Ban è super-parroco, Marotta se ne va

Alla guida della nuova Unità pastorale. Don Sinuhe dal Duomo a Cervignano. Lettera dell’arcivescovo Redaelli ai sacerdoti
Bumbaca Gorizia 16.06.2018 Funerale Romoli © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 16.06.2018 Funerale Romoli © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

Comincia a delinearsi il nuovo assetto della diocesi goriziana non solo con le nuove unità pastorali, come già anticipato, ma sono state decise dall’arcivescovo Carlo Redaelli le prime nomine dei parroci. Don Nicola Ban guiderà la nuova Unita pastorale che entrerà in funzione il prossimo 1° settembre e comprenderà le parrocchie del Duomo, del Sacro Cuore, San Rocco e Sant’Anna. Don Sinuhe Marotta, da 14 anni parroco del Duomo e da due anche di Sant’Ignazio, è stato trasferito a Cervignano dove sarà responsabile di quella parrocchia, fino a oggi guidata da don Dario Franco.

Don Nicola Ban – da 10 anni vicario cooperatore alla parrocchia del Sacro Cuore oltre a essere responsabile della Pastorale giovanile della diocesi – sarà affiancato nel suo nuovo incarico dall’attuale vicario generale monsignor Armando Zorzin, da don Dario Franco e da un altro sacerdote il cui nome verrà comunicato nelle prossime settimane. Potrà anche contare sull’apporto di don Diego Bertogna e monsignor Ruggero Dipiazza, che rinunciano (dopo 42 e 51 anni) alle rispettive parrocchie di Sant’Anna e San Rocco ma dove rimarranno ad abitare, e di monsignor Giuseppe Baldas. Una equipe quella dell’Unita pastorale del Duomo che potrà contare pure sull’aiuto del diacono Mario Gatta, dei frati cappuccini, delle religiose più direttamente impegnate nella pastorale, del Capitolo della cattedrale.

Queste le notizie ufficiali, che giungono dalla Curia arcivescovile ma le novità non dovrebbero fermarsi qui. Rimanendo a Gorizia nelle prossime settimane dovrebbe formarsi l’altra Unità pastorale comprendente le parrocchie del Sacro Cuore, di San Giusto e della Campagnuzza; all’Unità pastorale retta dai salesiani (Piazzutta, Straccis e San Pio X di via Ponte del Torrione) sarà aggregata la parrocchia di via Montesanto. Le parrocchie di lingua slovena (Sant’Andrea, San Giovanni, Piedimonte, San Mauro-Piuma) formeranno anche loro un’Unità pastorale.

Nei prossimi giorni sono attese anche altre nomine che riguarderanno principalmente Monfalcone, dove pure si formerà un’Unità pastorale, che potrebbero coinvolgere anche altre comunità ecclesiali della diocesi. Nomine che, a quanto si apprende, il vescovo avrebbe già in pectore ma i cui nomi non sono stati ancora resi noti e sono coperti da uno stretto riserbo. Tutte le decisioni saranno comunque prese entro la fine del mese per poter avviare, con i formali decreti, la nuova ristrutturazione delle parrocchie, rendere operative le relative nomine dei sacerdoti al termine dell’estate o al più tardi con l’avvio dell’anno pastorale.

Sarà comunque quella che si appresta a fare il vescovo una vera rivoluzione nella struttura delle parrocchie come mai era avvenuta in questi ultimi settant’anni. Una vera rivoluzione dettata principalmente dalla volontà di ridurre le parrocchie e coordinare le attività pastorali visto la carenza di sacerdoti e la loro età media che si alza di anno in anno anche perché all’orizzonte non si vedono in diocesi nuove ordinazioni sacerdotali. Non sarà facile far comprendere questo nuovo cammino, non solo alle comunità cristiane laicali, ma anche ai sacerdoti ed è per questo motivo che nei giorni scorsi monsignor Redaelli ha inviato a tutti i sacerdoti una lunga lettera sul ruolo del sacerdote in cui, tra l’altro, si legge che è necessario «conoscere il cuore delle nostre comunità, affinché diventi un cuore grande e non sclerotizzato e ripiegato su se stesso, attaccato alle proprie presunte tradizioni e fermo nella difesa di una propria asserita identità. Comunità che abbiano un cuore “cattolico” si legge ancora – aperto alla collaborazione con altre, attento al cammino della Chiesa diocesana e universale. Comunità che mettano a servizio le une delle altre i propri doni, le proprie caratteristiche, il proprio cammino e sappiano condividere persone e risorse per un nuovo percorso pastorale unitario. Comunità che trovino, man mano che ciò sarà possibile, la guida e il punto di riferimento per il loro cammino in una équipe composta da più sacerdoti, di cui uno con la funzione di parroco e di responsabile, e possibilmente da un diacono, da religiosi e religiose e da qualche laico».

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