Cantiere Scoglio Olivi, pronto il piano di rilancio dell’attività

Nel progetto definito dalla curatrice fallimentare la nascita di una nuova società e la subconcessione della porzione di area produttiva che verrebbe dismessa

Pola. Si ravviva la speranza di un salvataggio in extremis del cantiere navalmeccanico Scoglio Olivi di Pola. La curatrice fallimentare Marija Ruzić ha definito infatti il piano di rilancio dell’attività, secondo il compito che il Tribunale amministrativo di Pisino le ha affidato, scegliendo questa opzione invece che quella di decidere per la liquidazione dello stabilimento. Entro un mese il progetto sarà sottoposto all’attenzione dei creditori, mentre la parola definitiva spetterà al governo croato. Il disco verde da parte di Zagabria appare per altro pressoché scontato, stando almeno alle recenti dichiarazioni del premier Andrej Plenković e del ministro dell’economia Darko Horvat in merito all’appoggio a quello che si presenti come un piano di sviluppo sostenibile del cantiere. E non dovrebbe mancare nemmeno il sostegno dei creditori, che nel corso dell’assemblea tenuta circa un mese fa si erano espressi in termini favorevoli.

Allo stabilimento istriano potrebbe essere concessa dunque un’ultima chance, così come è avvenuto nei mesi scorsi per il cantiere 3 Maggio di Fiume, anch’esso facente parte del Gruppo Uljanik

Ma quali sono i contenuti del piano? Innanzitutto - come ha anticipato il quotidiano istriano Glas Istre - la società madre, la Uljanik spa, verrebbe liquidata. A portare avanti l’attività cantieristica ci sarebbe una nuova società, la Uljanik Brodogradnja 1856, che nella prima fase assumerebbe 450 operai. Per la ripresa del processo produttivo sarebbero necessari una cinquantina di milioni di euro, per i quali verrebbe acceso un mutuo con le garanzie bancarie concesse da Zagabria.

Se tutto dovesse filare per il verso giusto, lo stabilimento di Scoglio Olivi potrebbe rimettersi in moto in tempi relativamente brevi, calcolati suppergiù nell’aprile del prossimo anno. Il primo compito della maestranze sarebbe quello di ultimare la costruzione di una nave per il trasporto di bestiame commissionata da un armatore del Kuwait. Sul registro delle commesse potrebbero poi finire altre navi per crociere polari, da realizzare sempre per conto dello stesso armatore australiano per il quale il cantiere di Pola ne ha cotruita una.

La nuova società potrebbe contare anche su altre fonti di reddito, oltre a quella derivata dalla cantieristica: si tratta dei proventi della subconcessione dell’area sulla quale opera lo stabilimento navalmeccanico, visto che comunque sarebbe attuato un ridimensionamento dell’attività che renderebbe inutilizzati ampi spazi. Anche in questo caso c’e’ bisogno del disco verde del governo, in riferimento al contratto di concessione della durata di trent’anni firmato nel 2011 con l’allora direzione del Gruppo Uljanik, come all’epoca si chiamava la compagnia.

Ricordiamo che nel maggio scorso, con l’avvio del procedimento di bancarotta nello stabilimento polese, 1.200 operai erano stati licenziati. Parte di essi nel frattempo ha trovato un’occupazione di ripiego, altri sono partiti per l’estero in cerca di altre sistemazioni, mentre i più anziani hanno cercato di ricorrere al pensionamento anticipato. Rimane da vedere ora in quanti saranno interessati a un eventuale rientro in Scoglio Olivi. —

P.R.

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