Amianto, strage ignorata nell’Isontino
È come se l’aereo più grande al mondo, l’Airbus A380, con a bordo 853 passeggeri fosse precipitato sull’Isontino. Tutti morti. È come se nell’inerzia dell’impatto al suolo avesse seminato morte per altrettante persone. È come se da oggi al 2020 altri due, tre, quattro A380 fossero condannati a precipitare con il loro carico di vite umane. È la più grande tragedia che abbia colpito la provincia di Gorizia dopo le due guerre e dopoguerre. Questa tragedia si chiama amianto. Questo terribile minerale usato almeno dagli inizi del Novecento in diversi settori industriali, cantieristica soprattutto, provoca dei tumori al polmone che non danno scampo. E uccidono anche a distanza di trenta-quarant’anni dal “contagio”. Amianto significa cantiere navale di Monfalcone, ma non solo. Significa l’eternit che ci circonda, significa le patologie spietate che hanno attaccato anche centinaia di lavoratori di altre aziende.
Eppure, sembra importare poco o nulla questa tragica realtà. Che dovrebbe essere affrontata come unica e vera priorità della sanità isontina. Non è solo una questione monfalconese. Invece, l’attenzione sembra essere concentrata esclusivamente sul Punto nascita, sulla trombolisi, sulle code del Pronto soccorso, sul “ci portano via questo o quello”. Argomenti legittimi, sia chiaro, ma infinitamente meno seri delle malattie asbesto-correlate.
Del resto sui problemi seri della sanità isontina si registra puntuale il fuggi fuggi dei politici locali. Salvo rare eccezioni (Valenti, Brussa) chi ricorda un’iniziativa di consiglieri regionali o parlamentari sulla vergognosa vicenda dell’Ospizio marino? Chi ricorda un’interpellanza, una mozione, una banale interrogazione sul caso-amianto nella provincia di Gorizia che abbia avuto un effetto concreto? Chi ricorda un sit-in (a parte quelli delle vedove dei morti d’amianto per stimolare l’avvio dei processi) dei locali ecologisti, pacifisti e scioperifamisti su questa tragedia?
Centinaia di vittime morte due volte. Dall’amianto e dal disinteresse delle istituzioni.
La Provincia fa il suo con i contributi per la rimozione dell’eternit. Ma è poco. Nella provincia con una delle più alte concentrazioni di morti per amianto tutti assieme si dovrebbe lavorare per ottenere una sorta di risarcimento morale per il sacrificio sopportato.
Ma non solo. Paradossalmente lo straordinario carico di lutti potrebbe essere speso, ci si consenta il paradosso, come valore aggiunto della nostra realtà sanitaria al tavolo della spartizione dei servizi.
Invece, non c’è traccia del promesso centro unico dell’amianto che si dovrebbe realizzare al San Polo di Monfalcone. Lo stesso direttore dell’Ass isontina Bertoli ha ammesso che la sua istituzione appare assai remota stante la confusione degli interessati sui contenuti di questo centro. Non ci sono fondi pubblici sufficienti per stimolare la ricerca scientifica affinché si giunga a cure più efficaci. Il servizio di Medicina nucleare, interfaccia dei malati di amianto, è indebolito. Nonostante i progressi nell’assistenza, le famiglie colpite da questa tragedia sono spesso lasciate sole.
Dovrebbe essere convocata una conferenza allargata a istituzioni, comunità scientifica, sindacati, associazioni nel tentativo di trovare una linea comune che porti all’assunzione della piena consapevolezza di cosa significa amianto nell’Isontino. E se nell’attesa gli specializzandi in Pediatria o i medici dell’Ordine dei medici della provincia di Udine volessero chiosare qualcosa sarebbero ben accetti.
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