Caccia all’anti-Tondo La Serracchiani: «Non delego la scelta»

di Marco Ballico
TRIESTE
Gianfranco Moretton (fuga in avanti) si fa candidare a un incontro pubblico dal senatore Flavio Pertoldi. Debora Serracchiani (paletta alzata) dice “no” alle ambizioni personali e assicura che sarà lei a garantire la scelta, «nel rispetto delle regole», del candidato «più adeguato». Giorgio Brandolin (colpo di scena) sembra sul punto di candidarsi pure lui, ma smentisce e lancia Sergio Bolzonello. Rifondazione comunista (avvertimento preventivo) vede una parte del Pd che apre all’Udc e si scandalizza. Sel (sicurezza) non ha dubbi: «Il centrosinistra farà la sua parte». L’Idv (attenzione, ci siamo anche noi) lancia il suo sasso: «Serve un nuovo Illy». È una sindrome quinquennale che, stavolta, colpisce anche il centrosinistra. Quattro anni fa Intesa democratica osservava gli affanni di un centrodestra alla caccia dell’anti-Illy, oggi invece mal di pancia e incertezze sono anche democratici. Manca un anno e qualche mese alle regionali e Renzo Tondo, che pure ha i suoi guai da risolvere, attende di conoscere lo sfidante. Probabile debba aspettare a lungo. Come immaginare che il Pd diviso a Roma come a Trieste, una sinistra “spacchettata” e i dipietristi in salsa friul-giuliana riescano a trovare magicamente la quadra in tempi brevi? A dire il vero, il centrosinistra deve ancora stabilire i confini dell’alleanza. E poi costruire un programma che tenga dal centro cattolico alla sinistra estrema: problema non nuovo. Fatto sta che dove c’era Illy a fare da collante ora c’è un punto di domanda grande così. Moretton, candidato da Pertoldi, ha detto l’altro giorno al Piccolo: «Devo sciogliere la riserva, ma le parole di un senatore hanno un peso». Serracchiani, che illustrerà tra qualche giorno, dopo un esame assieme a Pierluigi Bersani, i risultati di un sondaggio da cui emergerebbero più frecce (leggi candidati) in grado di colpire Tondo, senza entrare nel merito dell’intervista del capogruppo, spiega: «Il Pd non è ossessionato come il centrodestra dalla caccia alla leadership, anche perché siamo convinti che la sfida non sarà tra un nome o l’altro: tempi finiti con il tramonto di Berlusconi». E ancora: «Ci misureremo su idee e proposte per il futuro del Fvg, una regione che va rinnovata per le sfide di oggi, non per mantenere antichi e dannosi assetti di potere». I tempi? «Nessuna fretta di rincorrere i nomi anche perché il quadro politico nazionale avrà un’influenza importante – prosegue il segretario del Pd –, e questo quadro deve ancora definirsi: la Lega regionale è in attesa di ordini da Roma e che Tondo sia ricandidato da tutto il centrodestra è ancora solo una sua speranza». Poi, però, l’altolà e i paletti: «Nel Pd ci sono alcuni esponenti che possono avere ambizioni personali, ma io non intendo delegare la mia responsabilità di direzione politica del partito e sarò garante che, nel rispetto delle regole e degli organi interni, il nostro candidato sia il più adeguato per far vincere l’idea del Pd di una regione nuova e competitiva, sganciata dalle pastoie dei veti e degli interessi trasversali». Poi c’è la sinistra. Giulio Lauri (Sel) boccia la via dei sondaggi, si tira fuori dai «personalismi» del Pd e assicura che «con le primarie i cittadini sceglieranno il migliore candidato e il programma più efficace per fronteggiare la crisi». Rc, a sua volta, parla di programma «prima del candidato». E, con Roberto Antonaz, va giù duro: «L’apertura di credito del Pd verso un futuro coinvolgimento dell’Udc risulta priva di discernimento. Non si può pensare di coinvolgere forze politiche che hanno sostenuto fino all’ultimo minuto le peggiori nefandezze della giunta Tondo. Lascia pure il tempo che trova il balletto di autocandidature e di sondaggi misteriosi a cui assistiamo». Non mancano veleni nemmeno dall’Idv: «Il Pd farebbe meglio a farsi aiutare dagli alleati a trovare un candidato», dice Alessandro Corazza. Un identikit? «Premesso che prima servono programma e alleanza, ci vorrebbe uno alla Illy. Honsell potrebbe andare, non certo un personaggio da prima Repubblica. Non parlo solo di Moretton, ma anche di Bolzonello, già assessore al Bilancio della giunta Cardin».
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