Brignoli da “copiare” con la Rosa dell’Isonzo
Venticinque aziende produttrici, 18 ettari, 340 quintali di produzione garantita da un severo disciplinare. A lanciare e supervisionare il tutto sono gli studenti dell’istituto tecnico agrario “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo. Un modello di “azienda agricola virtuale” che secondo Patrizia Marini, presidente nazionale di Renisa, la rete nazionale degli istituti agrari, merita per la sua virtuosità di essere esportato in tutta Italia.
Quelli citati sono i risultati più significativi del progetto “Rosa dell’Isonzo” lanciato dalla scuola superiore della Fortezza e protagonista in questi giorni di un workshop conclusivo organizzato all’istituto di via Roma. Il progetto “Rosa dell’Isonzo”, pallino dell’attuale dirigente scolastico Marco Fragiacomo e del suo predecessore Flavio Barbina che lo ha embrionalmente sviluppato, è stato attuato dagli studenti con la decisiva vicinanza del perito agrario e curatore Giovanni Cattaruzzi e dal responsabile Costantino Cattivello, entrambi dell’Ersa.
Il Progetto “Rosa dell’Isonzo” si prefiggeva di sviluppare una filiera per la costituzione di nuove varietà di radicchio rosso e giallo a partire da ecotipi locali, tramite un gruppo di esperti che selezioneranno in campo soggetti di interesse da riprodurre su scala industriale mediante semente autoprodotte e registrate. Il prodotto è stato protetto tramite un marchio depositato e la filiera produttiva è stata assoggettata a un disciplinare per uniformare la qualità della produzione che viene costantamente controllata tramite una Commissione di tecnici insediata al “Brignoli”.
Studenti protagonisti – accanto ai produttori – dalla produzione della semente fino alla commercializzazione, dunque: difficile immaginare per loro un’esperienza di avvicinamento al lavoro migliore di questa. E in ciò gioca un ruolo fondamentale anche il parallelo progetto “Terre di Rosa”, una vera e propria azienda simulata che nasce all’interno dell’istituto gradiscano. Gli studenti hanno creato una cooperativa scolastica a vocazione agricola. «Il Brignoli ha fatto attività di ricerca dimostrando che il mondo della scuola può avvicinarsi al mondo imprenditoriale e lavorativo con grande profitto: un modello di cui bisogna parlare a livello nazionale, perché va oltre il concetto di didattica o meglio lo esalta», ha commentato Marini.
La prima sfida della cooperativa è stata la creazione di un piano di marketing mirato alla diffusione sul mercato regionale e nazionale. I ragazzi hanno curato le analisi dei terreni, la produzione e la promozione, curando step by step ogni aspetto del progetto. L’accordo di partenariato tra gli agricoltori è stato il coronamento dell’iniziativa. «La scelta fatta da scuola e agricoltori riguardo al nome del radicchio – ha affermato Fragiacomo – è riferita all’Isonzo, fiume che nasce in Slovenia e attraversa territori ricchi di storia, come il Goriziano e la Bassa Friulana sfociando nell’Adriatico: un progetto che dunque ha il significato di unire piuttosto che dividere. Al di là delle opportunità di mercato, già stimolanti, un’esperienza unica per gli studenti». –
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