Caso Trieste, Calderoli presenta un esposto per le parole del procuratore De Nicolo sul referendum

TRIESTE "Questa mattina ho inoltrato un esposto indirizzato al Ministro della Giustizia e al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione in relazione alle gravi affermazioni pronunciate ieri dal procuratore capo di Trieste, Antonio De Nicolo, il quale commentando le 38 misure cautelari seguenti ad un sequestro di 4,3 tonnellate di cocaina, ha affermato testualmente che se passasse il referendum sulla giustizia 'questi arresti non si potrebbero più fare e gli arrestati andrebbero rimessi in libertà', perché 'questa è la norma che si intende abrogare'".
Lo afferma il senatore della Lega Roberto Calderoli che ritiene l'accaduto "di una gravità inaudita, perché proveniente da un alto rappresentante della magistratura, nell'esercizio delle sue funzioni da cui è arrivato un messaggio fuorviante a cinque giorni dalla consultazione referendaria".
"Siamo di fronte ad una fake news - aggiunge - dato che la norma in questione resta applicabile ai casi di criminalità organizzata, come quello su cui si è espresso il procuratore capo di Trieste".
Nell'esposto - spiega il parlamentare - chiedo di valutare la sussistenza degli estremi per la promozione dell'azione disciplinare nei confronti del Dott. De Nicolo, con riferimento, tra l'altro, alla disposizione di cui all'art. 3, comma 1, lett. i) del d. lgs. n. 109/2006 (così come modificato dalla l. 24 ottobre 2006, n. 269), la quale com'è noto, configura l'illecito disciplinare consistente nell'"uso strumentale della qualità che, per la posizione del magistrato o per le modalità di realizzazione, e' diretto a condizionare l'esercizio di funzioni costituzionalmente previste".
De Nicolo nel corso della conferenza stampa aveva detto che «se passasse il referendum, questi arresti (relativi alla maxi operazione antidroga, ndr) non si potrebbero più fare: gli arrestati dovrebbero essere messi in libertà con tante scuse del popolo italiano». E ancora, più nel merito della questione: «Le misure cautelari cadrebbero tutte. Reati come il traffico di droga, a prescindere dalle quantità anche mostruose, non vengono eseguiti in violenza alla persona e quindi ricadrebbero nell'alveo abrogativo del referendum».
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