Acqua da una falla Paura sul cargo turco soccorso in alto mare

SPALATO. Momenti drammatici ieri sul cargo turco Haksa, battente bandiera delle Palau, che nelle prime ore del mattino ha cominciato a imbarcare acqua a causa di una falla provocata da cause ancora sconosciute e al vaglio degli inquirenti. L'incidente si è verificato in acque internazionali, nel mezzo dell'Adriatico, 16 miglia a nord-ovest dell'isolotto croato di Pomo (Jabuka). Le operazioni di soccorso sono state coordinate al meglio dai centri italiano e croato per le ricerche e il salvataggio in mare, entrati in zione alle 4.16 del mattino, non appena ricevuta notizia che nella sala macchine del cargo, lungo 85 metri e con 13 membri d'equipaggio, l'acqua stava entrando in gran quantità, tanto che il mercantile rischiava di colare a picco.
Poiché la nave cisterna italiana Valcadore si trovava a non più di 4 miglia dall'Haksa, l'equipaggio italiano ha ricevuto l'ordine di recarsi nel luogo dell'avaria, per mettere in salvo i marittimi del cargo che trasportava un carico di tremila tonnellate di magnesite, minerale pericoloso per l'ambiente in caso di affondamento. La Valcadore è giunta a poche decine di metri dall'unità turca intorno alle 5.10, con i comandanti delle due navi che hanno ordinato l'evacuazione dell'equipaggio. Sei marittimi turchi e due indiani hanno lasciato il mercantile a bordo di una motovedetta della Polizia, per essere subito trasportati a Spalato dove sono stati rifocillati e hanno potuto riposare dopo una notte drammatica. Gli altri cinque componenti dell'equipaggio, tutti cittadini turchi, tra i quali il comandante, si sono invece rifiutati di abbandonare la nave, asserendo di voler restare a bordo per poterla salvare.
Da quanto è stato fatto sapere, l'Haksa sarà rimorchiata fino al cantiere di riparazioni navali di Traù (Trogir), nello Spalatino, e qui riparata. Secondo le istituzioni, nei serbatoi del mercantile vi sono una settantina di tonnellate di carburante e finora non è stata osservata alcuna traccia di sversamento in mare. La situazione ieri veniva attentamente controllata da equipaggi di motovedette e rimorchiatori per evitare il temuto affondamento. Il capo della Polizia marittima di Spalato, Joso Vujić, ha dichiarato ai giornalisti di avere parlato con il comandante dell'Haksa, che ha detto di non avere avuto alcun indizio in merito a un’avvenuta collisione. «Si tratta di una nave cotruita nel 1993 e che dalla Turchia si stava dirigendo verso il porto sloveno di Capodistria – ha spiegato Vujić – probabilmente la falla è stata causata dalla vetustà di una parte dello scafo ormai inadatta alla navigazione. Materiale insomma esausto, che ha ceduto nei pressi dell'isoletta di Pomo».
Vujić, che ha lodato l'azione comune dei due centri croato e italiano, così come del centro di coordinamento per le operazioni di salvataggio in mare che ha sede a Fiume, ha messo in rilievo la qualità e rapidità dei soccorsi, aggiungendo che non vi è il pericolo di inquinamento del mare o di esplosione del cargo turco che in queste ore dovrebbe raggiungere lo stabilimento di Traù.
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