Casa, lavoro e divorzi le “frontiere” della povertà

L’assessore Giuliana Garimberti vede in media ogni giorno almeno sei persone, tra uomini donne, anziani e giovani. Tutti seguiti dai Servizi sociali

Le persone in difficoltà a Monfalcone non mancano. L’assessore ai Servizi ai cittadini Giuliana Garimberti in media vede ogni giorno almeno 6 tra uomini e donne, anziani e giovani, alle prese con sfratti, mancanza di lavoro, impoverimento da divorzio. «Tutti vengono inviati al Servizio sociale, in grado di trovare la strada giusta per fornire una risposta, anche a fronte, però, di quanto siamo riusciti a costruire in questi due anni, ad esempio sul fronte abitativo», afferma l’assessore. Dallo scorso anno l’amministrazione ha iniziato a utilizzare, d’intesa con Ater, gestore anche del patrimonio immobiliare dell’ente locale, una piccola percentuale degli alloggi di sua proprietà per fornire una soluzione immediata, o quasi, a casi di emergenza. Sono due appartamenti da 4 posti letto e due alloggi da due posti, tutti a Panzano, in cui stanno trovando sistemazione 12 persone, tra uomini soli e donne con figli. «Per tutti si tratta di accettare una condivisione degli spazi – spiega l’assessore –, che all’inizio frena qualcuno, ma poi spesso si rivela un’occasione per aiutarsi e re-imparare a collaborare».

La strategia utilizzata dall’ente, quella di utilizzare appieno gli spazi a disposizione, è utile anche a fare in modo che la permanenza sia definita nel tempo, garantendo una rotazione e la possibilità di aiutare nuove persone in difficoltà. «Tutte le persone accolte sono comunque affiancate da un progetto dei Servizi sociali, finalizzato a far loro riconquistare la piena autonomia», aggiunge l’assessore, che non nasconde tuttavia come la questione casa rimanga pressante, assieme a quella del lavoro. «Gli affitti sono spesso insostenibili per i redditi più bassi – sottolinea –. Molte delle persone che si rivolgono a me sono sotto sfratto. Speriamo che a giugno Ater emetta il nuovo bando e ci sia la possibilità per i monfalconesi in difficoltà di avere una risposta». Un’altra fetta consistente di chi chiede aiuto è rappresentata da uomini che pure lavorano, ma sono alle prese con gli effetti economici di un divorzio.

«L’altro tema è la perdita del lavoro, soprattutto per chi ha ormai una certa età», prosegue Garimberti, ricordando come il Comune ha più che raddoppiato quest’anno il progetto “Dignità e lavoro ai monfalconesi”. Le persone impiegate dall’ente, già a partire dalla metà di marzo, nei propri servizi, per un massimo di 30 ore alla settimana e un’indennità mensile di 500 euro, sono 25. I beneficiari sono stati in ogni caso selezionati in base al numero di anni di disoccupazione, all’età anagrafica (sono privilegiati i più anziani) e al numero di componenti del nucleo famigliare. «Va detto che metà dei beneficiari sono donne», sottolinea Garimberti.

In città rimane inoltre sempre attivo in via Natisone un servizio di Ambito socioassistenziale che garantisce la possibilità di consumare un pasto caldo, lavarsi e fare la lavatrice. In media gli utenti in questi anni sono sempre stati una ventina al giorno e tutti uomini.–

La. Bl.

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