di Gradisca d’Isonzo, 150 al Nazareno, 40 all’hotel Internazionale in via Trieste, 15 a San Canzian d’Isonzo e cinque ospitati in abitazioni private a Gorizia». Pertanto, nell’Isontino, il numero dei richiedenti-asilo continua ad attestarsi ben sopra le 400 unità.
Interessanti i dati relativi alla provenienza di queste persone che, per semplicità, abbiamo sempre definito afghani o pakistani. E in effetti quelle sono le nazionalità più frequenti: come si può vedere anche dalla tabella in alto, gli afghani arrivati a Gorizia nel corso del 2014 sono stati 337, seguiti dai pakistani (109 complessivamente). Poi ci sono gli abitanti del Mali (46), seguiti a distanza dai nigeriani (19 in tutto) e dalle persone originarie della Guinea (16). In pratica, dall’Afghanistan giunge il 61% dei richiedenti-asilo presenti nell’Isontino.
Ma torniamo al bando “sfortunato”: erano ammessi a presentare domanda i soggetti indicati all’articolo 34 del decreto legislativo 163/2006 nonché le associazioni riconosciute e non riconosciute, le fondazioni o altri organismi o raggruppamenti che hanno fra i loro fini istituzionali quello di operare in un settore di intervento pertinente con il servizio oggetto dell'accordo-quadro. L’appalto avrà una durata sino al 31 dicembre prossimo. A conti fatti, presupponendo una presenza costante nell’arco dei nove mesi di durata dell’accordo, il Viminale ha stanziato una cifra che è ritenuta sufficiente a coprire le spese per garantire la permanenza sul territorio isontino di 355 immigrati, meno degli oltre 460 oggi presenti sul territorio. Tuttavia, il bando - rivolto a tutti i Comuni della provincia - esclude Gradisca d’Isonzo, «dove è già attivo un centro governativo di accoglienza», si legge nella documentazione.
Interessante il capitolo relativo ai requisiti. Il soggetto partecipante doveva possedere «comprovata esperienza» nell’ultimo triennio nell’espletamento di servizi in ambito Sprar ovvero in progetti di accoglienza destinati ai richiedenti protezione internazionale o nella gestione dell’emergenza Nordafrica o Mare Nostrum o nei servizi di accoglienza e integrazione della persona. Non solo. Chi si candidava, doveva disporre di una o più strutture, idonee a norma di legge, con adeguato numero di servizi igienici con un minimo di 15 posti e un massimo di 90, ubicate in uno o più Comuni dell’Isontino, ad esclusione - torniamo a ricordarlo - di Gradisca. «Le strutture da impiegare - si legge ancora nel bando - devono essere situate in edifici di proprietà privata o pubblica ad uso ricettivo (anche alberghiero)». Forse questo ha frenato le adesioni.
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