Argine dell’Isonzo, franati 50 metri Corso d’acqua ostruito dalla ghiaia

Gli accumuli costringono il fiume a cercare nuovi spazi. Comune di San Canzian attento all’evoluzione
Bonaventura Monfalcone-12.05.2020 Crollo argine-Fiume Isonzo-San Canzian d'Isonzo-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-12.05.2020 Crollo argine-Fiume Isonzo-San Canzian d'Isonzo-foto di Katia Bonaventura

Laura Blasich / SAN CANZIAN

Una porzione lunga una cinquantina di metri della sponda meridionale dell’Isonzo, poco a monte rispetto al ponte lungo l’ex strada provinciale per Grado, è franata in questi giorni in cui il fiume è tornato a ingrossarsi per le piogge abbondanti.

Il controllo effettuato dalla Protezione civile di San Canzian d’Isonzo, in seguito alle segnalazioni di alcuni cittadini, non ha riscontrato criticità particolari, visto che l’area si trova in zona golenale, cioè nell’area di espansione del corso d’acqua prima degli argini a protezione della campagna circostante.

Per l’amministrazione comunale il fenomeno, non nuovo in quel tratto del fiume, è però indicativo di come l’Isonzo cerchi di farsi strada trovando nuovi spazi rispetto a quelli occupati da importanti accumuli di ghiaia.

Vedi quelli presenti dopo il ponte della Strada regionale 14 a Pieris o la vera e propria isola, ormai boscata, poco a valle rispetto al ponte della strada per Grado.

All’Isonzo, alla sua storia, ma anche al suo futuro, il Comune aveva deciso di dedicare non a caso il 2020, dopo che il 2019 era stato legato alla ricorrenza dei 1.200 anni della prima comparsa ufficiale del nome di San Canzian.

Una scelta effettuata prima che il fiume tornasse a fare paura lo scorso novembre, quando anche nel territorio di San Canzian le aree golenali sono state invase dall’acqua e si sono verificati degli allagamenti.

In base al Piano di emergenza di Protezione civile comunale l’Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione, che ha perimetrato e classificato le aree comunali a rischio esondazione, giudica comunque a rischio di esondazione dell’Isonzo solo l’area localizzata nelle frazioni di Isola Morosini e Terranova e perimetrata dal fiume Isonzo, dall’Isonzato e dal canale Renzita.

«Il programma di incontri e appuntamenti, molti a carattere culturale, è saltato a causa dell’emergenza Covid-19 – afferma il sindaco Claudio Fratta –, ma ora stiamo lavorando per cercare di riproporne qualcuno, nel corso del periodo estivo».

L’amministrazione vorrebbe soprattutto organizzare un’occasione di confronto con la Regione e l’Autorità di bacino sul tema della manutenzione dell’alveo del fiume.

Un tema in qualche modo affrontato, partendo però dall’ottica della preservazione della naturalità dell’Isonzo, nell’incontro realizzato alla fine dello scorso novembre da Legambiente proprio a Pieris, nella casa delle associazioni.

«C’è l’esigenza di riprendere un ragionamento – sottolinea il vicesindaco e assessore all’Ambiente Andrea Alessio, che ha partecipato all’iniziativa di Legambiente –, cercando di trovare un equilibrio tra la necessità di garantire la sicurezza e quella di preservare la nostra ricchezza ambientale».

Come quella rappresentata dai numerosi gruccioni che ieri volteggiavano a poca distanza dal ponte sull’Isonzo, dando spettacolo con le loro picchiate, e a ridosso proprio del tratto franato di sponda sabbiosa, una postazione ideale per nidificare per la variopinta specie di uccelli insettivori. La rassegna, curata anche dall’assessore alla Cultura Flavia Moimas, puntava però ad approfondire anche il ruolo del fiume nella storia e nella crescita economica di un territorio in cui uno dei mestieri a lungo praticati è stato quello del “carador”, cioé del raccoglitore e trasportatore di ghiaia del fiume. —

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