ALITALIA, CONTRATTI E SINDACATI

La chiusura della vertenza Alitalia si intreccia inevitabilmente con la discussione sulla riforma della contrattazione salariale, il principale nodo sindacale sul tappeto. Certo, per molti versi l’Alitalia è un caso a sé: si erano accumulati qui da tempo gravi errori di gestione aziendale e si erano consolidate consistenti spinte corporative. Nell’ultima fase, una situazione gravemente compromessa è stata peggiorata dal leader del Partito della libertà. A primavera Silvio Berlusconi aveva chiuso la via alla soluzione Air France per pura demagogia pre-elettorale.


Poi ha posto un aut aut inaccettabile per qualsiasi sindacato serio e ha continuato a fare pura retorica sulla ”italianità” dell’azienda. In concreto, ha diviso l’Alitalia in due. Una parte da liquidare a spese dallo Stato, cioè dei contribuenti, e un’altra – drasticamente ridotta - destinata a sopravvivere in modo stentato e incapace di misurarsi con le grandi sfide internazionali. Infine, fatto il danno, Berlusconi è scomparso per fare poi un’unica, pessima sortita: ha scelto infatti di sparare a zero contro l’opposizione nelle ultimissime ore della vertenza, e proprio quando Walter Veltroni era seriamente impegnato per una soluzione positiva.


Svanite le polemiche da talk-show, occorre riconoscere che nell’ ultimissimo periodo la Cgil è stata responsabile e ha posto problemi veri. Ha sottolineato in primo luogo che era inutile firmare accordi rifiutati dai piloti: destinati quindi ad aggravare le tensioni e a creare una lacerazione irrimediabile. Mantenendo aperta la vertenza la Cgil ha operato realmente per la sua soluzione, l’unica possibile. In concreto, ha contenuto i peggioramenti salariali previsti dal contratto firmato da Cisl, Uil, Ugl e ha ottenuto condizioni più favorevoli per i lavoratori precari: ha dimostrato cioè di saper fare il suo mestiere (i piloti hanno ottenuto poi qualcos’altro, confermando che vi era realmente spazio per la trattativa).


La vera novità, però, è un’altra. Fin dall’inizio infatti la Cgil ha posto l’esigenza della compagnia aerea di avere solidi partner stranieri, condizione indispensabile per guardare al futuro: ha indicato cioè la via giusta per l’azienda e per il paese. Uil, Cisl e Ugl dovrebbero riflettere meglio su questi aspetti, e anche su altre cambiali in bianco firmate in passato. C’è qualcuno che ricorda ancora il ”patto per l’Italia” firmato nel luglio del 2002 da Uil e Cisl con il governo Berlusconi di allora? Era un sostanziale avallo alla sua politica economica in cambio di promesse che sono svanite subito nel nulla. C’è da sperare inoltre che la Cgil tragga dai fatti di questi giorni la lezione giusta, in vista della riforma della contrattazione.


Fra i nodi principali vi è il rapporto dei salari con l’inflazione, da un lato, e dall’altro con l’aumento della produttività, e anche questi temi sono stati al centro delle manifestazioni di ieri contro la politica governativa. Sarebbe un guaio se riemergessero tentazioni settarie e sarebbe importante, invece, che venisse confermata la capacità di far dialogare interessi dei lavoratori ed esigenze del paese. La capacità di difendere salari reali largamente erosi dall’inflazione, come tutti riconoscono, e al tempo stesso di contribuire al rilancio produttivo del sistema Italia.


E sarebbe importante, anche, che il Partito Democratico sviluppasse con decisione la capacità di iniziativa critica ma al tempo stesso costruttiva dimostrata negli ultimi giorni.

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