Bersani: «Le calunnie su Mps colpiranno i calunniatori»

TRIESTE. «Ci sono i sondaggi. Ma poi c’è l’orecchio a terra di chi fa questo mestiere. E quindi sono assolutamente fiducioso che, alla fine, le nostre campane suoneranno più forte delle loro trombe». Pierluigi Bersani non perde l’ottimismo né il linguaggio colorito che Maurizio Crozza “adora” nemmeno nei giorni più pesanti: il grande favorito nella corsa a Palazzo Chigi, al rush finale della campagna elettorale, è sotto assedio. Attaccano tutti, l’«autocrate da strapazzo» Beppe Grillo, il «Cavaliere delle favole» Silvio Berlusconi, persino il «nuovo» Mario Monti. Ma il candidato premier del Pd non si scompone e, parando i colpi con ironia, dispensa pragmatismo, programmi, fiducia e persino un assaggio di nuovo governo: venti ministri, più o meno, tanti giovani «sperimentati», tantissime donne. Si fa “cattivo”, pur dicendo sì alla commissione d’inchiesta, solo sullo scandalo Mps: chi vuole infangare il suo partito non s’illuda perché la calunnia colpirà «anche il calunniatore».
Segretario Bersani, il costituzionalista Michele Ainis lamenta il silenzio sui futuri ministri. Lo romperà prima del voto?
Non ne sento l’urgenza. Non vorrei che passassimo dai lustrini al totoministri. Il mio tentativo testardo, sino al voto, è rifiutare tutto quello che distrae la campagna elettorale dal tema di fondo: come uscire dalla crisi più lunga e difficile del dopoguerra. Se poi c’è la curiosità...
C’è.
Nel mix della squadra di governo ci vuole la presenza di una generazione nuova ma sperimentata, un presidio di qualche esperienza, tante donne, nessuna invenzione. Basta guardare le nostre liste.
Molti giovani?
Penso di sì, ma sperimentati.
Tipo Matteo Renzi?
L’ha già detto lui che continuerà a fare il sindaco.
Berlusconi l’accusa d’averlo silenziato.
Dica quel che vuole. Renzi farà la campagna elettorale.
Niente nomi, dunque. Ma a quanti ministri pensa?
Ci vogliono una ventina di ministri tra quelli con e senza portafoglio. Il governo dev’essere snello ma il cittadino, poi, deve trovare qualcuno in bottega.
Prima del governo, però, vanno vinte le elezioni. E i sondaggi vi danno in calo.
Ma qualcuno ha memoria storica dei sondaggi? Si ricorda di cosa dicevano un mese prima delle comunali di Milano? Io so che ci sono i sondaggi e poi c’è l’orecchio a terra. E il mio sente che la destra non va sottovalutata, che non abbiamo la vittoria in tasca, ma che abbiamo lavorato a fondo. E che quindi possiamo essere fiduciosi.
L’affaire Mps non rischia di incrinare l’immagine di una “diversità” del Pd su cui lei insiste molto?
Ci stanno provando e ci proveranno. Ma, se volessimo ragionare razionalmente e parlare dell’errore grave di un localismo imparentato con una struttura finanziaria del genere, dovremmo dire che nessuno può autoassolversi.
Non c’entra soprattutto il Pd?
Non scherziamo. Abbiamo avuto un parlamentare che si è dimesso per fare il sindaco di Siena e cercare di smontare il meccanismo. L’hanno fatto saltare. E uno degli attori principali è in lista con Monti... Quindi, lo ripeto, non cerchino di diffamarci.
Non teme che il danno arrivi comunque?
Dicono “calunnia, calunnia, calunnia e qualcosa resterà”. Ma io dico che qualcosa resterà a carico del calunniatore.
Le bordate sono arrivate persino da Monti. Se l’aspettava la “metaformosi”?
Un po’ sì. Ne avevo parlato anche con lui e so che la competizione ti prende un po’ la mano. Ma mi aspettavo la prendesse da un’altra parte... Monti, invece, scopre i nostri difetti solo adesso. E dice che può stare con la destra senza Berlusconi rubando il mestiere a Casini.
A proposito. C’è un filo diretto con Casini in caso di instabilità al Senato?
No, non è vero, non ho parlato con Casini. Non so da dove vengano fuori queste ricostruzioni.
C’è chi dice che il Prof, attaccandovi, polarizza la campagna su Scelta civica e Pd e offusca il Cav.
È il bello di queste elezioni: Grillo, Berlusconi, Monti, tutti vogliono polarizzare su di noi.
Da un lato Grillo, dall’altro il partito del non voto: quale partito è danneggiato di più?
È un’area molto vasta che tuttavia potrebbe anche consentirci un’espansione. Ma è un’area difficile da interpretare che ci consegnerà una sorpresa rispetto ai sondaggi.
Promesse fiscali del Cav e del Prof. Le fa effetto essere rimasto solo a predicare la cultura del rigore?
(ride, ndr) Da mane a sera, in un giorno, Monti e Berlusconi hanno tagliato 30 miliardi di tasse.
Il sito del Pd ha ritratto il premier come una Matrioska: fuori il Prof, dentro il Cav. Si dissocia?
Dissociarmi mai. Ho mollato le briglie. Non mi piacciono i partiti seriosi e paludati.
Ma chi è più bravo con le promesse fiscali?
Berlusconi è imbattibile. Chi si mette sulla sua strada, pensando di competere, spreca il fiato. Ognuno deve fare il suo mestiere. E lasciare le favole a Berlusconi.
Proprio Berlusconi la definisce il miglior prodotto del Pci. Un complimento?
Sì, peloso. Ma, insomma, detto da chi strizza l’occhio a Mussolini, è un complimento.
Tornando al fisco, il tema c’è tutto.
E io non voglio certo trasmettere l’idea che esista qualcosa di impossibile. Ma mi colpisce che quello che era impossibile sino a ieri, diventi possibile domani. Io sono fiducioso, so che l’Italia ne verrà fuori, ma non raccontando favole.
E che cosa?
Nell’anno di grazia 2013 vanno affrontate subito le posizioni più esposte e più deboli: non credo, ad esempio, che siamo a posto con gli ammortizzatori sociali. Vanno approvate subito le misure che attengono a moralità, lotta alla corruzione, leggi sui partiti, conflitto di interessi, parità di genere.
E il fisco?
Nell’immediato Imu progressiva. Poi registrare quali sono i margini ricavabili dalla riduzione dei tassi di interesse, dal controllo della spesa pubblica, dalla fedeltà fiscale e destinarli alle fasce più deboli, all’abbassamento del costo del lavoro e agli investimenti nell’occupazione.
A fronte del “nuovo” Monti che può succedere il 26 gennaio? C’è il rischio che la collaborazione salti?
In campagna elettorale si possono comprendere tante cose. Attenzione, però, alle incrinature che possono trasformare un vaso in un insieme di cocci non componibile.
E quali sono queste incrinature?
Io non mi offendo per una battuta. Sto alla sostanza. L’incrinatura più profonda è politica. Cito la Lombardia: noi facciamo la scelta più civica che ci sia, candidando Ambrosoli, e “Scelta civica” che fa? Appoggia Albertini. Questa decisione tutta politica mi turba alquanto.
Ma la collaborazione è ancora possibile?
Ripeto quello che ho sempre detto. L’Italia deve avere qualcuno che ha il 51% in Parlamento ma governa come se avesse il 49% perché i problemi sono molto seri. Quindi, se avessi il 51%, ragionerei comunque con forze europeiste, costituzionali, antipopuliste, antileghiste e antiberlusconiane.
Per fare le riforme o governare?
Vediamo. Non dipende mica solo da me.
Non teme che, nel caso in cui al Senato non ci sia maggioranza, si vada al voto anticipato?
No, stavolta no. Ne sono assolutamente sicuro. Chi arriverà primo, governerà.
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