Biglietti falsi per il bus, aperta un’inchiesta

L’indagine è nata dopo che una pensionata si è recata agli uffici della Trieste Trasporti per cambiare un blocchetto
Di Claudio Ernè

Verifiche, controlli, approfondimenti. La “Trieste trasporti” ha avviato un’indagine interna per valutare quanti biglietti falsi vengono eventualmente usati sui bus della sua rete. L’inchiesta è partita in gran silenzio un paio di giorni fa quando un’ ignara pensionata si è presentata negli uffici di via dei Lavoratori per sostituire con uno nuovo un vecchio blocchetto di biglietti non più usabili dopo il recente aumento delle tariffe. «I biglietti sono falsi: dove e quando li ha acquistati?» ha chiesto l’impiegato allo sportello.

La pensionata, visibilmente scossa, ha risposto indicando un indirizzo e una via e ha detto che li aveva comprati un anno fa.

Va aggiunto che i “documenti di viaggio” che hanno innescato questo piccolo terremoto investigativo, non erano quelli impiegati per una sola corsa, bensì quelli che autorizzano il possessore a compierne dieci, inserendo il biglietto nell’obliteratrice ad ogni salita sul bus.

Come si comprende la pista imboccata dalle verifiche non ha al proprio centro l’anziana signora che si è presentata tranquillamente nell’ufficio senza sospettare alcunchè; i dirigenti e i funzionari cercano invece di individuare chi abbia messo in vendita i blocchetti falsi, danneggiando l’azienda e arricchendo se stesso. Lo scopo del falsario è evidente: la Trieste Trasporti riconoscere ai 300 rivenditori– giornalai, tabaccai e in alcune occasioni anche titolari di bar - il cinque per cento del prezzo del biglietto. Un euro, cinque centesimi: dieci euro, 50 centesimi.

Se invece qualcuno realizza in proprio o fa realizzare “documenti di viaggio” fasulli, almeno la metà del prezzo incassato gli finisce in tasca. L’altra metà va al “produttore”, o meglio al falsario. Oggi con un scanner, un computer e una stampante di ultima generazione, non è difficile riprodurre quasi perfettamente i biglietti.

Il “quasi” è collegato alla qualità e allo spessore del cartoncino che deve essere assolutamente identico a quello dei biglietti “veri”, forniti ai rivenditori dalla “Trieste Trasporti”. A propria tutela l’azienda, è sempre in grado di ricostruire il percorso commerciale dei biglietti, leggendo i codici numerici stampati sul cartoncino. Dall’altro lato per evitare sotterfugi e falsificazioni la tipografia ufficiale ha inserito nei biglietti degli ologrammi: sono piuttosto sofisticati e difficilmente riproducibili sugli abbonamenti mensili; molto semplici su quelli per una corsa sola. I biglietti per dieci corse, quelli finiti nel mirino da un paio di giorni dopo l’entrata in scena della pensionata, sono anch’essi protetti dalle falsificazioni ma in modo non troppo sofisticato. Allo stesso tempo rappresentano una via di mezzo anche a livello di introiti per i taroccatori. Lo stesso accade per le banconote, dove vengono clonati dai falsari i tagli medi, 10 o 20 euro e in misura molto minore quelli da 50. Mai quelli di importo superiore che potrebbero destare sospetti. Certo è che le verifiche al computer delle vendite di biglietti per i bus, accreditano un incremento di incassi; non una loro decrescita. In sintesi finora i biglietti fasulli o presunti tali non hanno creato alcun danno all’azienda. «Gennaio è stato un ottimo mese per noi. I triestini usano di più i bus» ha spiegato ieri il direttore generale Piergiorgio Luccarini. «Controlleremo con attenzione, ma già in passato i nostri verificatori hanno trovato qualche singolo passeggero con biglietti falsificati grossolanamente».

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