Cabinovia di Trieste, dieci giorni per decidere il futuro: Dipiazza riunisce i partiti di centrodestra
Mozione di opposizione in Aula il 9 marzo. Il sindaco: «Decideremo prima». Ma per chiudere l’iter va sciolto il nodo penali

Perseverare nonostante i tanti ostacoli, tentare di realizzarne solo un pezzo o rinunciare, una volta per tutte. Nei prossimi dieci giorni Roberto Dipiazza incontrerà i partiti del suo centrodestra, le avvocature, i dirigenti e il direttore generale per tirare una linea definitiva sulla cabinovia.
Il progetto più discusso del suo ultimo mandato da sindaco, da lui sempre fortemente voluto ma ormai abbandonato da un pezzo dopo l’altro della sua maggioranza: la stessa che negli ultimi sei anni ha più volte sostenuto l’impianto a fune nelle sedi istituzionali e davanti alle telecamere, ma che ora sembra desistere dinanzi al rischio che la vicenda possa comprometterne la vittoria nelle prossime amministrative.
I permessi ambientali azzerati dal Tar, i ricorsi al Consiglio di Stato, il bilancio comunale bloccato e la scure delle penali da versare a Leitner: tutti fattori che andranno soppesati per arrivare a una scelta non più rimandabile e che, afferma Dipiazza, dovrà essere presa da tutti gli alleati, senza screzi. «Riunirò partito per partito: decideremo prima del prossimo Consiglio comunale», è dritto il sindaco, che a distanza riceve l’appoggio di Massimiliano Fedriga: «Affiancheremo il Comune».
La mozione in Consiglio comunale
Il termine è quello di lunedì 9 marzo, quando l’Aula si riunirà per discutere la mozione promossa da tutta l’opposizione per impegnare il primo cittadino e la sua giunta a sospendere definitivamente l’iter della cabinovia. Mozione che fino a una settimana fa mai e poi mai il centrodestra avrebbe acconsentito anche solo di accennare, e che nella prossima seduta verrà invece discussa addirittura con urgenza, come concordato nell’ultima conferenza dei capigruppo da una maggioranza come mai divisa.
La maggioranza divisa: cosa è successo?
Cosa è accaduto? Messa ai voti l’urgenza, i partiti di maggioranza hanno fatto ping pong di responsabilità: al sì del centrosinistra si è opposto il no telefonato di Forza Italia con Lista Dipiazza, Idea Giuliana e Salvatore Porro di Futuro Nazionale – proprio le forze politiche che negli ultimi giorni avevano invocato uno stop al progetto, ma che non per questo la darebbero vinta all’opposizione – ma, alla fine, la richiesta è passata con l’astensione a sorpresa (ma fino a un certo punto) di Fratelli d’Italia e Lega, gli unici a non essersi ancora espressi sull’ipotesi di fermare tutto.
Il piano è studiato a puntino: costringere Forza Italia a esporsi direttamente in Aula, e ammettere platealmente o meno il dietrofront sulla cabinovia sbandierato sul Piccolo una settimana fa («È arrivata l’ora di cominciare a pensare alla parola fine», avevano detto i forzisti), senza il minimo avviso al resto della coalizione, già furente per il recente scontro sull’asilo di Roiano. Forza Italia si farà carico politico del fallimento dell’impianto a fune, o passerà per incoerente, come vorrebbero patrioti e leghisti?
La posizione di Forza Italia
«Forza Italia non si presta a giochetti», il segretario provinciale e capogruppo azzurro Alberto Polacco l’ha detto chiaro e tondo, ribadendo la volontà del partito affinché una decisione finale sulla cabinovia arrivi dal sindaco (e non di certo da una mozione a prima firma del dem Francesco Russo), senza per questo rimangiarsi niente.
«L’amministrare – commenta il forzista – non deve essere basato sull’improvvisazione: si fanno le scelte, talvolta con qualche mal di pancia, ma nell’interesse della collettività, e quando ci si rende conto di insorte difficoltà serve avere il coraggio di mutare il percorso, anche a costo di innestare la retromarcia. Sulla cabinovia Forza Italia ha preso atto delle problematiche sorte e, senza timori, ha detto e dice chiaramente stop».
Ciò premesso, «anche fermarsi potrebbe avere un costo economico, e ciò va evitato: ecco perché – precisa Polacco – chiudere non va fatto con mozioni urgenti improvvisate, bensì con atti ponderati con attenzione e su solide basi giuridiche».
Nodo fondi e dubbi tra Lega e Fdi
Nessun commento dai gruppi comunali di Fratelli d’Italia e Lega, neanche ieri, ma non è un mistero che, anche di là, da tempo vi siano perplessità all’idea di perseverare con un progetto tuttora in balia di fondi incerti: i 48,8 milioni promessi e ripromessi da Matteo Salvini in cambio del Pnrr sono ancora pianificati in rate tra il 2027 e il 2034, costringendo il Comune, lo scorso dicembre, ad anticipare parte dei fondi (con una variazione di bilancio, peraltro, già all’epoca disertata da Forza Italia).
Su questo Dipiazza era stato chiaro («Se ho i soldi faccio la cabinovia, se non ho i soldi ci fermiamo», aveva garantito) e con lui il resto della destra. Il segretario comunale di FdI Claudio Giacomelli giorni fa ha ribadito a Telequattro che l’impianto a fune non dovrà essere pagato dai triestini, e l’assessore leghista al Bilancio Everest Bertoli ha più volte precisato che quella misura sarebbe stata temporanea, in attesa di un “imminente” decreto ministeriale che avrebbe rimodulato i fondi «tra gennaio e febbraio»: «Abbiamo detto che la cabinovia non la pagheranno i triestini e intendo mantenere l’impegno, qualora si dovesse andare avanti», aveva dichiarato a suo tempo; ma febbraio finisce oggi e, a quanto è noto al Piccolo, i fondi sono ancora previsti a rate. L’astensione all’urgenza, in ogni caso, oggi sposta la responsabilità sugli azzurri.
Sostegno da Fedriga, Dipiazza stringe
A parlare ieri è stato solo il presidente Fedriga, con poche e misurate parole strappate a margine dell’apertura dell’anno giudiziario del Tar: «Proseguiamo come abbiamo iniziato, affiancando il Comune – così il governatore – rispetto a ogni proposta che ci ha fatto o ci farà». La scelta finale starà quindi al sindaco, che nei prossimi giorni riunirà gli alleati per trarre una sintesi.
Li incontrerà face to face, partito per partito, così da arrivare al 9 marzo con una linea comune ed evitare di scannarsi direttamente in Aula sulla mozione del centrosinistra. «Decideremo prima di arrivare in Consiglio comunale: la decisione sulla cabinovia verrà presa dal centrodestra, in modo compatto», afferma Dipiazza.
Le tre opzioni e il rischio penali
Le opzioni tra cui scegliere non sono molte: andare avanti con il progetto originale sperando nelle pronunce del Consiglio di Stato, in alternativa tentare di realizzare il solo tratto orizzontale sul Porto Vecchio o, come invocato da sempre più esponenti di centrodestra, archiviare definitivamente il progetto prima di tuffarsi in campagna elettorale, per quanto ciò potrebbe a sua volta esporre l’amministrazione comunale al rischio di danno erariale e di eventuali penali da versare a Leitner.
A quel punto ci si potrebbe però svincolare invocando l’articolo 9 del capitolato d’appalto sottoscritto con la ditta altoatesina: qualora non fosse più possibile procedere con la progettazione esecutiva (ad esempio per improcedibilità della variante urbanistica, come in questo caso) in linea di principio il Comune potrebbe infatti decidere di fermare l’iter e rescindere il contratto, senza pagare le penali.
Resterebbe il milione e mezzo già speso nella progettazione, in ogni caso molto meno di una parcella che potrebbe sfiorare gli otto milioni. —
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