Al bar oltre al San Polo, non ci fu evasione dai domiciliari

Monfalconese a processo per evasione, è stato assolto perché il fatto non sussiste. È la sentenza pronunciata dal giudice monocratico del Tribunale di Gorizia, Marcello Coppari, durante l’udienza...
Bonaventura Monfalcone-09.05.2016 Ascensori e ospedale San Polo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-09.05.2016 Ascensori e ospedale San Polo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Monfalconese a processo per evasione, è stato assolto perché il fatto non sussiste. È la sentenza pronunciata dal giudice monocratico del Tribunale di Gorizia, Marcello Coppari, durante l’udienza dello scorso 23 maggio.

L’uomo, R.D., di 60 anni, agli arresti domiciliari, era stato trovato dai carabinieri all’interno di un bar nel quale era entrato durante il tragitto verso casa. Un’uscita dall’abitazione autorizzata, sulla scorta delle cure alle quali doveva sottoporsi, all’ospedale di San Polo. Con ciò a fronte di un orario comunque stabilito, fissando la conclusione della terapia alle 13.

Quel giorno il monfalconese, completata la cura, stava rientrando all’abitazione, l’ospedale alle spalle, a circa 600 metri di distanza, ne bastavano altri 200 per arrivare a casa. Ma è entrato nel pubblico esercizio e quando i militari l’hanno individuato e hanno eseguito i controlli, l’orologio segnava le 15 del pomeriggio. Da qui, dunque, l’accusa di evasione.

Durante il processo la difesa, rappresentata dall’avvocato Laura Luzzatto Guerrini, ha sostenuto il fatto che non vi sia la matematica certezza circa i tempi di terapia e quindi della puntuale uscita dall’ospedale nell’orario stabilito delle 13, poiché potrebbero intervenire circostanze a prolungarne la permanenza in ospedale. Il legale difensore ha inoltre argomentato che il monfalconese fosse comunque diretto a casa, dopo aver effettuato la terapia, peraltro ormai a poca distanza. E comunque, ha osservato il difensore, la presenza del proprio assistito all’interno del bar non costituisce un pericolo di fuga.

Il monfalconese, ha affermato da parte sua l’avvocato, non ha peraltro richiesto consumazioni, presumendo piuttosto che fosse entrato presumibilmente in stato di impellente necessità, se non fors’anche per acquistare le sigarette.

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