Addio assunzione per un precario su due

La buona notizia è che il Comune ha assunto 222 precari dell’Area educazione. Quella cattiva è che è sfumato il miraggio dell’assunzione per altri duecento lavoratori di ricreatori e scuole municipali. Solo un operatore su due, insomma, ce l’ha fatta. Per chi ha perso il giro, solo un magro “premio di consolazione”: la consapevolezza che, tra una supplenza e l’altra, un lavoro anche il prossimo anno si scaverà. Ma sarà sempre un lavoro a tempo determinato, ben diverso dal tanto agognato posto fisso che, questa volta, sembrava davvero a portata di mano. Di mezzo, invece, si sono messi i limiti imposti da governo, Regione e Provincia.
Limiti analizzati ieri in quinta commissione, con i consiglieri chiamati ad esaminare un testo che, teoricamente, è assolutamente bipartisan e condiviso da tutti. Testo con un “Grande Nemico” individuato nel governo centrale, che “taglia” tutto quello che si muove, in una Regione che fa da ragioniere e, dunque “applica”, e in una Provincia che, nei pochi mesi di vita che le rimangono, riesce ancora a suggerire le assunzioni “istituzionali”, tramite il suo Ufficio dell’impiego. Ufficio che non tiene, non può tenere conto delle graduatorie preesistenti.
A dirla tutta, un incubo. Che ratifica pochi numeri certi e un’infinità di incertezze. E, soprattutto, non dà speranze a breve per la pletora di precari di piazza Unità. Circa duecento supplenti “istituzionalizzati” a fronte dei 222 “stabilizzati”. Un fiume in piena di sotto occupazione. La cartina al tornasole di Trieste e delle altre città che tentano di sottrarsi in qualche maniera ai diktat governativi, ma senza successo. L’assessore al Personale Roberto Treu è quasi mortificato quando deve spiegare, più volte, a Everest Bertoli di Forza Italia che non è una questione di mancata volontà ma di risorse inesistenti, testi di legge ben chiari, limiti totali. Il centrodestra, del resto, sembra aver adottato alcuni degli ultras paracomunali, quelli che non si rassegnano neanche di fronte all’evidenza. «Questi li facciamo saltare», chioserà alla fine dei lavori di commissione uno dei più esagitati. Convinto, evidentemente, che le leggi siano un optional. Ma non è così. Con tutta la calma del mondo, uno dei funzionari più accreditati del Comune, spiega come vanno le cose. «Abbiamo già sistemato 222 lavoratori, altri dovrebbero seguire, perchè questo è l’intendimento del Comune, ma c’è un “ma”. Le Province sono destinate a scomparire? Bene, c’è un problema, quello di ricollocare i loro dipendenti. Per questo la Regione ci ha chiesto di sospendere ogni procedura di assunzione finchè non sarà fatta chiarezza sul loro futuro. E questo implica, per essere chiari, la nostra impossibilità di operare nei cosiddetti settori A e B».
«Abbiamo in scadenza - ammette Treu - le graduatorie per ricreatori e nidi. Dovremo fare, costretti dalle legge 424, un bando sulla base dei suoi contenuti e in vista, comunque, di contratti a tempo determinato». Un passo indietro. L’immaginifica Italia ne ha inventata un’altra. In buona sostanza: i concorsi fatti per accedere ad assunzioni a tempo indeterminato, fatti anche da quelli che possono aspirare al massimo al tempo determinato, valgono per entrambi. Nel senso: sistemati i primi in graduatoria, quelli che prima o poi troveranno un posto libero potranno sistemarsi? Anche no. Le cosiddette “stabilizzazioni” hanno permesso di dare un meritato posto di lavoro a chi si arrabattava da anni ma sono tutt’altro che “aperte”. A dirla tutta: nel frattempo ci sono stati pensionamenti, uscite spontanee e altro dal Comune, ma quel meccanismo non prevede reintegri né turnover. Chi c’è c’è! E non serve neanche guardare alla lista degli esclusi. Non vale, così come non vale nei settori A e B la graduatoria, azzerata in vista del prossimo concorso. Per molti, un’autentica offesa, che equipara concorsisti senza esperienza a gente già al lavoro da anni. Treu allarga le braccia: «È la legge, non possiamo farci niente», mentre il pueblo in aula si inquieta.
In effetti è un’ingiustizia, ma non certo l’ultima, e non di sicuro quella a cui opporsi a muso duro. Servono confronti in primis con la Regione, fa capire Treu, e poi con lo Stato, serve una flessibilità che al momento non è in vista. Serve, soprattutto, un’unità di intenti che, al di là della mozione bipartisan che circola, evidentemente non esiste. Bertoli chiede più e più volte la copia dei pareri originali con cui la Regione ha bocciato le ipotesi del Comune. Treu abbozza e dà istruzioni per prepararla. E pensare che immaginavo venissimo ringraziati per i posti che, nella difficoltà totale, abbiamo portato a casa, con criteri trasparenti, ma vedo che non è così...».
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