Bagnino 27enne stroncato da un malore a Grado

Il corpo del giovane trovato da alcuni parenti nell’appartamento di viale dello Sport in cui abitava da solo

È rientrato a casa attorno a mezzanotte, venerdì, dopo aver trascorso la serata con gli amici. Ha avuto appena il tempo di togliersi il giaccone e straiarsi sul letto: un malore lo ha stroncato senza dargli la possibilità di chiedere aiuto col telefonino. A trovare il corpo senza vita di Alberto Pinatti, 27 anni, bagnino della Git, sono stati alle 13.45 di ieri alcuni parenti che stavano tentando da ore di mettersi in contatto con lui, senza ottenere risposta. Preoccupati, hanno chiesto l’intervento dei carabinieri e dei vigili del fuoco. E quando sono entrati nell’appartamento di viale dello Sport, dove Alberto viveva da solo, hanno fatto la terribile scoperta. Alberto, ancora vestito, era sdraiato sul letto. La morte deve averlo aggredito prima dell’una. «Morte per cause naturali», ha sentenziato il medico. Il giovane avrebbe compiuto 28 anni il 9 dicembre prossimo. La salma è stata trasportata a Monfalcone dove con ogni probabilità domani il medico legale effettuerà l’autopsia per venire a capo di una morte incomprensibile. Proprio per questo non è stata ancora stabilita la data dei funerali. Alberto Pinatti aveva passato la serata di venerdì con gli amici, come sua abitudine. Attorno alla mezzanotte però aveva deciso di tornarsene nella sua abitazione, da poco ristrutturata, in viale dello Sport sull’Isola della Schiusa. Probabilmente non si sentiva bene. È entrato in casa, si è tolto il giaccone e si è lasciato cadere, ancora vestito, sul letto. E così lo hanno trovato ieri i parenti che l’avevano cercato, anche a seguito delle telefonate degli amici con i quali Alberto avrebbe dovuto incontrarsi ieri all’ora dell’aperitivo. Alberto Pinatti era dipendente della Git da tre stagioni. In precedenza aveva anche lavorato come cameriere. Il servizio di bagnino di salvataggio lo svolgeva principalmente nella zona centrale dell’arenile, lungo il pennello all’altezza dell’ingresso principale oppure in mare sulla barca di salvataggio. Era un giovane ben piantato con fisico possente. Da giovane, ricordano gli amici, aveva anche praticato la canoa. I bagnanti e i colleghi lo stimavano per la sua serietà e anche per le sue capacità professionali che aveva appreso molto bene e che metteva in pratica scrupolosamente, con passione e oculatezza. «L’ho visto anche ieri mattina correre lungo la spiaggia – dice il capo spiaggia Cristiano Corbatto – si teneva sempre in allegamento. O correva o girava con la sua mountain bike. Sul lavoro Alberto era sempre puntuale, era comunque un “mamolo” di vita nel senso che si trovava spesso con gli amici. Ma non aveva grilli per la testa».(an.bo.)

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