Barriere a mare a Servola Piano fermo in attesa di due firme da Roma

Invitalia chiarisce: lo sblocco della messa in sicurezza da 41 milioni dipende dall’ok dei ministeri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico
Diego D’amelio
Lasorte Trieste 13/07/21 - Ferriera di Servola
Lasorte Trieste 13/07/21 - Ferriera di Servola



Invitalia fa chiarezza sull’iter del progetto di barrieramento a mare da 41 milioni legato alla messa in sicurezza ambientale del comprensorio della Ferriera di Servola. La progettazione è andata avanti ed è stata approvata nell’ottobre scorso dall’allora ministero dell’Ambiente. Il via libera ai lavori attende però da dieci mesi l’autorizzazione formale, che dipende dalla firma del decreto congiunto da parte dei ministeri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico. È lo stesso problema che sta incontrando l’autorizzazione necessaria a consentire al gruppo Arvedi e alla Icop di ultimare le demolizioni e avviare la realizzazione dei piazzali in calcestruzzo che sostituiranno l’area a caldo.

La pratica del barrieramento si è persa di vista poco dopo lo sblocco dei fondi nel 2015 per la mancanza di chiarezza sul destino del comprensorio. Dopo l’ultimo incontro fra il governatore Massimiliano Fedriga e l’amministratore delegato di Arvedi Mario Caldonazzo, è la stessa Invitalia a fare il punto della road map.

La società pubblica, braccio operativo del Mise per il rilancio delle aree industriali in crisi, spiega che «l’iter approvativo del progetto definitivo presso il Mite è stato avviato a luglio 2019 e si è concluso positivamente nell’ottobre 2020. Invitalia potrà procedere alla conclusione della progettazione esecutiva, all’appalto dei lavori e all’esecuzione del barrieramento dopo l’autorizzazione formale, che avverrà con il decreto congiunto dei ministri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico».

Il decreto però tarda ad arrivare e i tempi non si preannunciano brevi, fra attesa delle firme, progettazione esecutiva, gara e realizzazione delle opere, che prevedono il consolidamento della linea di costa e l’installazione di un impianto di trattamento delle acque di falda, per evitare lo sversamento in mare degli inquinanti contenuti nei terreni, a cominciare dagli alti livelli di benzene. Da notare che Mite e Mise stanno facendo aspettare da mesi anche la firma sul decreto che autorizza appunto le ultime demolizioni che i privati stanno conducendo a Servola.

La società in house del ministero evidenzia di operare «a supporto del commissario straordinario per l’attuazione dell’Accordo di programma per l’area della Ferriera, nominato nella persona del presidente della Regione. La Regione è beneficiaria del finanziamento pubblico di 41 milioni di euro per la messa in sicurezza della falda in tutta l’area della Ferriera. È in virtù di questo intervento pubblico che gli operatori privati possono realizzare i progetti integrati di bonifica e reindustrializzazione». Dei 41 milioni, 26,1 risultano già incamerati dalla Regione, sbloccati nel 2015 e mai spesi. I restanti 15,4 sono ancora nella disponibilità di Invitalia attraverso il Cipe a valere sul Fondo di Sviluppo e coesione 2014-2020.

Nel frattempo il gruppo Arvedi conclude il 2020 della pandemia con un risultato netto di 34,5 milioni (22 milioni in meno rispetto al 2019). I ricavi risentono del calo dei consumi nel primo anno del Covid, ma l’azienda sottolinea di aver continuato a investire (200 milioni quest’anno e 1,4 miliardi dal 2007) anche in termini di innovazione, mettendo al lavoro a Cremona il forno elettrico «più moderno al mondo». Il fatturato consolidato globale del gruppo ammonta a 2,3 miliardi, contro i 2,7 del 2019. La società richiama inoltre il nuovo piano industriale da circa 400 milioni, in buona parte dedicati alla riconversione del sito di Servola e alla creazione di un ciclo dell’acciaio sostenibile fra Trieste e Cremona. Il gruppo occupa in Italia più 3.800 addetti, con un trend in crescita e «senza fare ricorso alla cassa integrazione Covid».

La nota della società definisce la performance soddisfacente, «ben superiore a quella dei maggiori competitori, nonostante l’impatto negativo sulla domanda dovuto alla chiusura di molte attività a seguito dell’emergenza sanitaria, che ha determinato una contrazione dei prezzi di vendita». Per il 2021 «le prospettive sono decisamente positive, con una previsione di crescita. Nei primi mesi dell’anno è proseguito il trend incrementale della domanda sul mercato dell’acciaio, che aveva già caratterizzato la seconda metà dell’esercizio 2020».—



Riproduzione riservata © Il Piccolo