Arte sacra in chiesa a Cavana Dipiazza tira dritto sui fondi

Il sindaco respinge il colpo di spugna della Diocesi dopo le polemiche politiche «Il finanziamento ci sarà. Diamo cifre analoghe per le Frecce Tricolori e tutti zitti»
Lasorte Trieste 04/10/09 - S.Giusto, Cerimonia, Arcivescovo Crepaldi, Castello
Lasorte Trieste 04/10/09 - S.Giusto, Cerimonia, Arcivescovo Crepaldi, Castello



«Me ne frego». Roberto Dipiazza tira dritto sulla pala d’altare da finanziare con 28 mila euro di soldi comunali per la Curia. «Non me ne frega di quello che dicono. Ho tutta l’intenzione di dare il finanziamento. E lo darò», assicura il sindaco, parecchio scocciato dal polverone sollevato dall’opposizione e da una parte della maggioranza sulla proposta di delibera del suo assessore alla Cultura Giorgio Rossi, che assegnava un contributo straordinario da 28.080 euro alla Diocesi per la realizzazione della pala d’altare principale della chiesetta dei Santi Sebastiano e Rocco di Cavana.

I soldi dunque, sostiene Dipiazza, arriveranno lo stesso anche se la Curia, dopo la sollevazione comunale che ha visto in prima fila pure cattolici a 24 carati come Bruno Marini (Fi) e Salvatore Porro (Fdi), ha ritirato la proposta. «Il finanziamento ci sarà. Io sono per fare le cose. Voglio bene alla mia città. Quella chiesetta, a 60 metri da piazza Unità, è rimasta abbandonata per 60 anni. L’ho fatta comperare alla Curia ed è stata restaurata. E ora che siamo arrivati a una soluzione mi vengono a mettere i bastoni tra le ruote. Spendo 26 mila euro per le Frecce Tricolori alla Barcolana, e tutti zitti. Vado a restaurare un quadro del vescovo Santin e mi rompono “le scatole” (il termine usato non è stato proprio questo, ndr). Vergogna, vergogna, vergogna», ripete Dipiazza sulla vicenda della pala d’altare. È su tutte le furie soprattutto per il fuoco amico arrivato dalla sua maggioranza. «Se la mettono così non faccio più neanche gli alberelli di Natale. A che servono gli alberelli di Natale?», minaccia il primo cittadino usando l’arma di ricatto più grande che possa immaginare, ovvero gli abeti natalizi di piazza Unità. «Se andiamo dietro ai questi ragionamenti non serve più niente allora. Non facciamo niente. A che servono, per esempio, le luminarie in città? Dovrebbero invece mettersi lì sull’attenti e ringraziare il sindaco che con la Curia ha risolto il problema della chiesetta abbandonata a due passi dal salotto buono della città». Val bene anche la profumeria sorta al piano terra della chiesetta? «Non entriamo nel merito delle scelte della Curia che deve far quadrare i propri bilanci - conclude il sindaco -. Però sarà sempre meglio il negozio che la chiesetta piena di pantegane».

Con il sindaco si schiera anche il presidente del Consiglio comunale Marco Gabrielli, che da fervente cattolico non ha compreso le prese di posizioni dei colleghi “basabanchi” contro la pala d’altare. «È una vicenda assurda e incomprensibile. Del tutto inaspettate le dichiarazioni di Porro e soprattutto di Marini che ha condotto le sue campagne elettorali con il contributo delle chiese. L’importo non mi pare eccessivo. Basta pensare che per degli spettacoli che durano una serata il Comune spende ripetutamente più di 50 mila euro. Non capisco questo pauperismo che ha colpito diversi consiglieri». —



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