«Basta sprechi, aboliamo tutte le Province in Fvg»

Romoli: «Meglio le aggregazioni dei Comuni. Non servono assessori e consiglieri per tutelare l’identità dei territori»
Di Marco Ballico
Bumbaca Gorizia 25/04/2008 Festa di primavera, visita Tondo - Foto di Roberto Coco
Bumbaca Gorizia 25/04/2008 Festa di primavera, visita Tondo - Foto di Roberto Coco

TRIESTE. Fosse per lui, le Province andrebbero abolite. Subito. Ma, dato che il Cal, di cui è presidente, è solo un invitato alle audizioni, si limiterà a depositare una memoria. Forma a parte, Ettore Romoli non cambia idea: Regione e Comuni bastano e avanzano. Anche per assorbire il personale eventualmente in uscita dalle amministrazioni provinciali. Quanto all’Isontino, da sindaco del capoluogo non ha dubbi: «I 25 Comuni aggregati sarebbero un plus per lo sviluppo del territorio».

Il decreto Monti fissa parametri che tagliano metà delle Province italiane. Corretto l’intervento del governo?

No, assolutamente fuori luogo. Il governo avrebbe dovuto attuare la riforma costituzionale in modo da abolire tutte le Province. E invece ha messo in fila una serie di pasticci senza risolvere alcun problema.

Non si salva nulla?

Solo il limite alle competenze della Province che restano. Rimangono poche materie che preludono a uno svuotamento progressivo. Estinzione per consunzione.

In questo quadro, che fare delle quattro Province Fvg?

Lo sostengo da tempo: eliminarle. Innanzitutto perché sono estremamente costose rispetto alle funzioni svolte. Lo pensa, a livello Paese, il 90% dei cittadini.

Quindi un referendum sarebbe inutile?

Risultato scontato. Non altrettanto, invece, sul fronte dell’eventuale accorpamento di Gorizia con Trieste o Udine: i cittadini potrebbero dire la loro. Dopo di che, se elimini tutte le Province, il problema è risolto.

Come sostituire la Provincia di Gorizia?

Cancellare l’ente Provincia non significa far scomparire un territorio che per decenni è stato unito, ha svolto attività economiche e accumulato patrimoni anche morali. Un territorio da salvaguardare e valorizzare.

In che modo?

Ci siamo già incontrati, in cinque-sei, tra sindaci della provincia e lo faremo, in seduta plenaria, anche il 2 settembre. L’obiettivo, nel caso assai probabile di un addio alla Provincia, è creare un’unione dei 25 comuni dell’area che possa sostituirsi nel governo del territorio. Garantendo servizi e una vivace azione di sviluppo economico.

Non sarebbe una fotocopia dell’esistente?

No. Non ci sarebbero presidenti, assessori, consiglieri e dipendenti. A costo zero si salvaguarderebbe l’unità culturale del territorio.

E che ne facciamo delle 1300 persone oggi al lavoro nelle Province?

Con il blocco delle assunzioni, andranno progressivamente utilizzate dai Comuni e dalla Regione in conseguenza del trasferimento delle funzioni.

La Regione si appresta a riformare tutti gli enti locali. Il suo modello qual è?

Detto delle Province, penso a unioni di comuni che rappresentano identità. Ma a costo zero.

Sindaci di rappresentanza?

Sotto i 3mila abitanti la rappresentanza è sufficiente e non c’è bisogno di compensi. I sindaci d’ambito, con i consigli, lavoreranno invece sul fronte dei servizi. E avranno uno stipendio.

Il Consiglio delle autonomie si è proposto per un ruolo da protagonista, ma l’assessore De Anna ha risposto che il vostro è solo un ruolo consultivo.

Ci siamo limitati a osservare che nelle Regioni ordinarie il Cal ha una funzione di prima istruttoria in materia. Nelle “speciali” non c’è alcun obbligo in questo senso, ma è chiaro che abbiamo competenze per dare un contributo importante. Non accettarlo, è un’occasione persa per far partire la riforma dal basso e non dall’alto.

Il presidente Tondo dice o tutte o nessuna Provincia. Come giudica questa posizione?

Sono d’accordo su nessuna Provincia. Ma credo che, per quanto riguarda il presidente, non è sufficiente auspicare l’una o l’altra soluzione. Si tratta piuttosto di svolgere l’azione politica che la sua posizione politica impone.

De Anna propone invece una Provincia unica da accorpare poi al Veneto. Che le sembra?

Idea stravagante. La Provincia unica soddisferebbe il dettato costituzionale ma creerebbe un’entità solo simbolica.

Si aspetta che la commissione Pedicini possa partorire una proposta condivisa?

Glielo auguro, ma mi sembra abbastanza difficile. Le forze in campo sono troppo divergenti.

Tondo si gioca una partita importante sulla riforma degli enti locali per la sua rielezione?

Non lo so. Certo, come nella sanità, in questa vicenda si toccano simboli. E toccare i simboli è sempre pericoloso.

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