Campo celeste, eredità contesa

Spunta una lettera in cui Spolverini affidava la gestione a una donna. Il figlio Daniele: non è vero
Di Franco Femia
Bumbaca Gorizia Campo di Farra, Vittorio Spolverini
Bumbaca Gorizia Campo di Farra, Vittorio Spolverini

Non siamo ancora alle carte bollate, ma poco ci manca. L’eredità “spirituale” di Vittorio Spolverini, il veggente che sosteneva di vedere la Madonna e morto il 31 maggio a Viterbo dopo una lunga malattia, comincia a lasciare strascichi polemici e c’è già chi avanza la paternità di quest’eredità. C’è una lettera, datata 18 gennaio 2009, che Spolverini ha consegnato a Maria Antonietta Puntillo, una delle fedelissime che frequentava il “prato”. In questa lettera il “veggente” esprime la volontà che sia la donna a proseguire nella sua opera. È la stessa Puntillo che ci fornisce copia di questa lettera dichiarando di averla ricevuta «alla presenza di alcuni testimoni, in busta chiusa e firmata dallo stesso Spolverini traversalmente dicendomi di non aprirla fino alla sua morte».

Cosa dice questa lettera, scritta su carta intestata “Consolatrice degli afflitti-Prato celeste Gorizia” e con tanto di timbro in calce allo scritto? «Dopo essere stato molti giorni in preghiera e aver molto meditato - scriveva Vittorio - sono giunto nella determinazione che la persona che dovrà gestire il prato celeste e quanto in esso contenuto sia la signora Maria Antonietta Puntillo».

Ma il figlio di Vittorio Spolverini, Daniele, prende le distanze. «Ho avuto notizia di questa lettera, che ho anche letto - dice -, ma sono anche in possesso di un video, girato recentemente, in cui mio padre sconfessa sostanzialmente quella lettera».

Dunque, il campo della apparizioni lungo la Mainizza resterà ancora chiuso? «Assolutamente sì - dichiara Daniele Spolverini -. Nessuno è autorizzato ad aprirlo. Dobbiamo capire bene quali siano state le vere volontà di mio padre, poi vedremo se ci saranno le condizioni per riaprire il cancello. Per il momento nessuno è autorizzato ad entrarvi».

La Puntillo comunque non mette in discussione la proprietà: «Vittorio ha lasciato degli eredi quali la moglie e i figli e qualsiasi decisione in merito spetterà a loro», ma ribadisce che il “veggente” voleva che «questo luogo, che spesso chiamava un angolo di paradiso in terra, continuasse a essere per tutti i fedeli, nessuno escluso. Voleva che accoglisse con amore ogni fratello che vi entrava, per pregare, perché questo luogo è stato voluto dal Cielo e non dagli uomini».

Il “prato celeste” è chiuso dallo scorso 8 dicembre quando, con Vittorio ormai gravemente ammalato e impossibilitato a muoversi, il figlio Daniele comunicò la sua chiusura a quanti erano presenti. «Ci disse - afferma la Puntillo - che chi avrebbe voluto pregare, poteva farlo fuori, sulla strada, davanti al cancello chiuso». Ma lo stradone della Mainizza è trafficato e pericoloso e così il gruppo dei fedelissimi - molti vengono dalla Lombardia come la Puntillo - ha preferito recarsi nel luogo sulle sponde dell’Isonzo dove a Vittorio sarebbe apparsa per la prima volta la Madonna il 19 settembre di 24 anni fa. È chiaro che l’obiettivo è di ritornare all’interno del “prato” dove l’erba comincia a crescere alta e il silenzio è diventato il padrone assoluto.

«Nessuno vuole usurpare nulla - afferma la Puntillo - tantomeno la memoria del nostro caro Vittorio che rimarrà viva e indelebile nei cuori di quanti gli hanno voluto veramente bene, e per il “lombardo” come viene chiamato da Daniele, egli non vuole assolutamente prendere il posto di Vittorio: saranno i fatti a smentire o avvalorare le parole di Daniele».

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