Assalto alla Prefettura di Trieste dopo la protesta: investigatori “a caccia” dei responsabili

TRIESTE I disordini di lunedì sera in piazza Unità andati in scena a margine della protesta contro le misure anti-contagio imposte dal governo Conte, rischiano ora di prendere una netta piega giudiziaria. Gli investigatori della Questura stanno passando al setaccio le registrazioni video disponibili per individuare volti e nomi dei facinorosi.
Cioè chi, dopo i discorsi di dissenso espressi pacificamente da ristoratori, gestori di impianti sportivi, imprenditori, commercianti ed esponenti politici, si è poi diretto verso l’ingresso della Prefettura tentando di assaltarla. Si tratta di un gruppo di circa 150 persone.
Alcuni hanno sferrato calci al portone di ingresso e hanno lanciato fumogeni. Chi lo ha fatto, e sarà effettivamente individuato grazie alle immagini raccolte, potrebbe incorrere in una doppia denuncia per il reato di oltraggio alle istituzioni e danneggiamento (tentato e attuato). Il prefetto di Trieste Valerio Valenti, intervistato ieri mattina dall’emittente televisiva Telequattro, ha parlato chiaramente di «attacco alla Prefettura». L’attenzione degli investigatori si sta dunque indirizzando sulle anime più calde della piazza, riconosciute tra estremisti di destra, ultras della Curva Furlan, lavoratori portuali e gruppetti di indipendentisti. Detta in altri termini, l’analisi dei filmati serve a risalire a chi ha partecipato in modo attivo all’assalto alla Prefettura.
Non ci sarebbe comunque una “mente” dei disordini, vale a dire una sorta di regia preorganizzata in grado di gestire e cavalcare il malcontento. Anche perché, stando alle ricostruzioni, alcuni dei più facinorosi (in particolare quelli appartenenti alla tifoseria organizzata) avrebbero avuto poi un ruolo nel calmare le agitazioni frenando ulteriori violenze.
Il compito degli investigatori sta ora nel capire chi ha fatto cosa. Va da sé che l’attività di indagine e di osservazione, soprattutto quella della Digos, non si limita a ciò che è accaduto concretamente in piazza davanti alla Prefettura. Ma è estesa anche al tam tam social che ha preceduto la protesta. Nulla, insomma, viene trascurato. Tanto più in questi giorni di tensioni nazionali.
«C’è qualcuno che si è inserito tra chi protestava e ha approfittato di quel momento», spiega al Piccolo il prefetto Valenti. «Il malcontento e la stanchezza sono indubbiamente comprensibili – commenta – così come la paura e l’ansia di ripiombare in un momento di lockdown e di privazioni. Tutto ciò è comprensibile, ripeto. Anche gli interessi economici sono assolutamente comprensibili. Ma quello che non è accettabile è la deriva che ha preso la manifestazione. Una deriva che può mettere a rischio la sicurezza pubblica. Di conseguenza – riflette ancora Valenti – il lavoro che c’è da fare, sia per le istituzioni sia per chi ha organizzato la protesta, è valutare con grande attenzione qual è il pericolo a cui si va incontro durante manifestazioni del genere. Confermo che la Questura di Trieste sta svolgendo un’attenta attività investigativa per individuare le responsabilità. Se le ricostruzioni permetteranno di accertarle, a iniziare ad esempio da chi ha lanciato i fumogeni, sarà denunciato. Vediamo quindi cosa emergerà».
Durante il lancio dei fumogeni contro il palazzo non ci sono stati feriti tra i Carabinieri, né tra le altre forze dell’ordine. Nessuno, insomma, ha dovuto fare ricorso alle cure ospedaliere. —
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