“Bulli di sapone”: quando sul palco si racconta il bullismo per combatterlo

TRIESTE Molti adulti, probabilmente, ricordano ancora oggi il bullo della classe o della scuola, mentre deride la vittima di turno. Molti bambini, invece, vivono o assistono quotidianamente a episodi di violenza verbale o fisica, in classe e nei luoghi ricreativi.
Sono temi caldissimi, quelli del bullismo, i comportamenti aggressivi, anche psicologici, perpetrati nei confronti di chi fatica a difendersi, e del cyberbullismo, gli atti violenti compiuti utilizzando strumenti telematici. Massimiliano Bazzana e Martina Boldarin, attori della Compagnia teatrale Artivarti di Portogruaro, hanno affrontato l’argomento scrivendo e interpretando lo spettacolo “Bulli di sapone”, attraverso la storia del bullo Andrea (Bazzana) e della vittima Paola (Boldarin). Il progetto è nato nel 2014 e da allora ha raggiunto più volte diversi teatri della regione Friuli Venezia Giulia.
«Lo spettacolo – spiega Boldarin – è stato commissionato dall’Ambito del Comune di Latisana e fa parte del progetto “Uscite di sicurezza” di prevenzione al bullismo e al cyberbullismo. Negli anni, “Bulli di sapone” ha riscontrato l’interesse di diverse scuole e così lo abbiamo portato in giro separatamente, anche a Trieste, dove è andato in scena a novembre scorso al Teatro Bobbio, di fronte a più di 700 studenti».
L’iniziativa triestina è stata realizzata grazie alle attività promosse dal Gruppo Buone pratiche contro la pedofilia, di cui il Comune di Trieste è capofila (Area Servizi Politiche sociali) in sinergia con la Polizia locale, l’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste (Asuits), il Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca (Miur), l’Ufficio scolastico regionale, l’Irccs Burlo Garofolo, l’Ufficio Servizio sociale minorenni, il Goap – Gruppo operatrici antiviolenza e progetti, il Comune di Muggia e quello di Duino Aurisina.
«Dal 2014 – racconta Bazzana, che si è occupato anche della regia – abbiamo raccolto una risposta molto forte da parte dei ragazzi. È uno spettacolo “di parola” che ha un suo bioritmo e cattura l’attenzione».
Alla fine di ogni replica, gli attori si fermano a parlare con gli studenti. «Nel 99 per cento dei casi – continua Bazzana – qualcuno pone una domanda che nasconde un disagio. Altre volte – aggiunge – , capita che uno dei giovanissimi ammetta di essere una vittima».
Tra i momenti più forti dello spettacolo, c’è una scena in cui il bullo aggredisce la vittima. «In molti dalla platea, a quel punto, incitano alla violenza – continua Bazzana – ma lo fanno anche quando, alla fine, la vittima “rimette a posto” il bullo e ha la meglio. Su questo li facciamo riflettere molto perché sono caratteristiche umane, quelle di prendere la parte del più forte, ma l’atto di violenza ha conseguenze gravi».
Nello spettacolo, Martina Boldarin interpreta in un monologo Amanda Todd, la quindicenne canadese che nel 2012 raccontò la sua storia di vittima di bullismo con un video su YouTube, diventato poi virale.
«Quando, alla fine, si capisce che Amanda si è uccisa, in sala cala il silenzio e anche chi fa lo sciocco viene zittito dai compagni», conclude Bazzana. —
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