Al lavoro la supplente della maestra sospesa

Alla scuola Pitteri di Farra ristabilita la normalità. Il sindaco Fabbro: «Nel processo il Comune non si costituirà parte civile»
Bumbaca Gorizia 26.08.2009 Andrea Figlio di Alessandro Fabbro - Foto di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 26.08.2009 Andrea Figlio di Alessandro Fabbro - Foto di Pierluigi Bumbaca

FARRA. È stata individuata, da parte della dirigenza scolastica dell'istituto comprensivo Francesco Ulderico della Torre, la figura del'insegnante incaricata della delicata supplenza nella quarta elementare della scuola "Riccardo Pitteri" di Farra d'Isonzo. Ovvero la classe teatro dei presunti maltrattamenti nei confronti dei baby alunni da parte di una maestra isontina. La donna, al termine di fitte indagini nelle quali erano state acquisite anche immagini attraverso l'utilizzo di telecamere nascoste, era stata denunciata dai carabinieri in stato di libertà e sospesa dall'insegnamento per sei mesi, ben oltre la fine dell'anno scolastico. Per questa ragione si era aperta la procedura di individuazione di una supplenza, iter reso ancor più complicato dal fatto di trovarsi in una fase avanzata dell'anno scolastico.

Sono state scorse le graduatorie ed è stata individuata una maestra che ha accettato il delicato incarico non solo di proseguire un percorso didattico già impostato, ma anche di ricucire quel clima di serenità psicologica inevitabilmente minato dalla gravità dei fatti contestati. La nuova maestra ha preso contatto con la classe proprio in queste ore. Parallelamente, la scuola stessa ha fornito supporto psicologico ai genitori al di fuori dell'orario scolastico. «Voglio pubblicamente esprimere la mia gratitudine alla dirigenza scolastica, nella persona della dottoressa Eleonora Carletti, per avere saputo risolvere il delicato nodo della supplenza con professionalità, umanità e nei tempi più brevi possibile consentiti dalla burocrazia. Ma anche e soprattutto perchè è stato subito ricostruito un clima di serenità attorno ai bambini: questo era un aspetto fondamentale», commenta con sollievo il sindaco di Farra d'Isonzo, Alessandro Fabbro. Che ribadisce anche come pure nel prossimo anno scolastico 2017-2018 una classe prima nella scuola del paese ci sarà. «I fatti sotto la lente della magistratura non hanno minimamente inficiato le iscrizioni e l'istituzione di una classe prima a quanto mi risulta non è mai stata a rischio - assicura Fabbro -. Per quello che è di competenza dell'amministrazione, anzi, siamo già al lavoro a fianco della dirigenza scolastica affinchè grazie alla bontà delle proposte formative anche fra due anni vi possa essere una nuova prima. Farra è un comune piccolo e con il solo saldo demografico del paese i numeri per istituire ogni anno una prima classe elementare non ci sarebbero - spiega - ma la qualità dell'offerta didattica di questi anni ci ha sempre consentito di attrarre bambini da comuni limitrofi. Sono certo che questo continuerà ad accadere e i gravi fatti accaduti, se confermati dalla giustizia, non riusciranno a minare quanto di buono fatto in questi anni. È chiaro che continueremo a mantenere alta l'attenzione, anzi la raddoppieremo - così Fabbro - ma non ho dubbi che ci stiamo già avviando alla normalità. Questo è un sollievo enorme».

Il Comune di Farra non si costituirà parte civile in caso di rinvio a giudizio dell'insegnante, a differenza di quanto avvenuto invece per i presunti maltrattamenti sugli anziani nella vicina casa di ricovero "Contessa Beretta". «Due episodi molto gravi che casualmente sono avvenuti nella stessa località - riflette Fabbro -. Ma nel caso della casa di riposo il legame del Comune era particolare, in quanto proprietario della struttura. Non ci costituiremo parte civile per quanto avvenuto a scuola». L'indagine nei confronti della maestra, coordinata dalla Procura della Repubblica di Gorizia, si era sviluppata a seguito delle confidenze di alcune madri che avevano segnalato ai carabinieri una condotta vessatoria nei confronti dei propri bambini da parte della maestra. In particolare, l'attività investigativa ha permesso di accertare un atteggiamento aggressivo dell'educatrice che aveva instaurato nella classe un clima "mortificante ed insostenibile" (concretizzatosi in ripetute minacce, epiteti offensivi, ceffoni sulla nuca, urla, umiliazioni), quale reazione a fronte di comprensibili errori commessi dai bambini nello svolgimento dell'attività didattica.

Luigi Murciano

Riproduzione riservata © Il Piccolo